Tignanello, Sassicaia, Monfortino e Gaja: i top lot in asta da Wannenes (2-3 dicembre)

Fonte: WineNews

I big d’Italia e Francia nel catalogo della casa d’aste (il reparto Wine & Spirits è seguito da Gelasio Gaetani d’Aragona), insieme al “Gambero Rosso”

Una rarissima Balthazar (12 litri) di Tignanello 2015 di Antinori, stimata tra i 5.000 ed i 7.000 euro, 6 bottiglie di Chateau Petrus 1985 (5.000/7.000 euro), una verticale di Sassicaia della Tenuta San Guido (1994-2014), stimata tra 3.800 e 4.200 euro, 6 bottiglie di Barolo Monfortino Riserva 2013 di Giacomo Conterno, tra 3.500 e 4.500 euro, una doppia magnum quotata tra 3.200 e 3.800 euro, passando per un lotto dei grandi vini di Gaja, annata 2014 (12 bottiglie tra Sorì San Lorenzo, Sorì Tildin e Costa Russi), con una stima tra 3.200 e 3.800 euro: sono alcuni dei top lot dell’asta “Wine & Spirits”, che andrà in scena il 2-3 dicembre, firmata dalla casa d’aste Wannenes, insieme al Gambero Rosso (con offerte esclusivamente via internet, per corrispondenza, mail e telefono).
Con tanti grandi nomi del vino italiano in catalogo, da Ornellaia a Montevertine, da Ferrari a San Leonardo, da Masseto a Casanova di Neri, da Dal Forno a Quintarelli, da Soldera a Biondi Santi, da Bruno Giacosa a Roberto Voerzio, da Valentini a Masciarelli, da Ceretto a Sandrone, da Conti Costanti ad Altesino, da Bertani a Castello Banfi, da Serramarrocco a Passopisciaro, da Rocca di Frassinello a Vietti, da Bartolo Mascarello ad Elio Altare, per citare alcuni nomi, passando per i grandi di Francia, come Château d’Yquem, Château Latour, Château Lafite Rothschild e Château Mouton Rothschild, con vecchie ed importanti annate, passando per rarità di Champagne di maison, come Dom Perignon, Louis Roederer e Ruinart, tra le altre.
Per i distillati spiccano una bottiglia d Bowmore del 1957 38 years old e una bottiglia del 1963 – 30 years old Anniversary, entrambe stimate tra 5.000 e 7.000 euro.
“Questo catalogo è una straordinaria occasione per conoscere la varietà del vino italiano. Una selezione ampia e quasi provocatoria nella sua volontà di esaltare la vitalità e la fantasia dell’enologia italiana e internazionale. Infine, il meglio di champagne, rum, grappe e whishy, che avvicineranno i grandi collezionisti ad autentiche rarità del variegato mondo dei distillati”, ha commentato Gelasio Gaetani d’Aragona, responsabile del Dipartimento Wine & Spirits di Wannenes.
“Sfogliando il catalogo della prossima asta promossa da Wannenes sembra di ripercorrere la storia della più importante tradizione vitivinicola italiana, che il Gambero Rosso, in oltre 30 anni di edizioni di Vini d’Italia, ha sempre raccontato in maniera puntuale. Sono molti i vini premiati con i nostri Tre Bicchieri – ha aggiunto Marco Sabellico, curatore della guida Vini d’Italia del Gambero Rosso – un vero e proprio attestato di qualità che rappresenta una certezza anche per i numerosi buyers internazionali che partecipano alle vendite di questo genere. La partnership con Wannenes, in questo momento storico particolarmente complesso per il mondo del vino, è un’ulteriore azione da parte nostra verso la promozione e la valorizzazione di uno dei nostri patrimoni più prestigiosi”.

Quojane di Serramarrocco Terre siciliane IGP 2016, l’amore per la Sicilia in un calice di pura poesia

Fonte: Luigi Marchioni – https://winewinery.home.blog/

“Il meglio del vivere sta in un lavoro che piace e in un amore felice” (Umberto Saba). Quella del “Quojane di Serramarrocco” non è soltanto la storia di un vino, ma il racconto di una scelta di vita, la testimonianza di un legame profondo con la Sicilia e la sua terra senza eguali. Marco di Serramarrocco, discendente diretto di quel Don Giovanni Antonio Marrocco y Orioles che nel 1624 ebbe in dono dal re Filippo IV di Spagna la Baronia e il feudo reale che ancora oggi conosciamo per le sue vigne, quell’amore e quel lavoro li ha sentiti profondamente. A tal punto da decidere di abbandonare una sicura carriera nei Lloids di Londra per scrivere una nuova pagina nella storia della sua famiglia. “Il vino è la mia isteria – trovo scritto in un’intervista a Gambero Rosso di qualche anno fa – quello che voglio mettere nella bottiglia è la somma dei desideri e delle ferite, dei ricordi e della realtà” (Marco di Serramarrocco).

Con un intento del genere è facile capire come parlare del Quojane, così come di un qualunque altro vino della Serramarrocco, è affondare a piene mani nell’orgoglio e nella tenace volontà di una stirpe di sangue blu, capace di portare avanti un progetto vocato all’eccellenza e alla dedizione totali.

Siamo sulla costa occidentale dell’isola, Erice è a un tiro di schioppo, poco più. I ruderi del baglio di Serramarrocco dominano l’intera azienda, la cui vista mozzafiato si spinge fino alle Egadi e al bosco della Montagna Grande. Qui i venti marini soffiano con sagace persistenza, mitigando il clima e favorendo un terroir in grado di dar vita a prodotti unici.

Come per il Quojane Bianco Terre siciliane IGP 2016, uno zibibbo secco in purezza davvero particolare. Il nome del vino è la trasposizione dialettale del termine “poiana”, il rapace che nidifica ogni anno fra i filari della vigna detta, appunto, delle Quojane.

Già il colore ci sorprende col suo giallo paglierino carico dagli intensi riflessi dorati e sfumature color rame. Un vino dalla consistenza piena e generosa, limpido, trasparente e piacevolmente scorrevole.

I profumi che sprigiona sono invece molteplici e complessi, difficile credere che possano essere contenuti tutti in una bordolese da 0,75! C’è sicuramente l’impronta dello zibibbo, vitigno aromatico, qui gestito molto bene in maniera tale da renderlo composto e gradevole, senza eccessive ridondanze olfattive o sbavature di qualunque tipo. C’è l’agrume, forte e pieno coi suoi fiori di zagara, c’è la frutta candita, ci sono note lampanti di miele, pesche noce e un dolce floreale di gelsomino. Chiude il balsamo della mentuccia che rinfresca e conforta le narici.

“…io mi posseggo e piego alle tue acque a bermi il cielo, fuga soave d’alberi e d’abissi” (Autunno, Salvatore Quasimodo). Sul palato scopriamo un vino bianco dalla bella struttura generale, di corpo, caldo e morbido. Tornano gli aromi percepiti al naso, adesso fusi insieme e sostenuti da un’acidità misurata così come da una mineralità pimpante e vivace. Il finale chiude lungo con note di mandorla, il tutto nel segno della classe e della finezza allo stato puro.

Uno zibibbo secco di difficile imitazione, da accompagnare a piatti di pesce grigliato o crostacei, ma soprattutto alla lettura di di versi indimenticabili come quelli di Umberto Saba o Salvatore Quasimodo. Magari all’ombra di un palmizio di fronte a uno di quei tramonti indimenticabili che solo la Sicilia è in grado di regalare, e nelle orecchie Rain di Ryuchi Sakamoto…

BIBENDA, CA' DEL BOSCO, FONDAZIONE ITALIANA SOMMELIER, GAJA, vino, Italia

“Bibenda 2021”: Gaja (6 etichette) e Cà del Bosco (4) le singole cantine al top

Fonte: WineNews

Nella guida della Fondazione Italiana Sommelier (Fis) di Franco Ricci tante conferme ma anche la grande fotografia di un’Italia del vino che cresce

BIBENDA, CA' DEL BOSCO, FONDAZIONE ITALIANA SOMMELIER, GAJA, vino, Italia

Franco Ricci, alla guida di Fondazione Italiana Sommelier (Fis) e Bibenda

Secondo la guida Bibenda 2021 della Fondazione Italiana Sommelier (Fis), guidata da Franco Ricci (disponibile dal 30 novembre), i grandi “maestri”, tra i produttori, restano nomi che hanno segnato la storia del vino italiano come Angelo Gaja, che con la sua cantina Gaja di Barbaresco mette insieme 6 etichette premiate con “5 Grappoli” (Barbaresco Sorì San Lorenzo 2017, Barbaresco Sorì Tildin 2017, Barolo Sperss 2016, Barbaresco Costa Russi 2017, Barbaresco 2017, Langhe Chardonnay Gaia & Rey 2018), e Maurizio Zanella, che con la sua creatura Cà del Bosco, riferimento del Franciacorta (oggi sotto il cappello del Gruppo Santa Margherita), ne colleziona 4 (Franciacorta Dosage Zéro Cuvée Annamaria Clementi 2010, Franciacorta Extra Brut Rosé Cuvée Annamaria Clementi 2010, Franciacorta Dosage Zéro Noir Vintage Collection 2011 e Il Merlot 2011), insieme ad altre grandi cantine premiate con tre “5 grappoli”, come Bruno Giacosa (Barolo Falletto Vigna Le Rocche Riserva 2014, Barolo Falletto 2016, Barbaresco Asili 2017), Giacomo Conterno (Barolo Monfortino Riserva 2014, Barolo Arione 2016, Barolo Francia 2016) e La Spinetta (Barbaresco Campè 2016, Barbaresco Starderi Riserva 2009 e Barbaresco Valeirano Riserva 2009) dal Piemonte, o come Cantina di Terlano (Alto Adige Terlano Pinot Bianco Rarity Cuvée 2007, Alto Adige Terlaner Primo Grande Cuvée 2017 e Alto Adige terlaner Nova Domus Cuvée Riserva 2017), Cantina Tramin (Alto Adige Gewürztraminer Spätlese Epokale 2013, Alto Adige Bianco Stoan 2018 e Alto Adige Chardonnay Troy Riserva 2017) e San Michele Appiano (Alto Adige Bianco Appius 2015, Alto Adige Pinot Nero The Wine Collection Riserva 2016 e Alto Adige Sauvignon The Wine Collection 2016) dall’Alto Adige, scendendo al Sud, con Valentini (Montepulciano d’Abruzzo 2015, Trebbiano d’Abruzzo 2016 e Cerasuolo d’Abruzzo 2019) in Abruzzo e Tasca d’Almerita (Didyme 2019, Sicilia Contea di Sclafani Rosso del Conte 2016 e Etna Rosso Contrada Sciaranuova Vigna Vecchia 2017) in Sicilia. Ma tra in tanti “5 Grappoli”, tra tante conferme anche tra i territori più premiati (dalle Langhe a Montalcino, dalla Valpolicella al Chianti Classico, dalle Marche del Verdicchio all’Etna, per citare solo quelli con più premi), emerge un’Italia del vino che cresce in qualità, in tanti territori che cercano nuova luce, anche grazie al lavoro di tanti giovani aziende e produttori.
Un’Italia del vino che si muove, insieme a tutta l’enogastronomia, come racconta la stessa Bibenda 2021, che, da anni, mette in guida anche le migliori grappe e i migliori oli, oltre ai migliori ristoranti del Belpaese, che, di questi prodotti, poi, sono l’approdo naturale. Una guida, Bibenda 2021, che racconta anche alcune curiosità, come i “5 Grappoli” al debutto come produttore per il senatore Dario Stefàno, con il suo rosato di Puglia Tacco Rosa 2019, o l’eccellenza di tante griffe del vino italiano come produttrici di grappa (insieme a nomi storici del settore come Nonino, Nannoni, Berta, Segnana, oggi della famiglia Lunelli, per fare solo degli esempi), da Nord a Sud del Paese, con nomi come Donnafugata e Masciarelli, Fonterutoli e Carpenè Malvolti, Bortolomiol e Gaja, Bottega e Cantina Due Palme, per citarne alcune.

Focus – I vini eccellenti dItalia, i 5 Grappoli di Bibenda

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Barone di Serramarrocco
Barone di Serramarrocco 2018


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https://winenews.it/it/bibenda-2021-gaja-6-etichette-e-ca-del-bosco-4-le-singole-cantine-al-top_429960/

Marco di Serramarrocco: la mia filosofia sul Nero d’Avola

fonte: winoway.com

L’azienda Barone di Serramarrocco è situata in Sicilia nella provincia di Trapani. Dal 2001 Marco di Serramarrocco ha iniziato il progetto di riordino fondiario del fulcro dell’ex feudo reale, appartenuto a Sua Maestà il Re Filippo IV di Spagna e di Sicilia e concesso alla famiglia Serramarrocco. La Regione Sicilia, in virtù della tradizione vitivinicola della proprietà, con il decreton°61/2010 ha voluto tutelare i vigneti sotto la denominazione “Vigna di Serramarrocco” come la prima vigna a Denominazione di Origine Protetta Erice e della provincia di Trapani.

L’azienda è oggi composta da una superficie di circa 55 ettari, di cui 22 riconvertiti in vigneto che ha consentito di identificare il rapporto tra territorio e caratterizzazione dei vini.I vitigni coltivati sono: Pignatello, Nero d’Avola, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Zibibbo, Grillo ed altre varietà autoctone a scopo sperimentale.

La Vigna di Serramarrocco si distingue in 5 “Crus”: Vigna del Capitano, Sammarcello, Sammichele, Sakkara e delle Quojane.​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​

Ho incontrato Marco di Serramarrocco, prima della nostra passeggiata in vigna, presso la Trattoria Cantina Siciliana di Pino Maggiore, in via Giudecca nel centro storico di Trapani, famoso per il suo strepitoso cous cous, piatto tipico della tradizione del territorio.

Come nasce la tua passione per il mondo del vino?Da una vecchia tradizione di famiglia. Mio nonno paterno, unico figlio maschio non si occupò mai delle sue proprietà, poiché già da giovane Ufficiale del Re fu chiamato a Roma, dove nacque mio Padre. Lui è stato un importante giornalista a capo della cronaca nera del Corriere della Sera già negli anni 70, i cosiddetti anni di piombo, poi presidente dei giornalisti italiani. Fu persino minacciato di morte dalle brigate rosse e dai nuclei armati proletari, un giornalista in prima linea, poco tempo per le vigne sebbene fosse il Suo più grande sogno.Tutto questo è infatti dedicato a Lui. In primis la vigna di Sammarcello che porta il suo nome coltivata esclusivamente con uve Pignatello e da cui nasce il nostro vino più rappresentativo, il Barone di Serramarrocco. Ho completato gli studi superiori in Inghilterra ed ho iniziato a lavorare a Londra come broker d’assicurazioni ai Lloyd’s of London, decidendo dopo 14 anni all’estero, di tornare in Italia per ripristinare la tradizione vinicola di questa azienda che attualmente è costituita da circa 55 ettari, di cui 20 a vigneto.
Ci vuoi dire qual è la tua filosofia sul Nero d’Avola?Come sappiamo, la Sicilia gode di una diversità di territorio unica nel suo genere, con la capacità di poter esprimere, di uno stesso vitigno, una biodiversità tale, da produrre vini di caratteristiche molto differenti. Aggiungerei, quale ulteriore elemento distintivo, il metodo di coltivazione; la nostra filosofìa si fonda infatti, su un regime ad alta densità per ettaro con impianti, per le varietà a bacca rossa dai 7.143 fino ai 9.524 ceppi per ettaro, finalizzati ad una produzione di bassa resa. Considerando la particolare natura dei nostri terreni, rocciosa calcareo argillosa, questi impianti non rendono certamente più semplice i lavori in vigna, ma i risultati, annata dopo annata, sono in linea con le nostre aspettative. Se devo riconoscere le caratteristiche più evidenti dei nostri Nero d’Avola, Baglio e Nero di Serramarrocco, mi piace pensare alla loro balsamicità, all’integrità del frutto di amarena sotto spirito, ribes e cioccolato con scorze di arancia.

Tu sei anche un bravo produttore di Zibibbo. Quali essenziali caratteristiche deve avere questo vino?Zibibbo, detto anche Moscato d’Alessandria, è il vitigno a bacca bianca più noto e pregiato della provincia di Trapani ed in particolare della DOC Erice, dove per tradizione, viene vinificato secco. Le Quojane di Serramarrocco, prodotte con le uve coltivate nella vigna delle Quojane di 5,85 ha, è una versione molto elegante di questo vino bianco, che ritengo il più tipico del nostro territorio. Sorprende, per la sua spiccata acidità e mineralità, quella che gli anglosassoni chiamano “salty acidity” e per la complessa e persistente aromaticità con sentòri di lavanda, menta piperita, rosmarino. Devo dire che ogni annata è una nuova scoperta.

Oltre a questo tu sei un bravissimo produttore di Perricone?Preferisco chiamarlo Pignatello. E’ uno dei vitigni più antichi del trapanese, e lo ritengo certamente il più identificativo con il nostro territorio. Noi lo produciamo in due versioni entrambe da uve coltivate e raccolte a mano nella vigna di Sammarcello, di 4,75 Ha. Il Sammarcello, viene vinificato in acciaio con una lunga macerazione sulle bucce ed il Barone, nostro primo vino, affinato successivamente in barriques di alliers per almeno 18 mesi. E’ un vino che rispecchia il nostro territorio e la tradizione dell’ Azienda. Produciamo circa 13 mila bottiglie di Sammarcello ed 8 mila di Barone. Anche in questo caso ho assaggiato versioni di vari produttori, molto differenti tra di loro. E’ un vino che non ancora avuto l’attenzione che merita, ma l’interesse dei consumatori è in costante crescita.

Come si presta il tuo vino a livello regionale, nazionale ed internazionale? Quali valori e idee vorresti imporre?Il nostro obiettivo è di poter produrre vini particolarmente identificativi con il territorio di Erice, indipendentemente se siano di varietà internazionali od autoctone, bensì in virtù della particolare morfologia dei terreni e del sistema d’impianto. La nostra produzione di circa 80.000 bottiglie viene venduta il 60% all’estero ed il 40% in Italia. A livello internazionale, mentre il Nero d’Avola universalmente conosciuto, parlare di Pignatello in questo momento crea forse maggior curiosità perché il mercato è alla continua ricerca di novità.
Il Grillo invece lo vinifichi come se fosse un Orange…La vendemmia 2016 è stata caratterizzata da una lunga macerazione sulle bucce, maggiore del solito ed ha avuto grande riscontro tra gli appassionati di questo vitigno. Siamo dell’idea che ogni vendemmia è un vino a sé, di cui il nostro enologo Nicola Centonze, ne è da sempre magnifico interprete. Il Grillo è internazionalmente conosciuto ed è il più noto vitigno a bacca bianca della Sicilia Occidentale, anche se, ormai viene coltivato in tutta l’isola per la sua popolarità. Posso solo parlare del nostro che ha grandi sentori di gelsomino e di pesca bianca, salino ed è un vino che ci dà grandissime soddisfazioni da 16 vendemmie.
Solo acciaio?Si, solo acciaio.

Per quanto tempo lo lasciate sur liè?Dai 15 ai 20 giorni. Due mesi in acciaio, affinato in bottiglia per circa tre mesi, poi viene presentato al mercato.

Che cosa ti aspetti da una produzione essenziale del Nero d’Avola e di quella che è la produzione d’eccellenza dei vini siciliani?Certamente il Nero d’Avola è il vitigno “Principe” di Sicilia ed il riscontro tra gli amanti del vino è ancora notevole. Ho potuto inoltre notare negli ultimi anni un progressivo innalzamento della qualità media con una maggiore attenzione alla finezza. La costante ricerca di qualità da parte dei produttori ne ha certamente selezionato il numero, rispetto ad altre produzioni meno identitarie e legate al trend di qualche anno fa, così creando un rinnovato interesse tra gli esperti e conoscitori attenti, di grandi vini. Credo che il Nero d’Avola possa raggiungere livelli di eccellenza ancora inespressi. E’ un vino di profonda struttura in grado di esprimere nella sua evoluzione, eleganza e complessità, sempre maggiori. Ritengo che per raggiungere tali livelli e rispettarne la sua vera identità, siano necessari lunghi tempi di affinamento sia in legno che in bottiglia. Nel nostro caso, il Nero di Serramarrocco prodotto con uve della “Vigna di Sakkara” di 1,80 ha di 35 anni con resa molto bassa per pianta, dopo una lunga macerazione sulle bucce, viene affinato in barriques di secondo passaggio da 300 lt. per circa 8 mesi, ed altrettanti in bottiglia. E’ un vino di grande longevità e finezza, che ama farsi attendere un po’ in bottiglia, prima di esprimere tutto il suo potenziale. Sono particolarmente felice dell’annata 2014 che, tra l’altro, è stata premiata con 95 punti dalla Guida al Nero D’Avola 2017- 2018.

Io ho potuto evidenziare tanta nobiltà nei tuoi vini che rispecchiano la tua nobiltà come altre realtà. Non dobbiamo nascondere che il vino nasce da una cultura “nobile”, tu come ti rispecchi nei tuoi vini?Se è vero che i vini rispecchiano il produttore, sono due quelli che amo maggiormente e , se vuoi, in cui mi riconosco di più. Il Serramarrocco, primo vino da me prodotto con l’annata 2001, che nasce da cloni di Bordeaux molto importanti. Nasce dalla “Vigna del Capitano”, una vigna estrema di 9.524 ceppi per ettaro, ed una resa di 1 kg a pianta. Blend di 85% Cabernet Sauvignon e 15% Cabernet Franc. E’ ormai un benchmark di riferimento del blend bordolese siciliano, che viene presentato, per esempio, nei corsi di terzo livello master della Fondazione italiana Sommellier tra l’elite dei bordolesi italiani. E’ una elegante versione siciliana del blend più famoso al mondo, frutto di un territorio con ideali caratteristiche morfologiche per queste varietà. L’altro è il Barone di Serramarrocco, Pignatello in purezza, che come ho già detto, è la nostra versione affinata in barriques del vitigno a bacca rossa più rappresentativo della Erice Doc.

Che cosa si potrebbe fare per valorizzare ancora di più il Nero d’Avola e il territorio siciliano in quest’area specifica?Credo che l’obbligatorietà del Nero d’Avola sotto la Doc Sicilia, così come per il Grillo, sia una buona iniziativa che darà maggior valore ai vini in particolare sui mercati internazionali.Mi auguro, possa essere il primo passo di un processo di certificazione più ampio che porti anche alla valorizzazione, non solo dei vini, ma soprattutto delle uve e dei territori dove vengono coltivate, così come accade da secoli in Francia.

Non trovi che la ristorazione italiana non rivolga tanta attenzione a quelle che sono le potenzialità di questo vitigno?La ristorazione italiana è continuamente bersagliata da proposte di ogni genere e la maggioranza si concentra sul prezzo, spesso a discapito dell’effettiva qualità dei vini. Nonostante cio’ ho potuto notare una crescente attenzione soprattutto nelle nuove generazioni di ristoratori, che sempre più spesso hanno una formazione da sommellier. Sicuramente c’è ancora molta strada da fare, ma l’unica soluzione per far sì che il Nero d’Avola possa suscitare sempre maggiore attenzione, è produrre vini di grande qualità e chiara provenienza. I cavalli di razza si vedono sulla distanza.

Dopo questa tua analisi che cosa consiglieresti ai tuoi colleghi produttori?
Valorizzare il rapporto vitigno territorio e costante attenzione alla gestione del vigneto.
Cosa vuoi che ti auguri?Che si affermi il Pignatello come merita.

Barone di Serramarrocco Azienda Agricola: tra vini e vigneti in Sicilia

Fonte: lavaligiadigio.it

Chi o cosa spinge a lasciare tutto (lavoro e famiglia) per dedicarsi interamente alla vigna io non lo so, ma ringrazio sempre quel chi o che cosa perché altrimenti non avremmo i grandi vini che ci fanno emozionare.

C’è chi ha una storia già scritta e forse non può esimersi dalla scelta, come il caso di Marco Maria Marrocco Trischitta di Serramarrocco, conosciuto in Sicilia come Barone di Serramarrocco. La storia inizia da molto lontano, dal nonno di “animo nobile” e dalla nonna, una donna Super, una “gran donna” come la definisce Marco di Serramarrocco, che ha preservato il feudo di famiglia dove sono presenti le barbatelle di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc discendenti direttamente da quelle di Chateau Lafite Rotschild, riconosciute dal governo francese. 

E poi c’è lui, u Barune, che nel 2001 intraprende un lavoro costoso, faticoso, a tratti difficile da comprendere, di riqualifica del feudo di famiglia, un feudo dove si fa fatica a capire dove finisce la Sicilia ed inizia Bordeaux.

Il feudo non è semplicemente una vigna, il feudo è un vero e proprio microclima, geomorfologicamente variegato, terreno biondo, pietre, calcare, marnoso, argilla, circondato dal bosco, la montagna di Erice e le cave di Custonaci, due laghetti abitati da carpe e anatre, un feudo che ogni anno, come regalo, riceve la visita dei fenicotteri rosa durante il loro corso migratorio, come a dire: da voi si sta meravigliosamente bene. D’estate la temperatura è elevata, ma la ventilazione non fa percepire la violenza del sole. La Vigna di Serramarrocco è un vero e proprio “clos“, con diversi cru, ed ospita uve Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Pignatello, Nero d’Avola, Zibibbo, Grillo. Zero trattamenti, solo quando serve zolfo e rame, le piante sono belle, verdi, foglie lucide, trasudano salute.

La densità di ceppi per ettaro è elevatissima (la Vigna del Capitano raggiunge la densità di 9524 ceppi per ettaro, la stessa identica densità di Chateau Lafite Rotschild). Marco infatti ha attuato in vigna la competizione radicale. Le radici non possono espandersi orizzontalmente e sono costrette ad andare giù, alimentandosi dell’intera varietà alimentare che il terreno può donare. Competizione vuol dire anche che alcune barbatelle diventano più forti e grandi, altre addirittura muoiono perché non riescono a vincere la competizione. Alcuni grappoli stanno avanti in maturazione rispetto agli altri, assaggiando l’uva ti accorgi come identici sapori e profumi stanno in vigna e stanno nel bicchiere. In ognuno dei vini di Barone di Serramarrocco Azienda Agricola trovi la terra che ha generato l’uva, trovi il vento, trovi il Barone di Serramarrocco, con la sua eleganza e la sua compostezza.

Durante un meraviglioso pranzo da Cantina Siciliana beviamo un po’ di chicche.

Grillo 2018

Stelle: 3/5

Grillo BARONE DI SERRAMARROCCO AZIENDA AGRICOLA

Zompettante
Un bianco dotato di acidità straordinaria, al naso pungente, verde, menta appena pestata, sorso sapido e minerale. Un vino pronto da bere subito. Adatto al pesce crudo, tartare di tonno o gambero, regge la frittura come quella delle alici ad esempio.

Quojane 2018

Stelle: 4/5

Ammaliante
Lo zibibbo lo riconosceresti a km di distanza. Un naso esplosivo di frutta a polpa gialla, pesca, agrumi, pompelmo rosa, infuso di fiori bianchi e zagara di arancio. Fresco e sapido, diretto, lungo. Un bianco eccezionale adatto per un piatto elaborato di pesce, per la bottarga di tonno o tonno affumicato.

Sammarcello 2016

Stelle: 5/5

BARONE DI SERRAMARROCCO AZIENDA AGRICOLA

Sorprendente
Il sammarcello è un Pignatello in purezza (l’uva più antica, autoctona del territorio trapanese) affinato in vasche di cemento. Il tannino è completamente azzerato, talmente morbido che si può bere anche d’estate con qualche grado in meno rispetto alla temperatura di servizio. Note scure di tabacco e sottobosco sono ampiamente compensate da una freschezza dirompente. Un vino piacevole, immediato, con una propria identità, dal rapporto qualità prezzo eccezionale (circa 16 euro), un vino pronto da bere subito. Non escludo un abbinamento con uno stufato di tonno, apprezzabile sebbene azzardato con il cous cous.

Barone di Serramarrocco 2015

Stelle: 4/5

BARONE DI SERRAMARROCCO AZIENDA AGRICOLA barone di serramarrocco vino

CBCR
Cresci bene che ripasso, si diceva alle ragazze o ai ragazzi più piccoli quando si riconosceva un potenziale di bellezza che con il tempo sarebbe diventato reale ed apprezzabile! Lo stesso si può dire al Barone di Serramarrocco 2015. Stesse uve del Sammarcello, affinamento questa volta in tonneau da 500 litri. Annata diversa, tannini ancora scalpitanti, le durezze non ancora armonizzate con le parti morbide. Stesso naso scuro accompagnato da ì gradevolissime note vegetali, un vino che necessita di almeno 2-3 anni di bottiglia per essere goduto al massimo. 

Serramarrocco 2015

Stelle: 5/5

BARONE DI SERRAMARROCCO AZIENDA AGRICOLA serramarrocco 2015

Elegante
Un vino straordinario il Serramarrocco 2015. Lo bevo in anteprima con Marco e rimango stupito da cotanta eleganza e finezza nel calice. Foglie di alloro e bacche di ginepro, mirtilli neri, note mentolate fresche che invadono il naso e invitano al sorso. In bocca il
Vino è armonico, un sorso pieno, piacevole, prolungato, percepisci la ricchezza di entrambi i Cabernet e la potenza del territorio. Serramarrocco è un Bordeaux cresciuto in Sicilia, parla francese ma i genitori sono siciliani. Abbinabile a carni nobili, piatti ricchi ed elaborati italiani e francesi, un vino senza tempo da bere ora e da bere tra 15 anni. Chapeau

Challenge è la parola che Marco usa di più quando parla, la sfida alla bellezza, la sfida all’eccellenza, alla natura, a chi ti dice che stai facendo una scelta sbagliata, la sfida di ottenere sempre il massimo dai propri vini, di portare nel calice ogni anno il miglior vino che si possa produrre, la sfida di distinguersi ed essere apprezzato per come si è e per ciò che si fa. Posso dire certamente che fino ad ora la “challenge” è pienamente vinta!
Stelle:5/5

La valutazione dei vini è sempre frutto di un’esperienza vissuta in un determinato momento ed in determinate condizioni. Il vino cambia, evolve ed un assaggio fatto in un momento sbagliato potrebbe condizionare il giudizio che in quel caso potrebbe non essere lo specchio reale di quel prodotto. 

Vorranno scusarmi i produttori se non sempre il mio giudizio sarà all’altezza dell’impegno e sacrificio dedicato per imbottigliare quella bottiglia.

Antonello Maietta, presidente dell’Ais

Oltre 600 “Quattro Viti”, Piemonte batte Toscana, con il Barolo al top: ecco la guida “Vitae 2020”

Oggi, a Roma, vernissage per la pubblicazione Ais, guidata da Antonello Maietta: “il sommelier evolve, ed è sempre più centrale per l’enoturismo”ROMA, 25 OTTOBRE 2019, ORE 16:13

Fonte: WineNews

Antonello Maietta, presidente dell’Ais
Oltre 600 “Quattro Viti”, ecco la guida “Vitae 2020” dell’Ais
La Guida Vitae 2020 dell’Associazione Italiana Sommelier
Oltre 600 “Quattro Viti”, ecco la guida “Vitae 2020” dell’Ais

Piemonte “batte” Toscana 138 a 122 “Quattro viti”, Barolo (67) surclassa Barbaresco (26) e Brunello di Montalcino (24): così la guida “Vitae 2020” dell’Associazione Italiana Sommelier (Ais) guidata da Antonello Maietta, oggi in vernissage a Roma, nella “Nuvola” di Fuksas, con la consegna dei 22 “Tastevin”, i premi speciali dedicati ai “migliori vini italiani capaci di esprimere una forte identità territoriale, ed il meglio della biodiversità” (tra cui il Brunello di Montalcino Poggio alle Mura Riserva 2013 di Castello Banfi, con la cantina leader di Montalcino, che l’Ais ha fatto premiare da WineNews, con il direttore Alessandro Regoli). Oltre 600, nel complesso, le etichette del Belpaese premiate con il massimo riconoscimento delle “Quattro Viti” (molte delle quali in degustazione a Roma, insieme ai migliori pani artigianali d’Italia, ndr), il meglio del meglio degli oltre 30.000 vini di 3.000 produttori italiani, degustati da un migliaio di Sommelier, selezionati tra gli oltre 40.000 aderenti alla più grande e storica organizzazione di sommelier, che guarda al futuro. Pensando alla figura del sommelier “che non è più solo il responsabile dei vini di un ristorante o di un locale, ma sempre più un comunicatore, un consulente, un influencer, e anche una figura di primaria importanza dal punto di vista dell’enoturismo”, ha spiegato, a WineNews, lo stesso Antonello Maietta. Un tema, quello dell’enoturismo che, insieme a quella della comunicazione, del marketing digitale, della governance, del turismo, della formazione e dell’hospitality, sarà anche al Congresso Ais Sommelier, di scena a Verona, dal 22 al 24 novembre 2019.

I Tastevin 2020, premi speciali di Vitae 2020 dell’Ais per i vini più identitari del territorio
Oltre 600 “Quattro Viti”, ecco la guida “Vitae 2020” dell’Ais



Sicilia

Eloro Nero d’Avola Fontanelle 2014 – Curto
Etna Bianco Monte Gorna 2015 – Cantine Nicosia
Etna Rosso Cirneco 2012 – Terrazze dell’Etna
Etna Rosso Nero di Sei 2015 – Palmento Costanzo
Etna Rosso Santo Spirito 2017 – Tenuta Delle Terre Nere
Faro Palari 2015 – Palari
Franchetti 2016 – Passopisciaro
Marsala Superiore Semisecco Ambra Donna Franca Riserva – Florio
Marsala Vergine Riserva 1988 – Marco De Bartoli
Marsala Vergine Secco Vintage Riserva 1980 – Francesco Intorcia Heritage
Mille E Una Notte 2015 – Donnafugata
Monreale Syrah Roàno 2016 – Feudo Disisa
Nero di Serramarrocco 2014 – Barone di Serramarrocco
Nerobufaleffj 2016 – Gulfi
Sant’andrea 2016 – Pietradolce
Sicilia Cabernet Sauvignon Vigna San Francesco Regaleali 2016 – Tasca D’almerita
Sicilia Nero d’Avola Don Antonio Riserva 2017 – Morgante
Sicilia Nero d’avola Lu Patri 2017 – Baglio del Cristo di Campobello
Vecchio Samperi – Marco De Bartoli
Vigne Vecchie 2010 – Calabretta


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https://winenews.it/it/oltre-600-quattro-viti-piemonte-batte-toscana-con-il-barolo-al-top-ecco-la-guida-vitae-2020_402145/2/

BobAdvisor – Recensione Facebook

Fonte: BobAdvisor

Chi o cosa ti spinge a lasciare tutto (lavoro e famiglia) per dedicarti interamente alla vigna io non lo so, ma ringrazio sempre quel chi o che cosa perché altrimenti non avremmo i grandi vini

che ci fanno emozionare.C’è chi ha una storia già scritta e forse non può esimersi dal farla la scelta, come il caso di Marco Maria Marrocco Trischitta di Serramarrocco, conosciuto in Sicilia come Barone di Serramarrocco. La storia parte da molto lontano, parte dalla famiglia, dal nonno di “animo nobile” e dalla nonna, una donna Super, una “gran donna” come la definisce Marco di Serramarrocco, che ha preservato il feudo di famiglia dove sono presenti le barbatelle di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc discendenti direttamente da quelle di Chateau Lafite Rotschild, riconosciute dal governo francese. E poi c’è lui, u Barune, che nel 2001 intraprende un lavoro costoso faticoso, a tratti difficile da comprendere, di riqualifica del feudo di famiglia, un feudo dove fai fatica a capire dove finisce la Sicilia ed inizia Bordeaux. Il feudo non è semplicemente una vigna, il feudo è un vero e proprio microclima, geomorfologicamente variegato, terreno biondo, pietre, calcare, marnoso, argilla, circondato dal bosco, la montagna di Erice e le cave di Custonaci, due laghetti abitati da carpe e anatre, un feudo che ogni anno, come regalo, riceve la visita dei fenicotteri rosa durante il loro corso migratorio, come a dire: da voi si sta meravigliosamente bene. D’estate la temperatura è elevata, ma la ventilazione non fa percepire la violenza del sole. La Vigna di Serramarrocco è un vero e proprio “clos”, con diversi cru, ed ospita uve Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Pignatello, Nero d’Avola, Zibibbo, Grillo. Zero trattamenti, solo quando serve zolfo e rame, le piante sono belle, verdi, foglie lucide, trasudano salute. La densità di ceppi per ettaro è elevatissima (la Vigna del Capitano raggiunge la densità di 9524 ceppi per ettaro, la stessa identica densità di Chateau Lafite Rotschild). Marco infatti ha attuato in vigna la competizione radicale. Le radici non possono espandersi orizzontalmente e sono costrette ad andare giù, alimentandosi dell’intera varietà alimentare che il terreno può donare. Competizione vuol dire anche che alcune barbatelle diventano più forti e grandi, altre addirittura muoiono perché non riescono a vincere la competizione. Alcuni grappoli stanno avanti in maturazione rispetto agli altri, assaggiando l’uva ti accorgi come identici sapori e profumi stanno in vigna e stanno nel bicchiere. In ognuno dei vini di Barone di Serramarrocco Azienda Agricola trovi la terra che ha generato l’uva, trovi il vento, trovi il Barone di Serramarrocco, con la sua eleganza e la sua compostezza.Durante un meraviglioso pranzo da Cantina Siciliana beviamo un po’ di chicche.

Grillo 2018
Zompettante
Un bianco dotato di acidità straordinaria, al naso pungente, verde, menta appena pestata, sorso sapido e minerale. Un vino pronto da bere subito. Adatto al pesce crudo, tartare di tonno o gambero, regge la frittura come quella delle alici ad esempio.
Quojane 2018
Ammaliante
Lo zibibbo lo riconosceresti a km di distanza. Un naso esplosivo di frutta a polpa gialla, pesca, agrumi, pompelmo rosa, infuso di fiori bianchi e zagara di arancio. Fresco e sapido, diretto, lungo. Un bianco eccezionale adatto per un piatto elaborato di pesce, per la bottarga di tonno o tonno affumicato. Sammarcello 2016
Sorprendente
Il sammarcello è un Pignatello in purezza (l’uva più antica, autoctona del territorio trapanese) affinato in vasche di cemento. Il tannino è completamente azzerato, talmente morbido che si può bere anche d’estate con qualche grado in meno rispetto alla temperatura di servizio. Note scure di tabacco e sottobosco sono ampiamente compensate da una freschezza dirompente. Un vino piacevole, immediato, con una propria identità, dal rapporto qualità prezzo eccezionale (circa 16 euro), un vino pronto da bere subito. Non escludo un abbinamento con uno stufato di tonno, apprezzabile sebbene azzardato con il cous cous.
Barone di Serramarrocco 2015
CBCR
Cresci bene che ripasso, si diceva alle ragazze o ai ragazzi più piccoli quando si riconosceva un potenziale di bellezza che con il tempo sarebbe diventato reale ed apprezzabile lo stesso si può dire al Barone di Serramarrocco 2015. Stesse uve del Sammarcello, affinamento questa volta in tonneau da 500 litri. Annata diversa, tannini ancora scalpitanti, le durezza non ancora armonizzate con le parti morbide. Stesso naso scuro accompagnato da gradevolissime note vegetali, un vino che necessita di almeno 2-3 anni di bottiglia per essere goduto al massimo.
Serramarrocco 2015
Elegante
Un vino straordinario il Serramarrocco 2015. Lo bevo in anteprima con Marco e rimango stupito da cotanta eleganza e finezza nel calice. Foglie di alloro e bacche di ginepro, mirtilli neri, note mentolate fresche che invadono il naso e invitano al sorso. In bocca ilVino è armonico, un sorso pieno, piacevole, prolungato, percepisci la ricchezza di entrambi i Cabernet e la potenza del territorio. Serramarrocco è un Bordeaux cresciuto in Sicilia, parla francese ma i genitori sono siciliani. Abbinabile a carni nobili, piatti ricchi ed elaborati italiani e francesi, un vino senza tempo da bere ora e da bere tra 15 anni. Chapeau

Challenge e’ la parola che Marco usa di più quando parla, la sfida alla bellezza, la sfida all’eccellenza, alla natura, a chi ti dice che stai facendo una scelta sbagliata, la sfida di ottenere sempre il massimo dai tuoi vini, di portare nel calice ogni anno il miglior vino che potessi mai produrre, la sfida di distinguersi ed essere apprezzato per come sei e per ciò che fai. Posso dire certamente che fino ad ora la “challenge” è pienamente vinta

Firriato, Barone di Serramarrocco e Donnafugata: dal terroir siciliano in provincia di Trapani, tre eccellenze al top nel panorama vinicolo italiano

10-03-2018 – Per Bacco!

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Sicilia, luogo di incanto. Cuore del Mediterraneo dove cultura, storia, arte, natura ed enogastronomia creano un intreccio unico e affascinante. Tutto questo e non solo indusse Goethe nel 1787 a scrivere così: “L´Italia, senza la Sicilia, non lascia alcuna immagine nell´anima: qui è la chiave di tutto“.
Una destinazione ideale e ricca di fascino, da tenere presente tutto l´anno. Perché la Sicilia è in grado di offrire il meglio di sé in qualunque stagione.Ben collegata da Milano con voli diretti per Catania e Palermo, oppure via mare con confortevoli traversate da Genova. L´importante è avere a disposizione un mezzo di trasporto, una moto o un´automobile, perché in Sicilia si prova un forte desiderio di vedere sempre cosa c´è dietro ogni curva. 
E poi gli amanti del vino non resteranno delusi se tra un bagno nelle acque cristalline delle Isole Egadi, ad esempio, o una visita nell´incantevole città di Erice, andranno in esplorazione della seducente provincia di Trapani a degustare i sensazionali vini di questa zona che, per condizioni climatiche, temperatura mite, terre collinose, leggera brezza di mare e sole acceso, manifesta qualità che risultano ideali per la crescita della vite e la rendono, senza dubbio alcuno, l´isola del vino per eccellenza. 
Non solo. Grazie ai ben 66 mila ettari di vigneti, la provincia di Trapani si distingue in Europa come la più vasta superficie vitata. 

Dire Firriato (www.firriato.it) significa abbinare immediatamente un marchio d´eccellenza al territorio del trapanese e non solo. Dall´anno della sua fondazione Firriato, grazie soprattutto alla passione e alle intuizioni del deus ex machina Salvatore Di Gaetano, ha saputo coniugare al meglio la tradizione con l´innovazione. E i risultati si vedono: i vini di questa straordinaria azienda si sono imposti nel panorama enologico nazionale, arrivando a conquistare i più prestigiosi riconoscimenti dalle guide e dagli esperti del settore. Tra i segreti di un tale successo c´è di sicuro una perfetta e meticolosa cura in tutti gli aspetti del ciclo produttivo, dal vigneto alla cantina. Firriato, inoltre, si è fatto custode di un patrimonio ampelografico di grande spessore e di elevata qualità, riuscendo a realizzare vini unici per complessità e stile produttivo. Vendemmia dopo vendemmia ecco che le etichette di Firriato hanno conquistato palati, tavole, ristoranti ed enoteche. 
Tra le punte di diamante della produzione si colloca l´Ecrù. Pluripremiato, è un eccellente vino dolce realizzato con uve Zibibbo e Malvasia. Si presenta al calice rivelando un seducente color oro con riflessi ambrati. Offre al naso un invitante panorama di profumi che spaziano dall´albicocca all´arancia candita, sino a miele d´acacia e fiori dolci di zagara. Delizioso al palato, al quale si offre leggiadro, sapido e irresistibile.
Sempre nella linea Top, troviamo due rossi singolari: l´Harmonium e il Ribeca
Il primo è un Nero d´Avola in purezza dal color rubino luminoso. Elegante al naso, si avvertono percezioni di prugna, viole, cacao e tracce di chiodi di garofano. Il sorso appare equilibrato, si apprezza in particolare il corpo denso, succoso e intensamente fruttato. 
Il secondo è invece un Perricone in purezza e vanta pure lui un intrigante color rubino. L´olfatto è coinvolgente e stuzzicante, grazie ai richiami di ciliegia matura, arancia rossa, cannella e alloro. Composto e armonioso al palato, imprime un accenno di acidità che risulta particolarmente rinfrescante e una trama fenolica fitta e rotonda. 

A circa mezz´ora di macchina da Trapani, si arriva facilmente a Fulgatore dove sorge il quartier generale dell´Azienda Agricola Barone di Serramarrocco(www.baronediserramarrocco.com), la cui origine storica appare molto interessante e risale addirittura alla prima metà del Seicento. In quel periodo la peste si era abbattuta sulla Sicilia, flagellando gran parte della popolazione, finché un lontano antenato di Marco di Serramarrocco, attuale proprietario dell´azienda, Don Giovanni Antonio Marrocco y Orioles signore di Serramarrocco e Capitano di Giustizia di Salemi, si distinse con grande coraggio e spirito di abnegazione nel salvare più vite possibili. Fu allora che, in segno di ringraziamento, Sua Maestà Re Filippo IV di Spagna e di Sicilia gli donò un Feudo Reale comprensivo di alcuni ettari vitati. Oggi, una parte di quegli stessi ettari, costituiscono il cuore pulsante dell´azienda, estesa su 60 ettari totali di cui 22 a vigneto. 
Riconosciuta come prima Erice D.O.P. della provincia di Trapani, le uve che spadroneggiano lungo la Strada del Vino a un´altitudine media di 380 metri sul livello del mare, sono: Pignatello, Nero d´Avola, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Zibibbo, Grillo e altre varietà autoctone a scopo sperimentale.
Da uve Pignatello in purezza raccolte a mano nella Vigna del Capitano, viene realizzato un meraviglioso Cru, che si colloca a buon diritto tra le etichette siciliane al top: il Barone di Serramarrocco. Seduce e appaga lo sguardo rivelando un intenso rosso rubino. Dal calice emana un ventaglio olfattivo che spazia dai frutti neri maturi alla liquirizia, passando da cannella e cioccolato vanigliato. Strepitoso e perfettamente equilibrato al palato, libera in un colpo solo straordinari sentori balsamici e di macchia mediterranea, accompagnati da una piacevole e sottile acidità.
Dalla vigna Sakkara di Nero d´Avola, ecco un altro cru: il Nero di Serramarrocco. Pure lui si presenta al calice vestito di un rosso rubino pressoché impenetrabile. Al naso regala effluvi di amarena in confettura, alloro e rosmarino. In bocca è ampio, la struttura è massiccia. Imprime una scia sapida che fa da preludio a un lungo finale ricco di tipiche sensazioni marine.
Elegante ed equilibrato taglio bordolese è il Serramarrocco, realizzato con un blend di uve Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc. Si presenta agghindato da una decisa e concentrata tonalità rosso rubino. Cattura il naso sprigionando una sequela aromatica composta da frutti di bosco in confettura, rabarbaro, liquirizia e note speziate. Simmetrico al palato, ma anche sensuale e aristocratico. Emergono un tannino perfetto dalle trame di seta, una freschezza ottimamente integrata e una tinta minerale, che chiude su una persistenza praticamente interminabile. 
Dal vigneto della Quojana, uno zibibbo secco al 100% da abbinare a un bel risotto con scampi e zafferano. Stiamo parlando del Quojane di Serramarrocco, un altro grande vino che rappresenta al meglio il terroir. 
Bagliori dorati catturano lo sguardo, mentre immediate sensazioni agrumate avvolgono il naso, accanto a cedro, lime, frutta tropicale e mandorle. La bocca è percorsa da un´acidità quasi citrina, mentolata e sapida sul finale, con echi rispondenti e sottili richiami fumé. 

Da oltre trentacinque anni, la famiglia Rallo gestisce con passione, lungimiranza e particolare attenzione al territorio, quei vigneti che sorgono sulle terre di cui Tomasi di Lampedusa parla nel romanzo “Il Gattopardo” e le indica sotto il nome di Donnafugata. 
Dall´omonima azienda Donnafugata (www.donnafugata.it), che altri non è che la “donna in fuga” Maria Carolina, moglie di Ferdinando IV di Borbone, la quale nei primi dell´Ottocento è sfuggita alle truppe napoleoniche, ecco una delle migliori rappresentazioni di Passito di Pantelleria, fiore all´occhiello di una già nutrita squadra di etichette di alto livello e dai nomi evocativi. 

Stiamo naturalmente parlando del Ben Ryé, dall´arabo figlio del vento, proprio perché è il vento stesso uno dei protagonisti sull´isola e soffia costante sui preziosi vigneti.
Un passito realizzato in purezza con i migliori grappoli di uve Zibibbo maturati al sole di Pantelleria.
Per questo nettare degli dei, che può invecchiare sino a vent´anni, la lista di riconoscimenti nazionali e internazionali si spreca: dai Tre Bicchieri del Gambero Rosso ai 5 Grappoli A.I.S., sino a sfiorare il massimo del punteggio nelle classifiche di Wine Spectator e Wine Enthusiast. Si presenta al calice in un colore giallo ambrato scuro e conquista immediatamente l´olfatto con profumi che spaziano dall´albicocca candita al miele, oltre ad ananas maturo e fiori di zagara. Un quadro di eccezionale bellezza, completato da un gusto caldo e dolce ma anche sapido, minerale e dalla lunghissima persistenza aromatica sul finale.Sempre della lingua araba, deriva il nome del Sur Sur. Significa grillo e ovviamente il riferimento è alle autoctone uve grillo con le quali viene realizzato questo bianco freschissimo, ideale accompagnamento a primi piatti a base di pesce. 
Si presenta al calice vestito di un brillante e luminoso paglierino. Al naso si apre regalando percezioni floreali ed erbacee, tra cui ricordi di agrumi e note tropicali. Conferisce al palato una piacevole dose di freschezza unita a sapidità, con coerenti ritorni fruttati. 
Dall´unione di Nero d´Avola e Frappato, nasce invece il Floramundi Cerasuolo di Vittoria DOCG, la cui etichetta rappresenta una sintesi perfetta di tale connubio. Floramundi è infatti una figura femminile fantastica che porta in dono meravigliosi intrecci di fiori e di frutti dai toni vellutati. 
Di color rosso brillante, svela al naso un bouquet floreale e fruttato, con buccia di mela rossa, sciroppo di granatina e sentori di ciliegia e frutti di bosco. Appaga il palato grazie al calore e alla morbidezza che emana, rivelando al tempo stesso piacevolissimi tannini dalla grana molto fine che ne agevolano il ritorno fruttato.

A cura di Ludovico Paganelli – www.viaggietentazioni.it

Fotografia

A Roma / Barone di Serramarrocco: la selezione dei vini

Seminario di degustazione dalle 16 alle 18,30 e dalle 20 alle 22,30 presso l’Hotel Rome Cavalieri – Via Alberto Cadlolo, 101

Lunedì 25 Marzo 2019
Lazio – Sede centraleOrario: 16:00 – 18:30 – Prezzo: 10,00 €Orario: 20:00 – 22:30 – Prezzo: 10,00 €

Fotografia

Nei pressi del Monte Erice, sul versante collinare che si affaccia verso le Egadi, a pochi chilometri da Segesta, nascono ancora oggi i vigneti di Serramarrocco, da quando nel 2001 Marco di Serramarrocco ha ripreso il progetto di riordino fondiario dell’ex feudo.
Molta attenzione è stata prestata in questi anni, sia al recupero di vecchie piante, provenienti da uno storico Château di Bordeaux, sia alla selezione di varietà autoctone, attraverso l’individuazione di alcune aree particolarmente vocate, in modo da coniugare al meglio il rapporto vitigno-territorio, per realizzare vini di spiccata tipicità.
Scopriremo insieme a Marco di Serramarrocco ed un relatore di Fondazione Italiana Sommelier la selezione dei vini della Vigna di Serramarrocco, distinta in cinque “Crus”: Vigna del Capitano, Sammarcello, Sammichele , Sakkara e delle Quojane con l’aggiunta di alcune delle varietà coltivate per tradizione.

  • Ecco le etichette in degustazione
  • Quojane di Serramarrocco 2017
  • Grillo del Barone 2017
  • Barone di Serramarrocco 2015
  • Serramarrocco 2016
  • Sammarcello 2016
  • Baglio di Serramarrocco 2016
  • Nero di Serramarrocco 2014

Prenotazione contestuale al versamento del contributo di partecipazione di € 10 a persona.
L’ingresso in sala di degustazione è consentito esclusivamente agli iscritti alla Fondazione Italiana Sommelier in regola con la quota associativa annuale, che eccezionalmente per questo evento possono essere accompagnati al massimo da due amici o clienti.

Fonte: www.bibenda.it