panoramica

L’INCANTO DI UNA VIGNA ANTICA

Fonte: Francesca Ragone – Bibenda 86 duemilaventuno

Incastonata fra mare e monti la Vigna di Serramarrocco è la più antica della zona.
“In natura la verità è sempre assai più bella di tutto ciò che i nostri poeti, gli unici autentici maghi, possono anche soltanto immaginare.” (K. Lorenz, L’anello di Re Salomone)

Marco di Serramarrocco, ritratto accanto ad una enorme pianta di agave, davanti all’ingresso della cantina. Sotto l’ala protettrice delle poiane si distendono i vigneti del Barone di Serramarrocco, che osservati dall’alto sembrano un prato all’inglese. Fondamentale in tutto il percorso del produttore, primo discendente della famiglia dei Baroni Marrocco Trischitta, è il rapporto sacro tra uomo e natura tramandatogli dalla nonna paterna, donna di gran carattere e dalla straordinaria cultura enciclopedica che, unitamente ad una severa educazione religiosa e allo studio delle lingue classiche, lasciò al nipote un imprinting indelebile. Nutrito in gioventù delle letture di Konrad Lorenz, Karen Blixen e Joy Adamson, oltre che, come per ogni rampollo di buona famiglia, dei romanzi cavallereschi e d’avventura di Alexandre Dumas, Emilio Salgari, Rudyard Kipling e Jack London, il produttore rimase affascinato soprattutto da Nata Libera di Adamson da cui è tratto il film premio Oscar, Born Free, che racconta la storia di Elsa un cucciolo di leonessa allevata in cattività e restituita nuovamente alla vita selvaggia. Il sogno di Marco di Serramarrocco all’età di undici anni era una fattoria in Kenya tra leoni, cani, antilopi e tramonti infiniti. Nato e cresciuto a Roma, suo padre era giornalista del Corriere della Sera, Capo della Cronaca Nera nei terribili anni di Piombo, minacciato dalle Brigate Rosse fu costretto per qualche tempo a vivere sotto scorta; i due figli si recarono all’estero per studiare, dove Marco rimarrà per tredici anni intraprendendo una carriera di successo come Lloyd’s broker a Londra, ma “la sua Africa” lo attendeva in Sicilia, le cui vigne lo richiamarono nel luogo dei suoi antenati. Appassionato al taglio Bordolese nel 2000 iniziò il progetto di riordino fondiario cominciando con quello per poi approdare ai vitigni locali. Impiantò cloni di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc della zona di Pauillac, recuperò vecchi impianti di viti bordolesi piantati dalla nonna, infine mise a dimora nuovi ceppi di Pignatello, Nero d’Avola, Grillo, Zibibbo, e altre varietà autoctone a scopo sperimentale. Quest’anno l’azienda ha esportato 100.000 bottiglie in Giappone, Taiwan, Belgio, Olanda, Polonia, America e Islanda. Produttore competente e gentile, continua ad appassionarsi alla sua attività con amore inesauribile, e non senza un appropriato accenno polemico nei riguardi della prassi dell’italiano medio di acquistare bottiglie di Nero d’Avola da due euro e mezzo al supermercato. Pessima abitudine che toglie tutto, sia al produttore sia a chi berrà quella bevanda alcolica pigmentata. I Paperon de’ Paperoni più ostinati non avrebbero più dubbi se pensassero che, spendendo qualche euro in più, assieme alla bottiglia acquisterebbero anche la storia di quel territorio, il furore del solleone che tramonta sopra alla tenuta, la sacralità della terra, il vento che soffia dalle Egadi, il volo delle poiane. Incastonata fra mare e monti la Vigna di Serramarrocco è la più antica della provincia di Trapani e dal 2013 Dop Erice. Sorge alle pendici del “grande monte” all’interno del parco archeologico di Segesta e a pochi chilometri dal mare, in una posizione panoramica privilegiata con vista sulle isole Egadi, ad un’altitudine di 350 metri sopra il livello del

mare, non lontana da Custonaci località nota per il marmo pregiato. Terreni inondati di luce, fortemente argillosi, sassosi e calcarei; nel Pleistocene la zona era completamente ricoperta dal mare, dove scavando riemergono fossili di conchiglie e cavallucci marini. Tutte queste caratteristiche, ideali per la vitivinicoltura, danno origine a vini unici fortemente caratterizzati dall’identità del territorio, freschi, sapidi, intensi e strepitosamente eleganti. I vigneti sono allevati a una densità che varia dai 6250 – per i bianchi – fino ai 9524 – per i rossi – ceppi per ettaro, al fine di consentire una bassa resa di produzione per pianta che esalta il patrimonio organolettico delle uve coltivate. Coltivazione basata sulla composizione radicale, con questo sistema le radici sono così vicine tra loro che a un certo punto s’incontrano e, non potendo più espandersi orizzontalmente, sono costrette ad andare in profondità. Se questa tecnica vitivinicola per i veterani dei campi provocherebbe alla vite una sofferenza, all’opposto il produttore crede che questo sistema le produca una gioia, poiché le radici scavando in fondo trovano tutte le sostanze necessarie. La

concentrazione delle piante è così fitta che non esiste strumento umano, se non l’uomo stesso, che riesca a penetrare tra loro, per questo motivo la raccolta è completamente manuale. Nel periodo tra fine agosto e la prima metà di settembre, per preservare l’integrità delle uve, si succedono ben due vendemmie: una negativa e una positiva. Nella prima vengono raccolti i grappoli che non si portano in cantina, mentre nell’altra che avviene dopo qualche giorno, si tagliano quelli buoni. In un secondo momento alle competenze dell’enologo si affianca la capacità del cantiniere, fondamentale nel comprendere il rapporto tra uomo e legno, laddove la capacità non sarà tanto quella della botte, quanto quella dell’uomo che “sente”.

Bibenda 86 duemilaventuno L’INCANTO DI UNA VIGNA ANTICA

L’azienda produce tutti vini in purezza, ad eccezione del Serramarrocco, di cui il produttore è follemente innamorato e di cui non esiste l’annata 2013, a causa di una brutta alluvione di fine estate che ha rovinato i raccolti. Questa linea rappresenta l’alta gamma di riferimento per il taglio bordolese non solo in Sicilia, ma anche in Italia, e alla pari col Sassicaia e il San Leonardo può essere considerata pura rappresentazione del territorio. Il 2011 è stata un’annata straordinaria per il Barone e il 2017 spettacolare per il Serramarrocco. Dalla Vigna delle Quojane, alle falde del monte Erice, dove vive un cospicuo gruppo di poiane che per un ingenuo e divertente errore di pronuncia in dialetto locale diventa “quojane”, si producono il Grillo – il miglior vitigno autoctono della Sicilia Occidentale – e lo Zibibbo. Per quest’ultimo è l’enologo Nicola Centonze, autorevole specialista del settore, che prese la decisione di imbottigliarlo per la prima volta nel 2009 e di cui oggi degustiamo il suo decennale. Dalla Vigna di Sammarcello, dedicata al padre e impiantata esclusivamente a Pignatello, la più antica varietà autoctona a bacca rossa del Trapanese, nasce sia il Sammarcello sia il Barone, che differiscono unicamente nell’affinamento; il primo fa solo vetro, mentre il secondo anche tonneau. I legni utilizzati sono barrique della capacità di 300 litri, di primo e secondo passaggio di rovere Tronçais di Allier, foresta “Demanio” demaniale “Francia” francese costituita soprattutto da “Quercus petraea” roveri e famosa per essere il più bel bosco di querce in Europa.

La degustazione | Barone di Serramarrocco

Oltre alle Vigne delle Quojane e di Sammarcello, l’azienda cura la Vigna del Capitano impiantata esclusivamente a Cabernet Sauvignon, la Vigna di Sammichele a Cabernet Franc e le Vigne di Sakkara del Baglio dove si trovano le pregevoli uve di Nero d’Avola.

Grillo del Barone 2019 Bianco Igp – Grillo 100 % – Gr. 13 % – € 15 Brillante giallo dorato risplendente di riflessi. Naso centrato su bouquet aromatico, coniuga mineralità a note fruttate di nespola e pesca gialla. Il palato è sapido, carezzato da note agrumate, preciso, pulito, elegante. Fresco, a lungo persistente.

Quojane di Serramarrocco 2019 Bianco Igp – Zibibbo 100 % – Gr. 12,5 % – € 15 Brillante giallo cristallino. Complesso e raffinato nelle sue declinazioni varietali, erbe, lavanda, salvia, pesca bianca e lieve tocco minerale. Palato sapido, succoso e fresco.

Sammarcello 2018 Rosso Igp – Pignatello 100 % – Gr. 12,5 % – € 16 Brillante rosso rubino con riflessi granato ai bordi, trasparente. Al naso offre intense sensazioni balsamiche, e vegetali di fieno, foglia di tabacco, effluvio di spezie, pepe nero, caffè, cioccolato. Palato fresco foderato di velluto tannico.

Serramarrocco 2015 Rosso Igp – Cabernet Sauvignon 85 % – Cabernet Franc 15 % – Gr. 13,5 % – € 40 Rosso rubino compatto. Etereo, lievemente ferroso, balsamico, note scure di tabacco ingentilite dal tempo, carruba, cipria. Palato complesso, elegante, tannini finissimi e ordinati. Fresco. Lungo .

Serramarrocco 2017 Rosso Igp – Cabernet Sauvignon 85 % – Cabernet Franc 15 % – Gr. 13,5 % – € 40 Rosso rubino intenso con tenui riflessi porpora, compatto. Cipria, liquirizia, pepe nero. Palato vigoroso, lungo ritorno balsamico e speziato non ostacolato da tannini gagliardi. Fresco. Persistente.

Barone di Serramarrocco 2015 Rosso Igp – Pignatello 100 % – Gr. 14 – € 38 Rosso rubino brillante. Al naso prominenti note eteree, cipria, tocco speziato. Fresco. Sapido. Lunghissima persistenza.

Barone di Serramarrocco 2017 Rosso Igp – Pignatello 100 % – Gr. 14 – € 38 Rosso rubino compatto. Materico. Al naso è speziato di note scure di tabacco. Il palato è fresco e sapido. Lunga persistenza. Riserverà grandissime soddisfazioni.

Migliori 20 Vini Siciliani

Fonte: italysfinestwines.it

Quali sono i migliori vini siciliani? Scopri la nostra lista con foto, descrizione e degustazione dei migliori 20 migliori vini siciliani. Dai vini più famosi a quelli meno noti delle migliori cantine della Sicilia.

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Barone di Serramarrocco 2015 – Barone di Serramarrocco

Al naso si articola complesso e fine tratteggiando note di amarena, viola mammola e tamarindo a cui si affiancano sfumature di garrigue, cioccolato bianco e toni speziati di pepe nero.

Il sorso è vivace con un’acidità di nerbo che dona freschezza e dei tannini spessi e avvolgenti legati sinergicamente a una sapidità minerale che amplifica il sorso. Finale di buona persistenza che conferma le note fruttate-floreale. Affina in tonneaux nuovi di Troncais Allier  per 18 mesi e 10 mesi in bottiglia.

Un vino di grande eleganza ed eloquenza olfattiva, sensazionale per versatilità nell’abbinamento gastronomico. Un’interpretazione molto accattivante di Pignatello, ideale sia per il consumo quotidiano che per cene con piatti ricchi e speziati. A pieno titolo tra i migliori vini siciliani.

Vitigni: Pignatello 100%
Prezzo indicativo:  45,00 €

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A Tavola coi delfini…

Fonte: www.atavolacoidelfini.com

Ci siamo conosciuti a Roma al Simposio, siamo nella stupenda Sicilia, finalmente dopo tanto tempo, nella terra di origine dei nonni di Tiziana Ingrassia, la nostra Chef, il cui cognome dice tutto ed ancora di più per l’incipit freudiano dovuto al “Pignatello”, che mi coinvolge ben oltre la qualità di questo vitigno  storico.

We met in Rome of Symposium, we are in the beautiful Sicily, finally after a long time, in the land of origin of the grandparents of Tiziana Ingrassia, our Chef, whose surname says everything and even more for the Freudian incipit due to the “Pignatello”, which involves me far beyond the quality of this historic vine.

Il blasone è una eredità che include il dovere di perpetuare il vino per la “Real Corte di Sicilia”, un vantaggio ed allo stesso tempo un impegno gravoso. Un vigneto aziendale di circa 22 ha,  con ridotto sesto d’impianto a basse rese, su terreno argilloso, scheletrico, con precipitazioni rare ed alluvionali.

The coat of arms is a legacy that includes the duty to perpetuate the wine for the “Royal Court of Sicily”, an advantage and at the same time a heavy commitment. A company vineyard of about 22 hectares, with a reduced planting size at low yields, on clayey, skeletal soil, with rare and alluvial rainfall.

Valutazione tecnica, in ordine di preferenza personale:

Technical evaluation, in order of personal preference:

Quojane di Serramarrocco 2019, 12,5% alcol, Zibibbo IGP Terre Siciliane, il mio preferito.
Giallo paglierino dorato, naso ampio e meraviglioso, menta, rosmarino, arancia tarocco, susina a polpa gialla, mela, minerale, erbe aromatiche e balsamiche. Un trastullo gaudente!

Quojane di Serramarrocco 2019, 12.5% alcol, Zibibbo IGP Terre Siciliane, my favorite.
Golden straw yellow, wide and wonderful nose, mint, rosemary, orange, yellow pulp plum, apple, mineral, aromatic and balsamic herbs. A pleasure-seeking toy!

Baglio di Serramarrocco 2018, 12,5% alcol, Nero D’Avola Doc Sicilia.
Colore rubino scuro, naso ampio ed elegante, morbido, fresco, piacevolmente tannico.

Baglio di Serramarrocco 2018, 12.5% alcol, Nero D’Avola Doc Sicilia.
Dark ruby color, wide and elegant nose, soft, fresh, pleasantly tannic.

Serramarrocco 2014,13,5% alcol, Cabernet Rosso Terre Siciliane IGP, Vigna del Capitano.
Tannico,  elegante, strutturato, il frutto concentrato di uve invecchiate,un gran vino rosso per intenditori.

Serramarrocco 2014, 13.5% alcol, Cabernet Rosso Terre Siciliane PGI, Vigna del Capitano.
Tannic, elegant, structured, the concentrated fruit of aged grapes, a great red wine for connoisseurs.

Il Grillo del Barone 2019, 13% alcol, Grillo Sicilia Doc.
Limpido, frutta gialla, agrumato, erbe aromatiche, sapido, piacevolissima persistenza.

Il Grillo del Barone 2019, 13% alcol, Grillo Sicilia Doc.
Clear, yellow fruit, citrus, aromatic herbs, savory, very pleasant persistence.

Marco Barone Di Serramarrocco è l’iconico proprietario di esperienza internazionale dal solido radicamento territoriale.

Marco Barone Di Serramarrocco is the iconic owner of international experience with solid local roots.

Nobiltà, professione e tradizione per produrre vini di gran qualità e valore, al quale da buon “Pignatello”, strizzo l’occhio onorato e divertito.

Nobility, profession and tradition to produce wines of great quality and value, to which as a good “Pignatello”, I wink honored and amused.

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Barone di Serramarrocco, Château del Mediterraneo

Fonte: L’ASSAGIATORE – di Alessandro Brizi, con la collaborazione di Riccardo Cassisa delegato regionale ONAV Sicilia

Un antico feudo vinicolo in un luogo incantato, un broker della finanza londinese che torna alle origini e tanto coraggio nelle scelte di tutti i giorni. Questo il mix, vincente, di un autentico spirito bordolese nel cuore del Mare Nostrum.
Il filosofo e padre del pragmatismo americano Ralph Waldo Emerson scriveva che «la fiducia in se stessi è l’essenza dell’eroismo». Un’etica individuale basata sulla passione e sul valore dell’azione che riassume, perfettamente, la storia della cantina Barone di Serramarrocco: Château tutto italiano nel cuore del Mediterraneo. Ci troviamo in provincia di Trapani, a Erice, luogo del mito di Afrodite e montagna sospesa tra mare ed etere che domina l’agro vinicolo più esteso d’Europa.
Qui la storia eroica di coloro i quali diverranno i baroni di Serramarrocco comincia con la peste del 1624, quella stessa raccontata dal Manzoni ne I promessi sposi. Durante l’epidemia il Capitano di Giustizia di Salemi e Signore di Serramarrocco Don Giovanni Antonio Marrocco y Orioles strappò a morte certa centinaia e centinaia di concittadini assicurando, a proprie spese, cure, ricoveri e pasti caldi, sorvegliando, al contempo, porti e approdi della zona, soggetti più che mai durante la pestilenza agli attacchi della pirateria ottomana. Tanto impegno e tale valore indussero Filippo IV, re di Spagna e di Sicilia, a elevare la signoria di Serramarrocco al rango di baronia, concedendo il medesimo privilegio su un feudo reale già allora famoso per la bontà delle sue uve, foriere dei più apprezzati vini della Reale Corte di Sicilia.


Sebbene nei secoli il feudo abbia sempre prosperato, per rivedere fulgida l’innata vocazione enologica di queste affascinanti quanto dure terre, bisognerà arrivare al 2001, anno in cui Marco Maria Marrocco Trischitta, barone di Serramarrocco, lascia il mondo della finanza dei Lloyd’s di Londra per tornare alle proprie radici. Investendo tutto il capitale accumulato in anni di lavoro nella City, decide di fare il vignaiolo a tempo pieno nell’antico feudo di famiglia, irresistibile magnete anche per un giovane broker di successo. Da questo momento in poi è un susseguirsi di atti di eroismo: personali, professionali, diversi da quello del lontano 1624 ma altrettanto coraggiosi e pionieristici nell’ambito di una definitiva riqualificazione dell’ambiente viticolo e rurale della campagna di Erice.
«In quegli anni – ricorda Marco di Serramarrocco – la selezione delle uve, con cloni di Cabernet sauvignon e franc provenienti dalla collezione dei Rothschild, lo studio dei suoli e del clima, ma soprattutto le alte densità per ettaro in campo, con 9.524 ceppi per ettaro per il Cabernet sauvignon e 7.143 per il Pignatello (altro nome del Perricone, N.d.R.) sono stati, sì, degli atti di puro eroismo in campo enoico».
L’investimento principale nei vigneti, totalmente ribaltati nelle forme e nella concezione rispetto alla “tradizione” del luogo, provocarono, così come racconta Marco, «un atteggiamento di distacco dei lavoratori locali, dovuto non solo alla non condivisione delle scelte ma anche alla preoccupazione di non avere proficui raccolti di uva negli anni a venire. L’obiettivo qui in Sicilia – spiega – anche dopo il Duemila era sempre la quantità; il mio era la qualità, una gioiosa qualità. I miei predecessori sostenevano che la vigna dovesse soffrire, io dico invece che la vigna deve gioire e la competizione tra le piante crea i presupposti di questa beatitudine. Le radici tendono sempre a ramificarsi orizzontalmente, soprattutto con la concimazione e l’irrigazione. Viceversa, la competizione radicale crea un muro di radici che costringe le stesse a scendere in profondità, assorbendo il più possibile le sostanze nutritive dei nostri terreni sassosi, di origine marina e ricchi di fossili».

“Io dico che la vigna deve gioire e la competizione tra
le piante crea i presupposti di questa beatitudine”


Proprio come per il broker londinese Max Skinner, protagonista del film Un’ottima annata (2006) interpretato da Russel Crowe, Marco di Serramarrocco si trova catapultato in una dimensione riottosa e quasi “ostile” al cambiamento ma, allo stesso tempo, ricca di stimoli, ricordi e curiose coincidenze. «Pensa – sorride Marco – che il film è stato girato nel palazzo del Lloyd’s di Londra e l’ufficio del personaggio di Russel Crowe era nel piano in cui io lavoravo. Poi, nel 2006, quando uscì il film, fu anche la prima annata del nostro vino Barone di Serramarrocco: un Pignatello in purezza, il nostro Coin Perdu». Ma i ricordi si inseguono nello sguardo e nel pensiero di Marco, che subito svela: «produrre vino di qualità era il sogno di mio padre Marcello, scomparso a 57 anni nel 1996, così quando venne meno anche mia nonna Maria Carmela, donna straordinariamente forte, ci fu quello che amo definire “il richiamo della foresta”. L’idea era di riprendere in mano il sogno di papà e la notte prima dell’8 luglio del 2003, giorno del primo imbottigliamento del Serramarrocco 2001, trovai nella sua biblioteca un libretto, Consigli sul metodo di coltivazione della vite, in cui c’era una dedica e l’augurio di realizzare il suo sogno di vignaiolo; alla data della dedica mio padre aveva 35 anni, 6 mesi e un giorno. Quell’8 luglio, quando la lessi, io avevo esattamente la sua stessa età: 35 anni, 6 mesi e un giorno».


Sei le vigne della tenuta, tutte oltre i 320 metri di altitudine (Vigna del Capitano, Sammarcello, Sammichele, Vigna delle Quojane, Vigna Sakkara e Vigna del Baglio), veri e propri cru che la Regione Sicilia, con il D.D.G. n° 3198 del 2 luglio 2013 ha voluto tutelare con la denominazione “Vigna di Serramarrocco”, primo vigneto riconosciuto della DOC Erice. La più antica è la Vigna del Capitano, poco meno di 3 ettari riservati al Cabernet sauvignon. Esclusivamente a Pignatello, invece, il vigneto Sammarcello, fondo di poco meno di 4 ettari dedicato al padre di Marco; mentre il regno del Cabernet franc è la Vigna Sammichele (2,2 ettari), patrono della famiglia Serramarrocco.
Nella Vigna delle Quojane, oltre a una storica famiglia di poiane da cui prende il nome, dimorano le varietà a bacca bianca Zibibbo e Grillo, mentre Vigna Sakkara (1,8 ettari) e Vigna del Baglio, poco meno di 5 ettari, sono “consacrate” al Nero d’Avola. «Facciamo due vendemmie all’anno – afferma il Barone di Serramarrocco – una negativa e una positiva. La prima è il passaggio degli anziani che conoscono perfettamente le vigne e decidono, escludendolo dalla raccolta, cosa non portare in cantina. Poi arrivano i giovani, che prendono quello che gli anziani hanno lasciato da raccogliere. In cantina poi, un’ulteriore selezione delle uve, eseguita per tutte le nostre etichette, completa la cernita». Le varietà sono sempre vinificate in vasche d’acciaio, ciascun vigneto separatamente, con lunga macerazione sulle bucce per quelle a bacca rossa, così da ricavare la massima estrazione di colore e tannino, predisponendo i vini anche a lunghi invecchiamenti. Questo il preludio delle etichette prodotte dai grappoli di Vigna del Capitano, Sammarcello, Sammichele e Sakkara: vini che riposano in barrique di rovere Tronçais di Allier di primo e secondo passaggio della capacità di 300 litri per 6 fino a 18 mesi, prima di andare in bottiglia e diventare testimoni, negli anni, del lavoro coraggioso ed eroico dell’unico, vero e inimitabile Château del Mediterraneo.

Barone di Serramarrocco: forza d’animo e risolutezza della fede nel vino

Fonte: nebwinelovers.com

La Sicilia non è solo un’isola, uno scoglio. La Sicilia è una fantasia, “una dimensione fantastica”, come amava descriverla Sciascia. La Sicilia è il paese delle arance, dei pistacchi, dei campi fioriti, dei pupi, dei vulcani; è un’isola di scrittori illustri, di grandi nobiltà e di antichissime tradizioni. 

La Sicilia è emozione in ogni sua sfaccettatura: una di queste è il vino. Non a caso la zona di Trapani, assieme a Marsala, la piccola Erice e Salemi, costituisce una delle aree geografiche che meglio si adattano alla coltivazione della vitis vinifera. Ciò è testimoniato dai 66mila ettari di vigneti che la rendono la provincia con la più vasta superfice vitata, non solo d’Italia ma addirittura d’Europa.

Facciamo un passo indietro, nel XVII secolo esattamente nel 1624 quando la Sicilia vede il dilagare della peste e la miracolosa scoperta delle ossa di S.Rosalia a Palermo, divenuta poi patrona della città, contribuisce a debellare la pestilenza.

In quell’occasione Don Giovanni Antonio Marrocco y Orioles, Signore di Serramarrocco e Capitano di Giustizia di Salemi, si vide riconosciuto per il suo coraggio nel salvare la popolazione dalla malattia, Sua Maestà il Re Filippo IV di Spagna e di Sicilia, elevò la Signoria di Serramarrocco “con mero e misto imperio” in Baronia. Stesso privilegio viene concesso su un Feudo Reale già noto allora per l’estensione dei vigneti e la qualità delle uve, destinate secondo la tradizione, alla produzione dei vini per la Real Corte di Sicilia.

Barone di Serramarrocco: la rinascita della storica cantina

Da quelle stesse terre, quattro secoli dopo, continuano ad essere vendemmiati i vini di Serramarrocco, anno dopo anno.  Dal 2001 Marco di Serramarrocco, dopo una carriera come Lloyd’s broker a Londra, è tornato nella propria terra prendendo in mano le redini dell’azienda, tanto amata dai nonni che sono riusciti a preservare le amate barbatelle di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc discendenti direttamente da quelle di ChateauLafiteRotschild, riconosciute dal governo francese.

La cantina di Serramarrocco è oggi composta da una superficie di circa 60 ettari, di cui 22 riconvertiti in vigneto sulla base di un’indagine preliminare di microzonazione, che ha consentito di identificare, il rapporto tra territorio e caratterizzazione dei vini. Inoltre il Barone ha attuato in vigna la competizione radicale: le radici non possono espandersi orizzontalmente e sono costrette a espandersi verso il basso, traendo nutrimento dell’intera varietà organolettica che il terreno può donare. La Vigna del Capitano raggiunge la densità di 9524 ceppi per ettaro, la stessa identica densità dei cugini francesi dello ChateauLafiteRotschild.

La vigna di Serramarrocco, a doppio alberello, potata a metodo Guyot, si può considerare un vero e proprio clos, con diversi cru: Vigna del Capitano, Sammarcello, Sammichele, Sakkara e Vigna delle Quojane dove individuiamo Cabernet Franc, Cabernet SauvignonPignatello, Nero d’Avola, Zibibbo e Grillo. Nessun tipo di trattamento, solo la nuda e cruda natura che rende l’uva quella che è. 


I vini del Barone di Serramarrocco

Ogni vino che nasce e cresce ha una sua precisa identità. Ecco l’elenco dei vini prodotti dall’azienda agricolo alle pendici del monte Erice:

  • Il Barone di Serramarrocco è un grande rosso, l’uva è il Pignatello, una varietà autoctona di pregio il cui declino sembrava inarrestabile. Il vino affina in barrique francesi di pregio: al naso ha sentori di tabacco, leggera speziatura e cigar box.
  • Il Serramarrocco è un blend bordolese, di eccellente spessore; potente ma al contempo morbido. Prodotto con la migliore selezione di uve Cabernet Sauvignon raccolte a mano nella Vigna del Capitano e da uve Cabernet Franc raccolte manualmente nella Vigna di Sammichele. Il colore è sgargiante, vivace, intenso mentre il sorso, caldo e corposo, svolta verso una tonalità tannica vivace ma non aggressiva. Il sapore oscilla tra note balsamiche, un tocco di liquirizia e qualche punta di frutta secca.
  • Il Nero di Serramarrocco è un rosso mediterraneo, tipica espressione del Nero d’Avola che lo compone. Vino fine e al contempo complesso, il Nero di Serramarrocco nasce da uve Nero d’Avola raccolte a mano nella Vigna di Sakkara. Elevato in tonneaux di Troncais di Allier di 500 lit. di secondo passaggio e media tostatura per 8 mesi. Non possono non mancare i 6 mesi di affinamento in bottiglia.
  • Considerato il petit vin del Barone, il Sammarcello è il più rappresentativo dell’azienda. Colore rubino intenso, dai lampi di porpora, caratterizzato da profumi di viola, rose ed eucalipto con aromi balsamici di frutti di bosco, cioccolata all’arancia, amarena e liquirizia. Tannini setosi esaltano la struttura in un finale lungo e fruttato. Prodotto con uve Pignatello raccolte a mano nella Vigna di Sammarcello da cui prende il nome, il vino viene vinificato in acciaio con macerazione sulle bucce per 12/15 giorni a 22-24° C. 5 mesi di affinamento in bottiglia.
  • Uno Zibibbo in purezza e vinificato secco, le Quojane di Serramarrocco, da uve raccolte a mano nella Vigna delle Quojane, si distingue per la fragranza fruttata, la complessità dei profumi di agrumi, di cedro, mela verde ed erbe officinali che si fondono con sentori di fiori di zagara, lavanda, menta, rosmarino, esaltandone la balsamicità silvestre. Un tripudio floreale che ben pochi vini riescono ad avere. L’intensità̀ del bouquet, la mineralità e la lunghezza del finale, ne fanno un vino di classe che rappresenta al meglio il terroir della Serramarrocco

Eleganza e territorialità sono le parole chiave del lavoro nella Vigna del Barone, azienda unica sul territorio. In ognuno dei vini di Serramarrocco si sente la terra dove il ceppo d’uva è stato piantato; si accarezza il vento che sfiora le colline che da Erice discendono a Trapani fino a mescolarsi con la brezza marina; si vede l’intera, vera, essenza della nobiltà Gattopardiana che con la sua eleganza e la sua compostezza, con un occhio guarda indietro alla sua storia, ma intanto volge il viso al futuro.

Quojane di Serramarrocco Terre siciliane IGP 2016, l’amore per la Sicilia in un calice di pura poesia

Fonte: Wine Winery

“Il meglio del vivere sta in un lavoro che piace e in un amore felice” (Umberto Saba). Quella del “Quojane di Serramarrocco” non è soltanto la storia di un vino, ma il racconto di una scelta di vita, la testimonianza di un legame profondo con la Sicilia e la sua terra senza eguali. Marco di Serramarrocco, discendente diretto di quel Don Giovanni Antonio Marrocco y Orioles che nel 1624 ebbe in dono dal re Filippo IV di Spagna la Baronia e il feudo reale che ancora oggi conosciamo per le sue vigne, quell’amore e quel lavoro li ha sentiti profondamente. A tal punto da decidere di abbandonare una sicura carriera nei Lloids di Londra per scrivere una nuova pagina nella storia della sua famiglia. “Il vino è la mia isteria – trovo scritto in un’intervista a Gambero Rosso di qualche anno fa – quello che voglio mettere nella bottiglia è la somma dei desideri e delle ferite, dei ricordi e della realtà” (Marco di Serramarrocco).

Con un intento del genere è facile capire come parlare del Quojane, così come di un qualunque altro vino della Serramarrocco, è affondare a piene mani nell’orgoglio e nella tenace volontà di una stirpe di sangue blu, capace di portare avanti un progetto vocato all’eccellenza e alla dedizione totali.

Siamo sulla costa occidentale dell’isola, Erice è a un tiro di schioppo, poco più. I ruderi del baglio di Serramarrocco dominano l’intera azienda, la cui vista mozzafiato si spinge fino alle Egadi e al bosco della Montagna Grande. Qui i venti marini soffiano con sagace persistenza, mitigando il clima e favorendo un terroir in grado di dar vita a prodotti unici.

Come per il Quojane Bianco Terre siciliane IGP 2016, uno zibibbo secco in purezza davvero particolare. Il nome del vino è la trasposizione dialettale del termine “poiana”, il rapace che nidifica ogni anno fra i filari della vigna detta, appunto, delle Quojane.

Già il colore ci sorprende col suo giallo paglierino carico dagli intensi riflessi dorati e sfumature color rame. Un vino dalla consistenza piena e generosa, limpido, trasparente e piacevolmente scorrevole.

I profumi che sprigiona sono invece molteplici e complessi, difficile credere che possano essere contenuti tutti in una bordolese da 0,75! C’è sicuramente l’impronta dello zibibbo, vitigno aromatico, qui gestito molto bene in maniera tale da renderlo composto e gradevole, senza eccessive ridondanze olfattive o sbavature di qualunque tipo. C’è l’agrume, forte e pieno coi suoi fiori di zagara, c’è la frutta candita, ci sono note lampanti di miele, pesche noce e un dolce floreale di gelsomino. Chiude il balsamo della mentuccia che rinfresca e conforta le narici.

“…io mi posseggo e piego alle tue acque a bermi il cielo, fuga soave d’alberi e d’abissi” (Autunno, Salvatore Quasimodo). Sul palato scopriamo un vino bianco dalla bella struttura generale, di corpo, caldo e morbido. Tornano gli aromi percepiti al naso, adesso fusi insieme e sostenuti da un’acidità misurata così come da una mineralità pimpante e vivace. Il finale chiude lungo con note di mandorla, il tutto nel segno della classe e della finezza allo stato puro.

Uno zibibbo secco di difficile imitazione, da accompagnare a piatti di pesce grigliato o crostacei, ma soprattutto alla lettura di di versi indimenticabili come quelli di Umberto Saba o Salvatore Quasimodo. Magari all’ombra di un palmizio di fronte a uno di quei tramonti indimenticabili che solo la Sicilia è in grado di regalare, e nelle orecchie Rain di Ryuchi Sakamoto…

Luigi Marchioni

Migliori 20 Cabernet Sauvignon Italiani

Fonte: italysfinestwines.it

Una lista con foto, descrizione e degustazione dei 20vini Cabernet Sauvignon italiani rapporto qualità prezzo. Dai Cabernet Sauvignon più famosi a quelli meno noti delle migliori aziende. 

Una lista con fotodescrizione e degustazione dei 20 migliori vini Cabernet Sauvignon italiani rapporto qualità prezzo. Dai Cabernet Sauvignon più famosi a quelli meno noti delle migliori aziende. 

Cabernet Sauvignon in Italia

ll Cabernet-Sauvignon è un vitigno a bacca rossa originario di Bordeaux capace di produrre vini di grande eleganza e longevità. E’ noto anche per l’assemblaggio con il Merlot nei tagli bordolesi, divenuti famosi in italia nella zona di Bolgheri. Il Cabernet Sauvignon in Italia è coltivato principalmente in Veneto, Sicilia, Toscana e minore parte, anche in Emilia Romagna, Friuli, Umbria e Trentino Alto Adige.

Per approfondire leggi l’articolo dedicato al Cabernet Sauvignon. 

Cabernet Sauvignon più famosi in Italia

Quali sono i vini Cabernet Sauvignon più famosi in Italia?

Il Cabernet Sauvignon in Italia ha dato vita agli ormai famosi e pluripremiati vini come per esempio il Sassicaia di Tenute San Guido (con percentuali di Cabernet Franc), il Darmagi di Gaja, il Coniale di Castellare di Castellina, il ‘Lupicaia di Castello del Terriccio, il Lafóa di Colterenzio, il Toren Riserva di Tiefenbrunner o il Collezione Privata e Collezione De Marchi di Isole e Olena, ma anche altri vini di grande qualità ma con prezzo più accessibile per tutti.

Vediamo quindi insieme una lista degli migliori 20 vini Cabernet Sauvignon italiani rapporto qualità prezzo e scopriamo le loro caratteristiche con la nostra degustazione in modo che ognuno possa trovare il migliore Cabernet Sauvignon adatto ai propri gusti.

MIGLIORI 20 CABERNET SAUVIGNON ITALIANI RAPPORTO QUALITÁ PREZZO

#3 Serramarrocco 2015 – Barone di Serramarrocco

Degustazione: Olfattivamente si svela complesso e fine delineando toni di mora di rovo matura e ciliegia sottospirito a cui si affiancano timbri speziati di pepe nero, cioccolato bianco, eucalipto, note di resina, torrefazione e una leggera riminiscenza di sottobosco. Al palato ha un sensazionale corredo polifenolico con dei tannini coinvolgenti, maturi e compatti che creano una dialettica appassionante con l’acidità vivace favorendo equilibrio, armonia e godibilità al sorso.

Un blend siciliano di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc voluminoso e dal carattere mediterraneo: balsamico e d’imperitura persistenza. Meritatamente tra i migliori Cabernet italiani.

Alcol: 13,5 %
Vitigni: Cabernet Sauvignon 85% Cabernet Franc 15 %
Regione: Sicilia (Trapani)

Prezzo indicativo: 30 €

Degustazioni dei MIGLIORI Vini d’Italia

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Fonte: italys fine stwines.it

Serramarrocco 2015 – Barone di Serramarrocco

La nostra degustazione del vino Serramarrocco 2015 di Barone di Serramarrocco, completa di note di affinamento, denominazione, uvaggio, temperatura di servizio e volume alcolico.

Il vino Serramarrocco 2015 di Barone di Serramarrocco ha un colore rosso rubino brillante e impenetrabile. Olfattivamente si svela complesso e fine delineando toni di mora di rovo matura e ciliegia sottospirito a cui si affiancano timbri speziati di pepe nero, cioccolato bianco, eucalipto, note di resina, torrefazione e una leggera riminiscenza di sottobosco.

Al palato ha un sensazionale corredo polifenolico con dei tannini coinvolgenti, maturi e compatti che creano una dialettica appassionante con l’acidità vivace favorendo equilibrio, armonia e godibilità al sorso.

Finale denso di sensazionale lunghezza in cui riecheggiano penetranti il frutto e le spezie. Affina 12 mesi in tonneaux nuovi di 500 lt. di rovere Troncais di Allier di media tostatura e successivamente 8 mesi in bottiglia

Un blend siciliano di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc voluminoso e dal carattere mediterraneo: balsamico e d’imperitura persistenza. Meritatamente tra i migliori Cabernet italiani.

Annata2015
DenominazioneTerre Siciliane IGP
VitigniCab. Sauvignon 85% Cab. Franc 15%
Alcol13,5%
Temperatura di servizio16 – 18 °C

Barone di Serramarrocco 2015 – Barone di Serramarrocco

La nostra degustazione del vino ‘Barone di Serramarrocco’ 2015 di Barone di Serramarrocco, completa di note di affinamento, denominazione, uvaggio, temperatura di servizio e volume alcolico.BARONE DI SERRAMARROCCO

Il vino ‘Barone di Serramarrocco’ 2015 di Barone di Serramarrocco è caratterizzato da rosso rubino vivace ed impenetrabile. Al naso si articola complesso e fine tratteggiando note di amarena, viola mammola e tamarindo a cui si affiancano sfumature di garrigue, cioccolato bianco e toni speziati di pepe nero.

Il sorso è vivace con un’acidità di nerbo che dona freschezza e dei tannini spessi e avvolgenti legati sinergicamente a una sapidità minerale che amplifica il sorso. Finale di buona persistenza che conferma le note fruttate-floreale. Affina in tonneaux nuovi di Troncais Allier da 500 lit. di media tostatura per 18 mesi. 10 mesi di affinamento in bottiglia.

Un vino di grande eleganza ed eloquenza olfattiva, sensazionale per versatilità nell’abbinamento gastronomico. Un’interpretazione molto accattivante di Pignatello, ideale sia per il consumo quotidiano che per cene con piatti ricchi e speziati.

Annata2015
DenominazioneTerre Siciliane IGP
VitigniPignatello 100%
Alcol13,5%
Temperatura di servizio16 – 18 °C

Quojane di Serramarrocco 2019 – Barone di Serramarrocco

La nostra degustazione del vino Quojane di Serramarrocco 2019 di Barone di Serramarrocco, completa di note di affinamento, denominazione, uvaggio, temperatura di servizio e volume alcolico.BARONE DI SERRAMARROCCO

Il vino Quojane di Serramarrocco 2019 di Barone di Serramarrocco si apre al naso ricco di sfaccettature, tra agrumate note zagare, melone, finocchietto selvatico, garrigue e pan brioche. In bocca si svela ricco, fresco e di nerbo, con un finale piacevolmente sapido che amplifica le sensazioni allungandosi verso un finale armonico e di sensazionale persistenza in cui riecheggia protagonista il frutto e le sensazioni mediterranee.

Straordinaria interpretazione di Zibibbo secco: quadro olfattivo molto complesso e seducente, struttura equilibrio e sapidità. Si staglia aromatico ed elegante al naso per svelarsi minerale, ricco e persistente al palato.

Annata2019
DenominazioneTerre Siciliane IGP
VitigniZibibbo
Alcol12,5%
Temperatura di servizio10 – 12 °C

I pregiati vini di Serramarrocco

Fonte: AgricolturaNews

Nel lontano 1624 Don Giovanni Antonio Marrocco y Orioles, Signore di Serramarrocco e Capitano di Giustizia di Salemi, si distinse per avere salvato la popolazione dalla peste che devastò la Sicilia. Per il coraggio e l’abnegazione mostrati, il Re Filippo IV di Spagna e di Sicilia elevò la Signoria di Serramarrocco in Baronìa “con mero e misto imperio”, concedendo lo stesso privilegio su un “feudo della Corona” già noto allora per l’estensione dei vigneti e la qualità delle loro uve destinate, secondo la tradizione, alla produzione dei vini per la Real Corte di Sicilia. Da quelle stesse terre nascono i vini di Serramarrocco, dove dal 2001 Marco di Serramarrocco, dopo una lunga carriera come Lloyd’s broker a Londra, è tornato ed ha iniziato il progetto di riordino fondiario del fulcro dell’ex feudo. In virtù della tradizione vitivinicola, la Regione Sicilia ha tutelato i vigneti sotto la denominazione “Vigna di Serramarrocco” come la prima vigna a Denominazione di Origine Protetta Erice e della provincia di Trapani. Si tratta, inoltre, della vigna con la più alta densità di viti per ettaro della Sicilia Occidentale. “La Serramarrocco, in veste di azienda agricola, è oggi composta da una superficie di circa 60 ettari, di cui 22 riconvertiti in vigneto sulla base di un’indagine preliminare di microzonazione, che ha consentito di identificare, al meglio, il rapporto tra territorio e vitigno” esordisce Marco di Serramarrocco; “la Vigna si distingue in sei “Crus” così denominati: Vigna del Capitano, Sammarcello, Sammichele, Sakkara, del Baglio e delle Quojane. I vitigni coltivati sono Pignatello, Nero d’Avola, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Zibibbo, Grillo”.

Come ottenere vino “carbon free”

Gli appezzamenti, coltivati con sistemi di allevamento ad alta densità che variano dai 6.250 ai 9.524 ceppi per ettaro, sono destinati ad una produzione di bassa resa, tale da garantire la massima estrazione qualitativa di ogni vitigno ed esaltarne il patrimonio organolettico. “Dalla vigna alla cantina, ogni attività è focalizzata a mantenere l’integrità del frutto ed il suo patrimonio organolettico che impone particolare attenzione nell’utilizzo di trattamenti biologici, qualora necessari, in combinazione con prodotti fitofarmaci, rigorosamente a basso impatto ambientale, effettuati, unitamente alla lavorazione meccanica del sotto fila, senza l’utilizzo di diserbanti” aggiunge l’imprenditore; “le energie alternative hanno due obiettivi strategici: la necessità di contribuire alla riduzione della dipendenza energetica e l’impegno a concorrere al contrasto dei cambiamenti climatici. Ma in realtà, il successo delle energie rinnovabili in Sicilia è stato fortemente condizionato dalla mera incentivazione economica. Negli ultimi 15 anni si è assistito ad un susseguirsi di normative incentivanti l’utilizzo di energie alternative, quali l’eolico ed il fotovoltaico, con una crescita dissennata senza un’adeguata valutazione del severo impatto ambientale, paesaggistico, faunistico che tali impianti avrebbero ed hanno causato irrimediabilmente sul territorio.  Molti di essi non sono nemmeno mai stati messi in funzione”. In materia, Marco ha una sua idea: “Trovo interessante e meritevole di approfondimento, nell’ambito di una viticoltura sostenibile, l’utilizzo di CO2 prodotta dalla fermentazione del mosto, per la produzione di ”metano verde”, quale esempio concreto di economia circolare applicato all’agricoltura. L’obiettivo sarebbe quello di sostituire il normale gasolio di origine petrolifera utilizzato dagli attuali trattori per la coltivazione delle vigne. Questo metano sintetico verrebbe utilizzato per la coltivazione delle vigne sostituendo in toto i combustibili di origine fossile. Tutto ciò renderebbe il prodotto “vino” carbon free, cioè senza alcuno impatto ambientale”.

Il bambuseto

Un altro progetto in cantiere è la realizzazione di un Bambuseto. “Una pianta, il Bambù gigante, dalle molteplici prerogative, che consente, tra le altre, il filtraggio delle polveri sottili e la protezione dal rischio idrogeologico” spiega Serramarrocco. “Inoltre, un ettaro di bambù gigante riesce ad assorbire 17 tonnellate di anidride carbonica in un anno. Le piante assorbono 5 volte la quantità di biossido di carbonio e producono circa il 35% in più di ossigeno, a parità di proporzioni, rispetto ad una foresta di alberi, riducendo quindi i gas responsabili dell’effetto serra”. A livello di contesto generale, Serramarrocco rileva “una maggior consapevolezza ed attenzione da parte dell’Unione Europea, e degli organismi internazionali, sull’inestimabile ricchezza della nostra agricoltura, della biodiversità e morfologia dei nostri territori di eccezionale valore universale, piuttosto che dal nostro Governo. Un esempio su tutti, ed il più recente, è la notizia dell’inserimento del comune di Trapani e di Calatafimi Segesta e di altri comuni siciliani tra le aree idonee alla costruzione del deposito nazionale di rifiuti nucleari, che andrebbe a coprire un’area di oltre 150 ettari. La provincia di Trapani è la più vitata d’Europa, con oltre 66.000 ettari di vigneto, ed è un tesoro paesaggistico naturale su cui non credo sia necessario soffermarci, così come lo straordinario parco archeologico del Tempio e dell’Anfiteatro di Segesta dell’omonimo comune. Fortunatamente il sindaco di Trapani con l’amministrazione comunale ed il governo regionale hanno immediatamente reagito con le giuste ed ovvie opposizioni a questo infausto progetto. Quello che serve è un piano agricolo nazionale che, partendo dalle nostre eccellenze regionali, disegni il futuro prossimo della nostra agricoltura, assoluto patrimonio del paese”.

Resilienza, nonostante tutto

Nel difficile momento legato alla pandemia non mancano, naturalmente, altre criticità. “Nonostante i proclami e le promesse di aiuto da parte del Governo e delle banche nulla di tutto questo è stato effettivamente attuato”, osserva Serramarrocco. “Le banche hanno rispettato le disposizioni governative sulle moratorie dei mutui, ma non hanno intenzione di correre alcun rischio, concedendo infatti alle piccole aziende, nel caso, solo i finanziamenti garantiti al 100% dal Medio credito e da Ismea con somme certamente insufficienti ad affrontare i danni economici causati da questa pandemia. Come sempre le banche danno credito, per ovvi motivi, alle grandi aziende, lasciando alla deriva i piccoli agricoltori che sono invece la colonna vertebrale di questa nostra economia. Questo scenario continuerà per tutto il 2021, senza altre illusioni. Conditio sine qua non in questo difficile frangente è la capacità di alzare il grado di resilienza. I danni causati dalla pandemia hanno acuito una crisi strutturale del nostro Paese dovuta all’incapacità di far percepire il grande valore dei nostri prodotti agricoli, ad una distribuzione delle colture che non tutela le eccellenze territoriali, ad una esagerata burocrazia e alla difficoltà di creare una classe di lavoratori agricoli di alto livello e quindi posti di lavoro. Nonostante quanto sopra, sono ottimista nel medio lungo periodo. Vi sarà una grande ripresa e non potrebbe essere altrimenti. L’Italia possiede la più alta biodiversità della terra, con  7.000 specie vegetali, 1200 varietà autoctone di vitigni, oltre 500 cultivar di ulivo, su una superficie terrestre pari al 0,5 % di quella mondiale”.

di Antonio Longo

Italys finest wines: Barone di Serramarrocco

Fonte: Italys finest wines

(TRAPANI) Barone di Serramarrocco produce vini a Trapani ispirati alla tradizione ma con un approccio moderno. La produzione include vini ottenuti da vitigni autoctoni come Pignatello, Nero d’Avola, Greco e Zibibbo ma anche gli internazionali Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc.

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La Storia di Barone di Serramarrocco

L’azienda Barone di Serramarrocco si trova a Fulgatore, in provincia di Trapani alle pendici del monte Erice.

Lo sguardo qui si fa spazio tra dolci colline e pendii boschivi che degradano sul Mar mediterraneo,  con vista sulle le vigne ventilate con brezze marine.Come è ben noto, i luoghi più belli sono spesso anche i più vocati per la produzione di vini.

Ed è infatti qui che Marco di Serramarrocco, in seguito a una carriera nel mondo della finanza, ha deciso di fondare l’azienda Barone di Serramarrocco nel 2001, recuperando l’ex feudo che vantava una storia secolare datata al 1624.

L’azienda ad oggi conta oltre 60 ettari di cui 22 coltivati a vite, individuati attraverso un meticoloso studio di zonazione per individuare le caratteristiche pedoclimatiche più favorevoli alla produzione di vini di pregio.
L’azienda Barone di Serramarrocco è specializzata sulla produzione di vini Siciliani ottenuti da vitigni autoctoni come Nero d’AvolaPignatelloZibibbo e Grillo. La linea è inoltre impreziosita da un interessante blend ispirato alla Rive Gauce di Bordeaux ma in chiave mediterranea, ottenuto da Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc.

Terroir dei vini di Barone di Serramarrocco

I vigneti di Barone di Serramarrocco sono dislocati oltre 22 ettari vigneti con esposizioni variabili e altitudini che oscillano intorno ai  400 metri di altitudine.
Il clima qui è favorito dall’azione termoregolatrice del Mar Mediterraneo: la fresca brezza marina mitiga il caldo accarezzando le vigne nei mesi estivi, mentre il Monte Erice le protegge d’inverno dai venti del nord, e le altitudini favoriscono delle buone escursioni termiche, provvidenziali per la finezza aromatica delle uve.

I terrenidove nascono i vini di Barone di Serramarrocco sono composti da matrici argillose e calcaree particolarmente ricchi di micronutrienti minerali.

Queste caratteristiche pedoclimatiche dei vigneti di Barone di Serramarrocco sono estremamente favorevoli per un’ottima maturazione delle uve, e per la realizzazione di vini di grande struttura, nerbo carattere, in particolar modo per varietà come quelle autoctone della Sicilia.

E i vitigni tradizionali sono i protagonisti della produzione dei vini di Barone di Serramarrocco, che nell’areale trapanese trovano un habitat ideale, dando vita a vini ricchiintensi e dalla grande espressività olfattiva che esaltano in particolar modo i timbri minerali sapidi, i profumi profondi.

Filosofia dei vini di Barone di Serramarrocco

Il legame con la tradizione vinicola siciliana e in particolar modo trapanese, è sicuramente un elemento chiave nella produzione dei vini di Barone di Serramarrocco. La tradizione tuttavia, come bene è stato appreso in Sicilia, per essere efficace non può prescindere dalla dialettica con il presente.

Per questo motivo Barone di Serramarrocco vinifica quasi esclusivamente vitigni appartenenti alla tradizione siciliana adottando tecniche enologiche moderne, massimizzando la potenzialità offerta dal territorio di Trapani.
Altro aspetto imprescindibile per la produzione vini di Barone di Serramarrocco è il pieno rispetto della biodiversità e la sostenibilità ambientale.

L’azienda infatti opera un’agricoltura biologica, anche se non certificata, adottando scelte dal minimo impatto ambientale. Barone di Serramarrocco è inoltre una delle prime aziende della Sicilia occidentale ad aver sperimentato una viticoltura di qualità adottando una minore produzione di uve a ceppo e maggiore densità per ettaro (in certi casi anche 9000 ceppi per ettaro). Una strategia che rappresenta una novità in questo territorio, ma che è stata ampiamente sperimentata con successo da prestigiose aziende di Bordeaux ma anche della Sicilia Orientale.

Vini di Barone di Serramarrocco

La produzione dei vini di Barone di Serramarrocco rispecchia la tradizione dei vini del Trapenese.

Particolarmente interessanti tra i vini il Barone di Serramarrocco, a base Pignatello, che rappresenta il fiore all’occhiello della produzione, realizzata a partire dai vigneti più vocati dell’azienda.

Si tratta di un vino coraggioso e di rara eleganza che scommette sulla valorizzazione del carattere varietale del Pignatello. Il Barone di Serramarrocco incalza al naso con profumi eloquenti floreali e fruttati, arricchiti dalle spezie dolci delle barriques di Troncais sapientemente integrate.

Tra i vini rossi di grande interesse anche il Serramarrocco, una sorta d’interpretazione siciliana del taglio bordolese a base Cabernet Sauvignon Cabernet Franc. Si tratta di un vino voluminoso, dal sensazionale corredo polifenolico e da profumi fruttati penetranti,  impreziositi da timbri di torrefazione e sfumature balsamiche.

Di grande interesse anche l’ottimo vino bianco ‘Grillo del Barone’ un vino di grande sapidità che spande penetranti sensazioni di frutti esotici e a polpa gialla, “nuances” floreali di camomilla, e impreziosite da suggestioni di salsedine.

Tra i vini bianchi spicca ancheil ‘Quojane di Serramarrocco a base Zibibbo, un vino biancodisensazionale struttura ed avvolgenza, che tratteggia al naso seducenti note agrumate, e di frutti tropicali affiancati da finocchietto selvatico e riminiscenze di macchia mediterranea.

Tra gli altri vini di Barone di Serramarrocco vi è il Sammarcello, ottenuto da Pignatello.  Si tratta del un vino rosso più rappresentativo dell’azienda:  longilineo e floreale, molto scorrevole e immediato al palato. Ideale nell’abbinamento con antipasti a base di salumi e formaggi siciliani.La produzione dei vini di Barone di Serramarrocco si chiude con due vini dall’ottimo potenziale gastronomico come il Baglio di Serramarrocco e il Nero di Serramarrocco, entrambi a base Nero d’Avola, immancabile vitigno autoctono siciliano.

Tutti vini di  grande carattere, che contemperano grande finezza olfattiva, sapidità e ricchezza al palato. Una testimonianza ancora una volta delle grandi potenzialità espressive del terroir del Trapanese.