Migliori 20 Cabernet Sauvignon Italiani # 3

Fonte: italysfinestwines.it

Una lista con foto, descrizione e degustazione dei 20vini Cabernet Sauvignon italiani rapporto qualità prezzo. Dai Cabernet Sauvignon più famosi a quelli meno noti delle migliori aziende. Vuoi indicarci un vino? Scrivici.

Una lista con fotodescrizione e degustazione dei 20 migliori vini Cabernet Sauvignon italiani rapporto qualità prezzo. Dai Cabernet Sauvignon più famosi a quelli meno noti delle migliori aziende. 

CABERNET SAUVIGNON IN ITALIA

ll Cabernet-Sauvignon è un vitigno a bacca rossa originario di Bordeaux capace di produrre vini di grande eleganza e longevità. E’ noto anche per l’assemblaggio con il Merlot nei tagli bordolesi, divenuti famosi in italia nella zona di Bolgheri. Il Cabernet Sauvignon in Italia è coltivato principalmente in Veneto, Sicilia, Toscana e minore parte, anche in Emilia Romagna, Friuli, Umbria e Trentino Alto Adige.

Per approfondire leggi l’articolo dedicato al Cabernet Sauvignon. 

migliori cabernet sauvignon qualita prezzo2


I CABERNET SAUVIGNON ITALIANI PIÚ FAMOSI

Il Cabernet Sauvignon in Italia ha dato vita agli ormai famosi e pluripremiati vini come per esempio il Sassicaia di Tenute San Guido (con percentuali di Cabernet Franc), il Darmagi di Gaja, il Coniale di Castellare di Castellina, il ‘Lupicaia di Castello del Terriccio, il Lafóa di Colterenzio, il Toren Riserva di Tiefenbrunner o il Collezione Privata e Collezione De Marchi di Isole e Olena, ma anche altri vini di grande qualità ma con prezzo più accessibile per tutti.

Vediamo quindi insieme una lista degli migliori 20 vini Cabernet Sauvignon italiani rapporto qualità prezzo e scopriamo le loro caratteristiche con la nostra degustazione in modo che ognuno possa trovare il migliore Cabernet Sauvignon adatto ai propri gusti.

# 3 – Barone di Serramarrocco 2015 – Barone di Serramarrocco

Degustazione: Olfattivamente si svela complesso e fine delineando toni di mora di rovo matura e ciliegia sottospirito a cui si affiancano timbri speziati di pepe nero, cioccolato bianco, eucalipto, note di resina, torrefazione e una leggera riminiscenza di sottobosco. Al palato ha un sensazionale corredo polifenolico con dei tannini coinvolgenti, maturi e compatti che creano una dialettica appassionante con l’acidità vivace favorendo equilibrio, armonia e godibilità al sorso.

Un blend siciliano di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc voluminoso e dal carattere mediterraneo: balsamico e d’imperitura persistenza. Meritatamente tra i migliori Cabernet italiani.

Alcol: 13,5 %
Vitigni: Cabernet Sauvignon 85% Cabernet Franc 15 %
Regione: Sicilia (Trapani)

Prezzo indicativo: 30 €

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Italys finest wines: Barone di Serramarrocco

Fonte: Italys finest wines

(TRAPANI) Barone di Serramarrocco produce vini a Trapani ispirati alla tradizione ma con un approccio moderno. La produzione include vini ottenuti da vitigni autoctoni come Pignatello, Nero d’Avola, Greco e Zibibbo ma anche gli internazionali Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc.

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La Storia di Barone di Serramarrocco

L’azienda Barone di Serramarrocco si trova a Fulgatore, in provincia di Trapani alle pendici del monte Erice.

Lo sguardo qui si fa spazio tra dolci colline e pendii boschivi che degradano sul Mar mediterraneo,  con vista sulle le vigne ventilate con brezze marine.Come è ben noto, i luoghi più belli sono spesso anche i più vocati per la produzione di vini.

Ed è infatti qui che Marco di Serramarrocco, in seguito a una carriera nel mondo della finanza, ha deciso di fondare l’azienda Barone di Serramarrocco nel 2001, recuperando l’ex feudo che vantava una storia secolare datata al 1624.

L’azienda ad oggi conta oltre 60 ettari di cui 22 coltivati a vite, individuati attraverso un meticoloso studio di zonazione per individuare le caratteristiche pedoclimatiche più favorevoli alla produzione di vini di pregio.
L’azienda Barone di Serramarrocco è specializzata sulla produzione di vini Siciliani ottenuti da vitigni autoctoni come Nero d’AvolaPignatelloZibibbo e Grillo. La linea è inoltre impreziosita da un interessante blend ispirato alla Rive Gauce di Bordeaux ma in chiave mediterranea, ottenuto da Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc.

Terroir dei vini di Barone di Serramarrocco

I vigneti di Barone di Serramarrocco sono dislocati oltre 22 ettari vigneti con esposizioni variabili e altitudini che oscillano intorno ai  400 metri di altitudine.
Il clima qui è favorito dall’azione termoregolatrice del Mar Mediterraneo: la fresca brezza marina mitiga il caldo accarezzando le vigne nei mesi estivi, mentre il Monte Erice le protegge d’inverno dai venti del nord, e le altitudini favoriscono delle buone escursioni termiche, provvidenziali per la finezza aromatica delle uve.

I terrenidove nascono i vini di Barone di Serramarrocco sono composti da matrici argillose e calcaree particolarmente ricchi di micronutrienti minerali.

Queste caratteristiche pedoclimatiche dei vigneti di Barone di Serramarrocco sono estremamente favorevoli per un’ottima maturazione delle uve, e per la realizzazione di vini di grande struttura, nerbo carattere, in particolar modo per varietà come quelle autoctone della Sicilia.

E i vitigni tradizionali sono i protagonisti della produzione dei vini di Barone di Serramarrocco, che nell’areale trapanese trovano un habitat ideale, dando vita a vini ricchiintensi e dalla grande espressività olfattiva che esaltano in particolar modo i timbri minerali sapidi, i profumi profondi.

Filosofia dei vini di Barone di Serramarrocco

Il legame con la tradizione vinicola siciliana e in particolar modo trapanese, è sicuramente un elemento chiave nella produzione dei vini di Barone di Serramarrocco. La tradizione tuttavia, come bene è stato appreso in Sicilia, per essere efficace non può prescindere dalla dialettica con il presente.

Per questo motivo Barone di Serramarrocco vinifica quasi esclusivamente vitigni appartenenti alla tradizione siciliana adottando tecniche enologiche moderne, massimizzando la potenzialità offerta dal territorio di Trapani.
Altro aspetto imprescindibile per la produzione vini di Barone di Serramarrocco è il pieno rispetto della biodiversità e la sostenibilità ambientale.

L’azienda infatti opera un’agricoltura biologica, anche se non certificata, adottando scelte dal minimo impatto ambientale. Barone di Serramarrocco è inoltre una delle prime aziende della Sicilia occidentale ad aver sperimentato una viticoltura di qualità adottando una minore produzione di uve a ceppo e maggiore densità per ettaro (in certi casi anche 9000 ceppi per ettaro). Una strategia che rappresenta una novità in questo territorio, ma che è stata ampiamente sperimentata con successo da prestigiose aziende di Bordeaux ma anche della Sicilia Orientale.

Vini di Barone di Serramarrocco

La produzione dei vini di Barone di Serramarrocco rispecchia la tradizione dei vini del Trapenese.

Particolarmente interessanti tra i vini il Barone di Serramarrocco, a base Pignatello, che rappresenta il fiore all’occhiello della produzione, realizzata a partire dai vigneti più vocati dell’azienda.

Si tratta di un vino coraggioso e di rara eleganza che scommette sulla valorizzazione del carattere varietale del Pignatello. Il Barone di Serramarrocco incalza al naso con profumi eloquenti floreali e fruttati, arricchiti dalle spezie dolci delle barriques di Troncais sapientemente integrate.

Tra i vini rossi di grande interesse anche il Serramarrocco, una sorta d’interpretazione siciliana del taglio bordolese a base Cabernet Sauvignon Cabernet Franc. Si tratta di un vino voluminoso, dal sensazionale corredo polifenolico e da profumi fruttati penetranti,  impreziositi da timbri di torrefazione e sfumature balsamiche.

Di grande interesse anche l’ottimo vino bianco ‘Grillo del Barone’ un vino di grande sapidità che spande penetranti sensazioni di frutti esotici e a polpa gialla, “nuances” floreali di camomilla, e impreziosite da suggestioni di salsedine.

Tra i vini bianchi spicca ancheil ‘Quojane di Serramarrocco a base Zibibbo, un vino biancodisensazionale struttura ed avvolgenza, che tratteggia al naso seducenti note agrumate, e di frutti tropicali affiancati da finocchietto selvatico e riminiscenze di macchia mediterranea.

Tra gli altri vini di Barone di Serramarrocco vi è il Sammarcello, ottenuto da Pignatello.  Si tratta del un vino rosso più rappresentativo dell’azienda:  longilineo e floreale, molto scorrevole e immediato al palato. Ideale nell’abbinamento con antipasti a base di salumi e formaggi siciliani.La produzione dei vini di Barone di Serramarrocco si chiude con due vini dall’ottimo potenziale gastronomico come il Baglio di Serramarrocco e il Nero di Serramarrocco, entrambi a base Nero d’Avola, immancabile vitigno autoctono siciliano.

Tutti vini di  grande carattere, che contemperano grande finezza olfattiva, sapidità e ricchezza al palato. Una testimonianza ancora una volta delle grandi potenzialità espressive del terroir del Trapanese.

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I vini più buoni bevuti nel 2020

Fonte: La Valigia di Gio

Quali sono – a mio parere – i vini più buoni bevuti quest’anno?

È stato un 2020 veramente da dimenticare, difficile sotto ogni punto di vista, sia per le persone che si è portato via, sia per i danni economici causati a tutti i livelli, tra gli altri anche al settore enogastronomico. Sono saltate tutte le fiere più importanti e le degustazioni sono state una rarità. Fortunatamente, qualcosa si è riuscito a fare ed – attrezzandomi anche personalmente – ho avuto l’occasione di provare delle autentiche meraviglie.

Qui di seguito un po’ di ricordi che più mi sono rimasti nel cuore e un elenco dei vini più buoni bevuti nel 2020 che vi consiglio di provare non appena ne avrete occasione.

Vini più buoni bevuti nel 2020 sopra i 20€

  • Passito di Pantelleria 2010 Salvatore Murana
  • Champagne Ayala Brut majeur
  • Pinot Noir Barda Patagonia 2018 Bodega Chacra
  • Bolgheri Rosso 2013 Le Serre Nuove dell’Ornellaia Ornellaia
  • Chardonnay 2009 La Bora di Kante Azienda Agricola Kante
  • Taurasi 2015 DueCape De’ Gaeta
  • Passito di Pantelleria Ben Ryé 2012 Donnafugata
  • Bolgheri Superiore 2011 Guado de’ Gemoli Giovanni Chiappini
  • Cinqueterre 2016 Forlini Cappellini
  • Champagne Brut Reserve Blanc de blancs Chouilly Grand Cru Vazar Coquart & Fils
  • Lacryma Christi Vesuvio Vigna del Vulcano 2002 Villa Dora
  • Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Petit Verdot Rosso Toscana 1998 Tenuta di Trinoro
  • Cabernet Franc, Merlot, Rosso Toscana 2018 Tenuta di Trinoro
  • Montepulciano Petit Verdot 2016 Confie’ Doganieri Miyazaki
  • Cabernet Sauvignon Cabernet Franc SERRAMARROCCO 2012 Barone di Serramarrocco Azienda Agricola
  • Pignatello 2012 – Barone di Serramarrocco Azienda Agricola
  • Taurasi V. Macchia dei Goti 2016 Antonio Caggiano
  • Oltrepò Pavese Metodo Classico Pinot Nero Brut 2015 Pietro Torti
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Antichi vitigni sulle terre rosse “pignatidare”

Fonte: Il Messaggero – 12 Gennaio 2021 – Pubblicato online su Bibenda

Il progetto vinicolo di Marco di Serramarrocco è decollato nel 2000, quando ha scelto di fare il vignaiolo rinunciando alla professione di broker finanziario per guidare l’azienda di famiglia, collocata tra l’antico sito di Segesta e il mare. Discendente dei Baroni Marrocco Trischitta, grandi appassionati di vini di Bordeaux, ha impiantato, dopo attenti studi, dei cloni selezionati a Pauillac, recuperato vecchi impianti di viti bordolesi e sulle “pignatidare”, terre rosse ricche di ossido di ferro e argille, con cui si producono le tipiche pentole di terracotta, ha messo a dimora nuovi ceppi di Pignatello. Il vino che ne deriva è di un bel rosso rubino compatto e di ottima consistenza. Profilo olfattivo di grande impatto: violette, ribes e more, humus e rosmarino, note balsamiche e di tabacco. Convince per struttura e pienezza, ricco, di calibrato apporto calorico, scansione tannica precisa e carezzevole. Tagliata di fiorentina al rosmarino.

Barone di Serramarrocco 2018
Rosso Igp – Pignatello 100% – € 38 – 5 Grappoli: l’Eccellenza di Bibenda

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wineafterwine.it – Barone di Serramarrocco

Fonte: https://www.wineafterwine.it/barone-di-serramarrocco/

La cantina Barone di Serramarrocco sorge in una delle aree più vocate della Sicilia, alle pendici del monte Erice in provincia di Trapani. Un’azienda giovane, nata nel 2001 grazie a Marco di Serramarrocco, che dopo una carriera come Lloyd’s broker a Londra decise di ritornare nella terra natia per avviare un ambizioso progetto di recupero dell’ex feudo fondiario, concesso in Baronìa ai suoi avi nel corso del XVII° secolo, dal Re Filippo IV di Spagna e di Sicilia. Un lavoro scrupoloso e appassionato, preceduto da uno studio di zonazione, ha portato alla messa a dimora degli attuali 22 ettari vitati, nei quali trovano valorizzazione le varietà tipiche dell’area come il Nero d’Avola, il Pignatello, lo Zibibbo e il Grillo, oltre a Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc. Un patrimonio viticolo suddiviso in 6 vigneti – dei crus a tutti gli effetti – accumunati dalla medesima quota altimetrica (a circa 325 metri sul livello del mare), ma differenti per tessitura e composizione minerale dei suoli: condizioni che hanno portato all’identificazione del terroir più idoneo per ognuna delle cultivar sopra citate. Vigneti lavorati secondo i principi della sostenibilità, facendo ricorso ai soli trattamenti a basso impatto ambientale. Altro aspetto importante è l’alta densità d’impianto dei filari, che si traduce in una contenuta resa per ettaro e quindi in una maggiore qualità. Le vendemmie sono eseguite rigorosamente a mano, così da selezionare meticolosamente i grappoli per poi trasportarli in cantina integri e al massimo del potenziale. Una cantina dove tradizione e innovazione si fondono armoniosamente, allo scopo di ottenere vini dalla sincera espressività varietale e soprattutto territoriale, nel rispetto di una filosofia aziendale che mira da sempre all’eleganza.

Sicilia Grillo Doc GRILLO DEL BARONE 2019

100% Grillo

Paglierino dall’ottima carica cromatica, luminoso e vivo. Al naso i profumi di acacia e biancospino anticipano le suggestioni di zagara, scorza di cedro e agrumi, il miele e la mandorla dolce, infine il timo selvatico. In sottofondo emerge un tocco di pietra focaia. In bocca è apprezzabile il corpo, l’estratto, e conferma quanto percepito in olfazione. La scena è condotta dall’acidità, che ha il  sapore di polpa e scorza d’agrume, unita alla sapidità minerale.

Terre Siciliane Bianco Igt QUOJANE DI SERRAMARROCCO 2019

100% Zibibbo

Giallo paglierino dai giovanili riflessi verdolini. Si presenta con una notevole forza aromatica floreale e fruttata, di lavanda e citronella, buccia di limone, passion fruit e lime, fino a lambire le sfumature esotiche di papaya, poi ancora la salvia e la mentuccia. Bocca di pari potenza e coerentemente  persistente, più sapida che fresca, capace di conquistarci grazie alla fusione tra l’agrumato e il balsamico.

Sicilia Nero D’Avola Doc BAGLIO DI SERRAMARROCCO 2018

100% Nero d’Avola

Rosso rubino di media carica cromatica, brillante e luminoso, dalle sfumature granato. Naso croccante e goloso con note di ribes e marasca, fresia e viola, su uno sfondo di pasta di mandorla e limatura di ferro. La freschezza anticipata al naso si materializza in bocca arricchendosi al gusto di semi di melograno. Ottima la lunghezza, sul finale diviene ammandorlato, minerale e balsamico.

Terre Siciliane Igt SAMMARCELLO 2016

100% Pignatello

Rubino profondo dalle sfumature porpora al bordo. Naso intenso, floreale in prima battuta con note di peonia e viola, seguite dai profumi di marasca, cassis, susina, chiodo di garofano e tè nero.  Assaggio succoso, giustamente carnoso, ma nel segno della freschezza gustativa senza rinunciare ad un tannino dal grip moderato. Persistente, dal finale di incenso ed eucalipto.

Terre Siciliane Igt SERRAMARROCCO 2014

85% Cabernet Sauvignon, 15% Cabernet Franc

Rosso rubino denso e profondo, dai primi riflessi granato. Frutti carnosi, mora, prugna e confettura di marasca in primo piano. Note di rosa macerata, peperone giallo grigliato, tabacco, cacao e spezie dolci, vanno ad arricchire un profilo olfattivo che si amplia con il passare del  tempo. In bocca cambia la caratura del frutto che risulta più fresco. Marcatamente sapido, dai tannini raffinati e integrati nel corpo.

Terre Siciliane Pignatello Igt BARONE DI SERRAMARROCCO 2014

100% Pignatello

Rubino di grande intensità colorante, apre su note di ciliegia e prugna in confettura seguite da sensazioni di viola macerata, peonia, carrube, macis e garriga. Assaggio nel complesso bilanciato, tra calore da un lato e tannino serrato supportato da un’ innata sapidità dall’altro. La freschezza vestita di ribes e  lampone appare a sprazzi ravvivandolo.

www.baronediserramarrocco.it
Via Alcide de Gasperi 15
91100 Trapani (TP)
e-mail: mail@baronediserramarrocco.com

Alla prossima!!!

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Migliori Vini Siciliani: i “Cinque Grappoli” della Guida Bibenda 2021

Fonte: SiciliaFan

  • La nuova Guida Bibenda è uscita lunedì 30 novembre ed è anche disponibile l’applicazione gratuita, per iOS e Android.
  • Sono presenti le schede di 2.200 aziende per un totale di 29.000 vini.
  • Ecco quali sono le etichette siciliane che hanno conquistato i “Cinque Grappoli”, cioè il massimo riconoscimento.

Gli ultimi mesi del 2020 stanno proponendo ad appassionati di buon cibo e vino tante pubblicazioni. Dopo le nuove guide firmate Michelin e Gambero Rosso, è la volta della Guida Bibenda 2021, disponibile dal 30 novembre 2020. La pubblicazione della Fondazione Italiana Sommelier ha raccolto le schede di 20200 aziende per 29.000 vini, 2000 ristoranti, le migliori grappe, i migliori oli. La pubblicazione ci fornisce un quadro delle eccellenze della nostra Isola: possiamo così scoprire i migliori vini siciliani secondo Bibenda 2021. Si tratta dei vini che hanno conquistato i “Cinque Grappoli” e sono in totale 41.Leggi Anche:

Due vini siciliani premiati con la Gran Medaglia d’Oro al Concours Mondial de Bruxelles 2020

Migliori Vini Siciliani secondo Bibenda 2021: Cinque Grappoli

  • ABBAZIA SANTA ANASTASIA
    Litra 2017
  • AGRICOLA OCCHIPINTI
    Il Frappato 2018
    Vino di Contrada FL 2017
  • AL-CANTARA
    Etna Rosso O’Scuro O’Scuro 2017
  • ALESSANDRO DI CAMPOREALE
    Sicilia Syrah Kaid Vendemmia Tardiva 2019
  • BAGLIO DEL CRISTO DI CAMPOBELLO
    Sicilia Nero d’Avola Lu Patri 2018
  • BARONE DI SERRAMARROCCO
    Barone di Serramarrocco 2018
  • BENANTI
    Etna Bianco Contrada Cavaliere 2018
  • CALABRETTA
    Vecchie Vigne 2011
  • CANTINE COLOSI
    Malvasia delle Lipari Passito Najm 2016
  • CENTOPASSI
    Tendoni di Trebbiano 2018
  • COTTANERA
    Etna Rosso Contrada Zottorinoto Riserva 2016
  • CUSUMANO
    Sicilia Rosso Sàgana Tenuta San Giacomo 2017
  • DONNAFUGATA
    Passito di Pantelleria Ben Ryé 2017
  • FEUDO MONTONI
    Sicilia Nero d’Avola Vrucara 2016
  • FLORIO
    Marsala Superiore Semisecco Ambra Donna Franca Riserva
  • MARABINO
    Moscato della Torre 2019
  • MARCO DE BARTOLI
    Passito di Pantelleria Bukkuram Padre della Vigna 2014
  • GIROLAMO RUSSO
    Etna Rosso Feudo di Mezzo 2018 Etna Rosso Feudo 2018
  • GRACI
    Etna Rosso Arcurìa 2018
    Etna Rosso Feudo di Mezzo 2018
  • GULFI
    NeroSanloré 2017
  • HAUNER
    Malvasia delle Lipari Passito Selezione Carlo Hauner 2017
  • PALARI
    Rosso del Soprano 2017
  • PALMENTO COSTANZO
    Etna Rosso Nero di Sei 2016
  • PAOLO CALI’
    Cerasuolo di Vittoria Forfice 2016
  • PASSOPISCIARO VINI FRANCHETTI
    Contrada P 2018
  • PIETRADOLCE
    Etna Rosso Vigna Barbagalli 2017
  • PLANETA
    Sicilia Menfi Chardonnay 2018
  • PUPILLO
    Siracusa Moscato Passito Solacium 2018
  • SOLIDEA
    Passito di Pantelleria 2019
  • TENUTA CAPOFARO TASCA D’ALMERITA
    Didyme 2019
  • TENUTA DELLE TERRE NERE
    Etna Rosso Calderara Sottana 2018
  • TENUTA DI CASTELLARO
    Nero Ossidiana 2017
  • TENUTA DI FESSINA
    Etna Bianco A’ Puddara 2018
  • TENUTA REGALEALI TASCA D’ALMERITA
    Sicilia Contea di Sclafani Rosso del Conte 2016
  • TENUTA TASCANTE TASCA D’ALMERITA
    Etna Rosso Contrada Sciaranuova Vigna Vecchia 2017
  • TERRA COSTANTINO
    Etna Rosso Contrada Blandano Riserva 2016
  • TERRAZZE DELL’ETNA
    Brut Rosé 50 mesi 2015
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Barone di Serramarrocco: la scommessa dell’alta densità in provincia di Trapani

Fonte: A Tutto Vino

Nel 2002 inizia il progetto di riordino fondiario del fulcro dell’ex feudo reale, appartenuto a Sua Maestà il Re Filippo IV di Spagna e di Sicilia, concesso alla famiglia Serramarrocco. In questo podere storico, il Barone ha deciso di rispolverare una storia già impressa nelle radici di questa splendida terra. Come una fenice, quindi, torna con grande maestria la produzione vitivinicola grazie al Barone Marco di Serramarrocco. Sebbene il sogno di creare un’azienda vinicola fosse del padre, ci pensò l’attuale Barone ad esaudirlo, dopo quindici anni passati all’estero. La Tenuta conta 55 ettari di cui 20 a vigneto. Lo straordinario territorio siciliano è il grado di esprimere molteplici biodiversità, tanto da creare vini dalle caratteristiche molto differenti ma uniche nel loro genere.

L’azienda gode di una particolare posizione panoramica con vista sulle bellissime Isole Egadi e sul bosco della Montagna Grande. Immaginate di trovarvi immersi in quella tipica media collina siciliana dove, tra una macchia e l’altra, il mare fa capolino; siamo ad Erice (Trapani), nella Sicilia delle leggende. Su questo terreno, dove il mitico gigante Eryx si scontrò con Eracle (Ercole), avviene oggi una viticoltura di qualità, derivante da un medio impasto calcareo – argilloso, parzialmente limoso e ricco di scheletro.

Crus, produzione e tecniche

Riconosciuta dalla Regione Sicilia come prima Erice D.O.P della provincia di Trapani, la Vigna di Serramarrocco si distingue in sei crus così denominati: Vigna del Capitano, Sammarcello,Sammichele,Sakkara, Quojane e Baglio. La superficie vitata è di circa 22 ettari ed è caratterizzata da terreni molto fertili. Gli appezzamenti, coltivati nella maggior parte con sistemi di allevamento ad alta densità per ettaro che variano dai 6250 ai 9524 ceppi per ettaro, sono destinati a una produzione di bassa resa, tale da garantire la massima estrazione qualitativa delle singole vigne. Ad oggi, i vitigni coltivati sono: Pignatello, Nero d’Avola, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Zibibbo, Grillo ed altre varietà autoctone a scopo sperimentale. Le uve di ogni vigneto vengono vinificate separatamente in vasche d’acciaio con lunga macerazione, ad una temperatura controllata di 26-28°c, dove il contatto prolungato delle vinacce con il mosto permette la massima estrazione del contenuto delle bucce, delle sostanze tanniche e dei pigmenti degli antociani, che consentiranno al vino un lungo invecchiamento e stabilità nel tempo.

I vini prodotti con le uve a bacca rossa raccolte nella Vigna del Capitano e nei vigneti di Sammarcello, Sammichele e Sakkara, vengono elevati in barriques di rovere Troncais di Allier di primo e secondo passaggio della capacità di 300lit, per un periodo che varia dai 6 ai 18 mesi secondo la tipologia e l’annata. Tale processo di affinamento avvia la “microssigenazione” che consente al vino di assumere naturalmente la giusta quantità di ossigeno mediante l’intervento dell’acetaldeide, che attiva la combinazione degli antociani con i tannini la cui polimerizzazione, stabilizza il colore e l’equilibrio del vino, garantendone la conservazione del patrimonio organolettico originario e la sua longevità.

I vini non vengono necessariamente filtrati e, qualora necessario, tale processo viene effettuato con estrema moderazione al fine di preservare la complessità strutturale di ogni tipologia. Alla fermentazione alcolica segue la fermentazione malolattica che viene favorita mantenendo il vino ad una temperatura intrno ai 20°c in vasche di acciaio termo-condizionante.

Vini

Il podio, in cantina, è riservato al Barone di Serramarrocco, eccellente espressione del Pignatello in purezza, rara ed antica varietà del territorio Trapanese. Elevato in tonneaux nuovi di Troncais Allier da 500lit. di secondo passaggio e media tostatura per 18 mesi, affinamento in bottiglia di 10 mesi: prima annata 2006. Altra grande bottiglia è il Nero di Serramarrocco, rosso mediterraneo e tipica espressione del Nero d’Avola che lo compone in purezza. Elevato in tonneaux di Trocais di Allier di 500lit. di secondo passaggio e media tostatura per 8 mesi, affinamento in bottiglia di 6 mesi: prima annata 2002. L’ultima menzione è riservata per il Quojane di Serramarrocco, Zibibbo in purezza e vinificato secco.

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Quojane di Serramarrocco Terre siciliane IGP 2016, l’amore per la Sicilia in un calice di pura poesia

Fonte: Luigi Marchioni – https://winewinery.home.blog/

“Il meglio del vivere sta in un lavoro che piace e in un amore felice” (Umberto Saba). Quella del “Quojane di Serramarrocco” non è soltanto la storia di un vino, ma il racconto di una scelta di vita, la testimonianza di un legame profondo con la Sicilia e la sua terra senza eguali. Marco di Serramarrocco, discendente diretto di quel Don Giovanni Antonio Marrocco y Orioles che nel 1624 ebbe in dono dal re Filippo IV di Spagna la Baronia e il feudo reale che ancora oggi conosciamo per le sue vigne, quell’amore e quel lavoro li ha sentiti profondamente. A tal punto da decidere di abbandonare una sicura carriera nei Lloids di Londra per scrivere una nuova pagina nella storia della sua famiglia. “Il vino è la mia isteria – trovo scritto in un’intervista a Gambero Rosso di qualche anno fa – quello che voglio mettere nella bottiglia è la somma dei desideri e delle ferite, dei ricordi e della realtà” (Marco di Serramarrocco).

Con un intento del genere è facile capire come parlare del Quojane, così come di un qualunque altro vino della Serramarrocco, è affondare a piene mani nell’orgoglio e nella tenace volontà di una stirpe di sangue blu, capace di portare avanti un progetto vocato all’eccellenza e alla dedizione totali.

Siamo sulla costa occidentale dell’isola, Erice è a un tiro di schioppo, poco più. I ruderi del baglio di Serramarrocco dominano l’intera azienda, la cui vista mozzafiato si spinge fino alle Egadi e al bosco della Montagna Grande. Qui i venti marini soffiano con sagace persistenza, mitigando il clima e favorendo un terroir in grado di dar vita a prodotti unici.

Come per il Quojane Bianco Terre siciliane IGP 2016, uno zibibbo secco in purezza davvero particolare. Il nome del vino è la trasposizione dialettale del termine “poiana”, il rapace che nidifica ogni anno fra i filari della vigna detta, appunto, delle Quojane.

Già il colore ci sorprende col suo giallo paglierino carico dagli intensi riflessi dorati e sfumature color rame. Un vino dalla consistenza piena e generosa, limpido, trasparente e piacevolmente scorrevole.

I profumi che sprigiona sono invece molteplici e complessi, difficile credere che possano essere contenuti tutti in una bordolese da 0,75! C’è sicuramente l’impronta dello zibibbo, vitigno aromatico, qui gestito molto bene in maniera tale da renderlo composto e gradevole, senza eccessive ridondanze olfattive o sbavature di qualunque tipo. C’è l’agrume, forte e pieno coi suoi fiori di zagara, c’è la frutta candita, ci sono note lampanti di miele, pesche noce e un dolce floreale di gelsomino. Chiude il balsamo della mentuccia che rinfresca e conforta le narici.

“…io mi posseggo e piego alle tue acque a bermi il cielo, fuga soave d’alberi e d’abissi” (Autunno, Salvatore Quasimodo). Sul palato scopriamo un vino bianco dalla bella struttura generale, di corpo, caldo e morbido. Tornano gli aromi percepiti al naso, adesso fusi insieme e sostenuti da un’acidità misurata così come da una mineralità pimpante e vivace. Il finale chiude lungo con note di mandorla, il tutto nel segno della classe e della finezza allo stato puro.

Uno zibibbo secco di difficile imitazione, da accompagnare a piatti di pesce grigliato o crostacei, ma soprattutto alla lettura di di versi indimenticabili come quelli di Umberto Saba o Salvatore Quasimodo. Magari all’ombra di un palmizio di fronte a uno di quei tramonti indimenticabili che solo la Sicilia è in grado di regalare, e nelle orecchie Rain di Ryuchi Sakamoto…

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Marco di Serramarrocco: la mia filosofia sul Nero d’Avola

fonte: winoway.com

L’azienda Barone di Serramarrocco è situata in Sicilia nella provincia di Trapani. Dal 2001 Marco di Serramarrocco ha iniziato il progetto di riordino fondiario del fulcro dell’ex feudo reale, appartenuto a Sua Maestà il Re Filippo IV di Spagna e di Sicilia e concesso alla famiglia Serramarrocco. La Regione Sicilia, in virtù della tradizione vitivinicola della proprietà, con il decreton°61/2010 ha voluto tutelare i vigneti sotto la denominazione “Vigna di Serramarrocco” come la prima vigna a Denominazione di Origine Protetta Erice e della provincia di Trapani.

L’azienda è oggi composta da una superficie di circa 55 ettari, di cui 22 riconvertiti in vigneto che ha consentito di identificare il rapporto tra territorio e caratterizzazione dei vini.I vitigni coltivati sono: Pignatello, Nero d’Avola, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Zibibbo, Grillo ed altre varietà autoctone a scopo sperimentale.

La Vigna di Serramarrocco si distingue in 5 “Crus”: Vigna del Capitano, Sammarcello, Sammichele, Sakkara e delle Quojane.​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​

Ho incontrato Marco di Serramarrocco, prima della nostra passeggiata in vigna, presso la Trattoria Cantina Siciliana di Pino Maggiore, in via Giudecca nel centro storico di Trapani, famoso per il suo strepitoso cous cous, piatto tipico della tradizione del territorio.

Come nasce la tua passione per il mondo del vino?Da una vecchia tradizione di famiglia. Mio nonno paterno, unico figlio maschio non si occupò mai delle sue proprietà, poiché già da giovane Ufficiale del Re fu chiamato a Roma, dove nacque mio Padre. Lui è stato un importante giornalista a capo della cronaca nera del Corriere della Sera già negli anni 70, i cosiddetti anni di piombo, poi presidente dei giornalisti italiani. Fu persino minacciato di morte dalle brigate rosse e dai nuclei armati proletari, un giornalista in prima linea, poco tempo per le vigne sebbene fosse il Suo più grande sogno.Tutto questo è infatti dedicato a Lui. In primis la vigna di Sammarcello che porta il suo nome coltivata esclusivamente con uve Pignatello e da cui nasce il nostro vino più rappresentativo, il Barone di Serramarrocco. Ho completato gli studi superiori in Inghilterra ed ho iniziato a lavorare a Londra come broker d’assicurazioni ai Lloyd’s of London, decidendo dopo 14 anni all’estero, di tornare in Italia per ripristinare la tradizione vinicola di questa azienda che attualmente è costituita da circa 55 ettari, di cui 20 a vigneto.
Ci vuoi dire qual è la tua filosofia sul Nero d’Avola?Come sappiamo, la Sicilia gode di una diversità di territorio unica nel suo genere, con la capacità di poter esprimere, di uno stesso vitigno, una biodiversità tale, da produrre vini di caratteristiche molto differenti. Aggiungerei, quale ulteriore elemento distintivo, il metodo di coltivazione; la nostra filosofìa si fonda infatti, su un regime ad alta densità per ettaro con impianti, per le varietà a bacca rossa dai 7.143 fino ai 9.524 ceppi per ettaro, finalizzati ad una produzione di bassa resa. Considerando la particolare natura dei nostri terreni, rocciosa calcareo argillosa, questi impianti non rendono certamente più semplice i lavori in vigna, ma i risultati, annata dopo annata, sono in linea con le nostre aspettative. Se devo riconoscere le caratteristiche più evidenti dei nostri Nero d’Avola, Baglio e Nero di Serramarrocco, mi piace pensare alla loro balsamicità, all’integrità del frutto di amarena sotto spirito, ribes e cioccolato con scorze di arancia.

Tu sei anche un bravo produttore di Zibibbo. Quali essenziali caratteristiche deve avere questo vino?Zibibbo, detto anche Moscato d’Alessandria, è il vitigno a bacca bianca più noto e pregiato della provincia di Trapani ed in particolare della DOC Erice, dove per tradizione, viene vinificato secco. Le Quojane di Serramarrocco, prodotte con le uve coltivate nella vigna delle Quojane di 5,85 ha, è una versione molto elegante di questo vino bianco, che ritengo il più tipico del nostro territorio. Sorprende, per la sua spiccata acidità e mineralità, quella che gli anglosassoni chiamano “salty acidity” e per la complessa e persistente aromaticità con sentòri di lavanda, menta piperita, rosmarino. Devo dire che ogni annata è una nuova scoperta.

Oltre a questo tu sei un bravissimo produttore di Perricone?Preferisco chiamarlo Pignatello. E’ uno dei vitigni più antichi del trapanese, e lo ritengo certamente il più identificativo con il nostro territorio. Noi lo produciamo in due versioni entrambe da uve coltivate e raccolte a mano nella vigna di Sammarcello, di 4,75 Ha. Il Sammarcello, viene vinificato in acciaio con una lunga macerazione sulle bucce ed il Barone, nostro primo vino, affinato successivamente in barriques di alliers per almeno 18 mesi. E’ un vino che rispecchia il nostro territorio e la tradizione dell’ Azienda. Produciamo circa 13 mila bottiglie di Sammarcello ed 8 mila di Barone. Anche in questo caso ho assaggiato versioni di vari produttori, molto differenti tra di loro. E’ un vino che non ancora avuto l’attenzione che merita, ma l’interesse dei consumatori è in costante crescita.

Come si presta il tuo vino a livello regionale, nazionale ed internazionale? Quali valori e idee vorresti imporre?Il nostro obiettivo è di poter produrre vini particolarmente identificativi con il territorio di Erice, indipendentemente se siano di varietà internazionali od autoctone, bensì in virtù della particolare morfologia dei terreni e del sistema d’impianto. La nostra produzione di circa 80.000 bottiglie viene venduta il 60% all’estero ed il 40% in Italia. A livello internazionale, mentre il Nero d’Avola universalmente conosciuto, parlare di Pignatello in questo momento crea forse maggior curiosità perché il mercato è alla continua ricerca di novità.
Il Grillo invece lo vinifichi come se fosse un Orange…La vendemmia 2016 è stata caratterizzata da una lunga macerazione sulle bucce, maggiore del solito ed ha avuto grande riscontro tra gli appassionati di questo vitigno. Siamo dell’idea che ogni vendemmia è un vino a sé, di cui il nostro enologo Nicola Centonze, ne è da sempre magnifico interprete. Il Grillo è internazionalmente conosciuto ed è il più noto vitigno a bacca bianca della Sicilia Occidentale, anche se, ormai viene coltivato in tutta l’isola per la sua popolarità. Posso solo parlare del nostro che ha grandi sentori di gelsomino e di pesca bianca, salino ed è un vino che ci dà grandissime soddisfazioni da 16 vendemmie.
Solo acciaio?Si, solo acciaio.

Per quanto tempo lo lasciate sur liè?Dai 15 ai 20 giorni. Due mesi in acciaio, affinato in bottiglia per circa tre mesi, poi viene presentato al mercato.

Che cosa ti aspetti da una produzione essenziale del Nero d’Avola e di quella che è la produzione d’eccellenza dei vini siciliani?Certamente il Nero d’Avola è il vitigno “Principe” di Sicilia ed il riscontro tra gli amanti del vino è ancora notevole. Ho potuto inoltre notare negli ultimi anni un progressivo innalzamento della qualità media con una maggiore attenzione alla finezza. La costante ricerca di qualità da parte dei produttori ne ha certamente selezionato il numero, rispetto ad altre produzioni meno identitarie e legate al trend di qualche anno fa, così creando un rinnovato interesse tra gli esperti e conoscitori attenti, di grandi vini. Credo che il Nero d’Avola possa raggiungere livelli di eccellenza ancora inespressi. E’ un vino di profonda struttura in grado di esprimere nella sua evoluzione, eleganza e complessità, sempre maggiori. Ritengo che per raggiungere tali livelli e rispettarne la sua vera identità, siano necessari lunghi tempi di affinamento sia in legno che in bottiglia. Nel nostro caso, il Nero di Serramarrocco prodotto con uve della “Vigna di Sakkara” di 1,80 ha di 35 anni con resa molto bassa per pianta, dopo una lunga macerazione sulle bucce, viene affinato in barriques di secondo passaggio da 300 lt. per circa 8 mesi, ed altrettanti in bottiglia. E’ un vino di grande longevità e finezza, che ama farsi attendere un po’ in bottiglia, prima di esprimere tutto il suo potenziale. Sono particolarmente felice dell’annata 2014 che, tra l’altro, è stata premiata con 95 punti dalla Guida al Nero D’Avola 2017- 2018.

Io ho potuto evidenziare tanta nobiltà nei tuoi vini che rispecchiano la tua nobiltà come altre realtà. Non dobbiamo nascondere che il vino nasce da una cultura “nobile”, tu come ti rispecchi nei tuoi vini?Se è vero che i vini rispecchiano il produttore, sono due quelli che amo maggiormente e , se vuoi, in cui mi riconosco di più. Il Serramarrocco, primo vino da me prodotto con l’annata 2001, che nasce da cloni di Bordeaux molto importanti. Nasce dalla “Vigna del Capitano”, una vigna estrema di 9.524 ceppi per ettaro, ed una resa di 1 kg a pianta. Blend di 85% Cabernet Sauvignon e 15% Cabernet Franc. E’ ormai un benchmark di riferimento del blend bordolese siciliano, che viene presentato, per esempio, nei corsi di terzo livello master della Fondazione italiana Sommellier tra l’elite dei bordolesi italiani. E’ una elegante versione siciliana del blend più famoso al mondo, frutto di un territorio con ideali caratteristiche morfologiche per queste varietà. L’altro è il Barone di Serramarrocco, Pignatello in purezza, che come ho già detto, è la nostra versione affinata in barriques del vitigno a bacca rossa più rappresentativo della Erice Doc.

Che cosa si potrebbe fare per valorizzare ancora di più il Nero d’Avola e il territorio siciliano in quest’area specifica?Credo che l’obbligatorietà del Nero d’Avola sotto la Doc Sicilia, così come per il Grillo, sia una buona iniziativa che darà maggior valore ai vini in particolare sui mercati internazionali.Mi auguro, possa essere il primo passo di un processo di certificazione più ampio che porti anche alla valorizzazione, non solo dei vini, ma soprattutto delle uve e dei territori dove vengono coltivate, così come accade da secoli in Francia.

Non trovi che la ristorazione italiana non rivolga tanta attenzione a quelle che sono le potenzialità di questo vitigno?La ristorazione italiana è continuamente bersagliata da proposte di ogni genere e la maggioranza si concentra sul prezzo, spesso a discapito dell’effettiva qualità dei vini. Nonostante cio’ ho potuto notare una crescente attenzione soprattutto nelle nuove generazioni di ristoratori, che sempre più spesso hanno una formazione da sommellier. Sicuramente c’è ancora molta strada da fare, ma l’unica soluzione per far sì che il Nero d’Avola possa suscitare sempre maggiore attenzione, è produrre vini di grande qualità e chiara provenienza. I cavalli di razza si vedono sulla distanza.

Dopo questa tua analisi che cosa consiglieresti ai tuoi colleghi produttori?
Valorizzare il rapporto vitigno territorio e costante attenzione alla gestione del vigneto.
Cosa vuoi che ti auguri?Che si affermi il Pignatello come merita.

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Barone di Serramarrocco Azienda Agricola: tra vini e vigneti in Sicilia

Fonte: lavaligiadigio.it

Chi o cosa spinge a lasciare tutto (lavoro e famiglia) per dedicarsi interamente alla vigna io non lo so, ma ringrazio sempre quel chi o che cosa perché altrimenti non avremmo i grandi vini che ci fanno emozionare.

C’è chi ha una storia già scritta e forse non può esimersi dalla scelta, come il caso di Marco Maria Marrocco Trischitta di Serramarrocco, conosciuto in Sicilia come Barone di Serramarrocco. La storia inizia da molto lontano, dal nonno di “animo nobile” e dalla nonna, una donna Super, una “gran donna” come la definisce Marco di Serramarrocco, che ha preservato il feudo di famiglia dove sono presenti le barbatelle di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc discendenti direttamente da quelle di Chateau Lafite Rotschild, riconosciute dal governo francese. 

E poi c’è lui, u Barune, che nel 2001 intraprende un lavoro costoso, faticoso, a tratti difficile da comprendere, di riqualifica del feudo di famiglia, un feudo dove si fa fatica a capire dove finisce la Sicilia ed inizia Bordeaux.

Il feudo non è semplicemente una vigna, il feudo è un vero e proprio microclima, geomorfologicamente variegato, terreno biondo, pietre, calcare, marnoso, argilla, circondato dal bosco, la montagna di Erice e le cave di Custonaci, due laghetti abitati da carpe e anatre, un feudo che ogni anno, come regalo, riceve la visita dei fenicotteri rosa durante il loro corso migratorio, come a dire: da voi si sta meravigliosamente bene. D’estate la temperatura è elevata, ma la ventilazione non fa percepire la violenza del sole. La Vigna di Serramarrocco è un vero e proprio “clos“, con diversi cru, ed ospita uve Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Pignatello, Nero d’Avola, Zibibbo, Grillo. Zero trattamenti, solo quando serve zolfo e rame, le piante sono belle, verdi, foglie lucide, trasudano salute.

La densità di ceppi per ettaro è elevatissima (la Vigna del Capitano raggiunge la densità di 9524 ceppi per ettaro, la stessa identica densità di Chateau Lafite Rotschild). Marco infatti ha attuato in vigna la competizione radicale. Le radici non possono espandersi orizzontalmente e sono costrette ad andare giù, alimentandosi dell’intera varietà alimentare che il terreno può donare. Competizione vuol dire anche che alcune barbatelle diventano più forti e grandi, altre addirittura muoiono perché non riescono a vincere la competizione. Alcuni grappoli stanno avanti in maturazione rispetto agli altri, assaggiando l’uva ti accorgi come identici sapori e profumi stanno in vigna e stanno nel bicchiere. In ognuno dei vini di Barone di Serramarrocco Azienda Agricola trovi la terra che ha generato l’uva, trovi il vento, trovi il Barone di Serramarrocco, con la sua eleganza e la sua compostezza.

Durante un meraviglioso pranzo da Cantina Siciliana beviamo un po’ di chicche.

Grillo 2018

Stelle: 3/5

Grillo BARONE DI SERRAMARROCCO AZIENDA AGRICOLA

Zompettante
Un bianco dotato di acidità straordinaria, al naso pungente, verde, menta appena pestata, sorso sapido e minerale. Un vino pronto da bere subito. Adatto al pesce crudo, tartare di tonno o gambero, regge la frittura come quella delle alici ad esempio.

Quojane 2018

Stelle: 4/5

Ammaliante
Lo zibibbo lo riconosceresti a km di distanza. Un naso esplosivo di frutta a polpa gialla, pesca, agrumi, pompelmo rosa, infuso di fiori bianchi e zagara di arancio. Fresco e sapido, diretto, lungo. Un bianco eccezionale adatto per un piatto elaborato di pesce, per la bottarga di tonno o tonno affumicato.

Sammarcello 2016

Stelle: 5/5

BARONE DI SERRAMARROCCO AZIENDA AGRICOLA

Sorprendente
Il sammarcello è un Pignatello in purezza (l’uva più antica, autoctona del territorio trapanese) affinato in vasche di cemento. Il tannino è completamente azzerato, talmente morbido che si può bere anche d’estate con qualche grado in meno rispetto alla temperatura di servizio. Note scure di tabacco e sottobosco sono ampiamente compensate da una freschezza dirompente. Un vino piacevole, immediato, con una propria identità, dal rapporto qualità prezzo eccezionale (circa 16 euro), un vino pronto da bere subito. Non escludo un abbinamento con uno stufato di tonno, apprezzabile sebbene azzardato con il cous cous.

Barone di Serramarrocco 2015

Stelle: 4/5

BARONE DI SERRAMARROCCO AZIENDA AGRICOLA barone di serramarrocco vino

CBCR
Cresci bene che ripasso, si diceva alle ragazze o ai ragazzi più piccoli quando si riconosceva un potenziale di bellezza che con il tempo sarebbe diventato reale ed apprezzabile! Lo stesso si può dire al Barone di Serramarrocco 2015. Stesse uve del Sammarcello, affinamento questa volta in tonneau da 500 litri. Annata diversa, tannini ancora scalpitanti, le durezze non ancora armonizzate con le parti morbide. Stesso naso scuro accompagnato da ì gradevolissime note vegetali, un vino che necessita di almeno 2-3 anni di bottiglia per essere goduto al massimo. 

Serramarrocco 2015

Stelle: 5/5

BARONE DI SERRAMARROCCO AZIENDA AGRICOLA serramarrocco 2015

Elegante
Un vino straordinario il Serramarrocco 2015. Lo bevo in anteprima con Marco e rimango stupito da cotanta eleganza e finezza nel calice. Foglie di alloro e bacche di ginepro, mirtilli neri, note mentolate fresche che invadono il naso e invitano al sorso. In bocca il
Vino è armonico, un sorso pieno, piacevole, prolungato, percepisci la ricchezza di entrambi i Cabernet e la potenza del territorio. Serramarrocco è un Bordeaux cresciuto in Sicilia, parla francese ma i genitori sono siciliani. Abbinabile a carni nobili, piatti ricchi ed elaborati italiani e francesi, un vino senza tempo da bere ora e da bere tra 15 anni. Chapeau

Challenge è la parola che Marco usa di più quando parla, la sfida alla bellezza, la sfida all’eccellenza, alla natura, a chi ti dice che stai facendo una scelta sbagliata, la sfida di ottenere sempre il massimo dai propri vini, di portare nel calice ogni anno il miglior vino che si possa produrre, la sfida di distinguersi ed essere apprezzato per come si è e per ciò che si fa. Posso dire certamente che fino ad ora la “challenge” è pienamente vinta!
Stelle:5/5

La valutazione dei vini è sempre frutto di un’esperienza vissuta in un determinato momento ed in determinate condizioni. Il vino cambia, evolve ed un assaggio fatto in un momento sbagliato potrebbe condizionare il giudizio che in quel caso potrebbe non essere lo specchio reale di quel prodotto. 

Vorranno scusarmi i produttori se non sempre il mio giudizio sarà all’altezza dell’impegno e sacrificio dedicato per imbottigliare quella bottiglia.

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