Vino della settimana: Quojane 2013 di Serramarrocco

Zibibbo secco IGP Terre Siciliane.

Delle aziende antichissime in genere si conosce una data di origine abbastanza vaga. Non è il caso di Serramarrocco che è documentata risalire al 1624 con Don Giovanni Antonio Marrocco y Orioles che per i suoi meriti Filippo IV di Spagna fece Barone. 

Erano migliaia di ettari con tanti vigneti che producevano i vini per la Real Corte di Sicilia. Facciamo ora un salto di quasi 4 secoli e arriviamo all’anno 2000 quando, dopo spartizioni ereditarie, vendite e riforma agraria, l’azienda è ridotta a 55 ettari in comune di Fulgatore che arrivano a Marco di Serramarrocco come eredità da suo padre Marcello, famoso giornalista del Corriere della Sera. In realtà l’azienda è in comproprietà col fratello Massimiliano, ma questi continua a fare il medico chirurgo.


(Marco Di Serramarrocco)



Marco aveva intrapreso altra carriera laureandosi in Giurisprudenza a Cambridge e lavorando in importanti società straniere, ma quell’anno capì che la sua missione fosse riprendere queste campagne ormai trascurate, rilanciarle e dedicarsi con passione all’agricoltura, ma di grande qualità. E visto che i suoi terreni erano sempre dediti e vocati ai vigneti, decise che doveva fare vino, quello buono.

Parcellizza la proprietà, ne studia le caratteristiche e impianta a spalliera Perricone o Pignatello, come ama chiamarlo, Nero d’Avola, Cabernet Franc e Sauvignon, Zibibbo, Grillo, il tutto allevato a Guyot doppio, quello di tipo bordolese, a sesti molto fitti, tanto da avere la maggior densità media di tutta la provincia: 7.143 per ettaro onde ottenere basse produzioni. Terreni a quote collinari fino ai 400 m argillosi-calcarei di medio impasto, abbastanza pietrosi. Gli ettari di vigneto sono 23 ma già sono in cantiere altri 11. Alimentato dai laghetti aziendali un impianto di soccorso che serve anche per la fertirrigazione.
 
Il resto è seminativo e lo sfalcio serve anche per concimare. I trattamenti ridotti al minimo, rame e zolfo, in genere 2 o 3 volte l’anno. La consulenza agronomica è di Giuseppe Pellegrino, l’enologo Nicola Centonze. La vigna di Serramarrocco fu la prima ad essere riconosciuta dalla Regione come Erice DOP, oggi è suddivisa in 5 crus. Fino ad oggi Marco non ha una cantina ma è in avanzata fase il progetto che dovrà ricostruire all’uopo gli esistenti ruderi. Attualmente le bottiglie sono 85.000 suddivise in 6 etichette.


(Vigna delle Quojane)

Di queste recensiamo il Quojane, uno zibibbo secco proveniente dall’omonimo cru che prende il nome dalle poiane che frequentano il territorio, che i contadini dialettalmente chiamavano appunto quojane. Dalla vigna di 5,85 ha l’uva è raccolta selezionandola a mano in piccole cassette quando non è ancora perfettamente matura  per mantenerne l’acidità che rendendo più fresco il vino ne stempera la tendenza al dolce. Fermentazione termocontrollata e spontanea in vasche di cemento dove il vino riposa nelle fecce fini per 20 giorni, segue l’affinamento in acciaio per 5 mesi e per 3 in bottiglia.

Nel calice il colore è giallo paglierino quasi dorato. All’olfatto si avverte l’aromaticità dello zibibbo, ma in maniera calibrata non invadente, si sentono il miele, la frutta candita, l’albicocca, la susina gialla, il cedro in un cesto di fascino e piacevolezza. La bocca risulta piena, di densa struttura, dall’equilibrata sapidità e dalla dosata acidità; l’aromaticità arriva nel retrogusto che si evolve verso un finale addirittura quasi asprigno. Grande equilibrio e fascino di un vino secco e profumato.

Fonte: www.cronachedigusto.it

L’eccellenza del vino siciliano e il barone Serramarrocco ospite al Rossini

Giovedì 7 Febbraio alle 20,30 il maestro dei vini siciliani, il Barone Marco di Serramarrocco, pronipote del nobiluomo Don Giovanni Antonio Marrocco y Orioles, aprirà alcune annate prestigiose del 2015, 2012, 2005, 2003 e 2011.

La Regione Sicilia ha voluto tutelare la produzione, riconoscendo per prima alla “Vigna di Serramarrocco” la Denominazione di Origine Protetta Erice.

Un ambiente dalle condizioni climatiche straordinarie favorisce la viticultura di qualità. Requisito che permette di limitare al massimo i trattamenti impiegando mano d’opera di provata esperienza. Come quella dei viticoltori anziani che praticano la cosiddetta vendemmia negativa, una selezione iniziale che scarta a prescindere i grappoli non ritenuti idonei per conferire al vino un’elevata qualità. In cantina l’attenzione è altissima. Vengono utilizzati con equilibrio solamente legni francesi di primissima qualità, in grado di accompagnare il vino nella maturazione senza comprometterne la finezza.

La terra che permette questa fantastica produzione di nettare, ad Erice, vanta il miglior ”Pignatello” (#Perricone) della Sicilia che con la sua piccola produzione di bottiglie/anno è riuscito a conquistare i palati internazionali, aggiudicandosi mercati esteri di alto livello.
Qualcuno si spinge oltre, mettendo a confronto il Serramarrocco con il Sassicaia della Tenuta San Guido che utilizza gli stessi vitigni madre Rothschild/Lafite.

Sarà una serata speciale. Chi lo desidera può prenotare un tavolo perché la degustazione dei calici di vino saranno accompagnati da tre portate di pesce.


L’ultimo è arrivato il 14 novembre a Roma. Il Barone di Serramarrocco è tra i 609 vini “5 Grappoli” premiati dalla guida dei Sommelier. I verdetti della guida della Fondazione Italiana Sommelier (Fis), guidata da Franco Ricci, racconta la crescita qualitativa, in 20 anni, del vino. In Sicilia il riconoscimento è andato solo a 41 vini.


Le origini del Serramarrocco

La vicinanza con la cultura enologica, si fa evidente nel Serramarrocco, Cabernet Sauvignon 85% e Cabernet Franc 15%, taglio bordolese di riferimento tra quelli Italiani. Oltre alla similitudine con quelli dei cugini d’oltralpe c’è però di più. Le barbatelle della vigna da cui viene prodotto infatti, provengono direttamente da Château Lafite-Rothschild. Circostanza che ha spinto il governo Francese a riconoscere al Serramarrocco una parentela ufficiale con i propri vini, onore concesso solo in un altro caso. Ma a parte questo l’intenzione non è quella di un’imitazione tout court. L’intento è quello di applicare le esperienze transalpine per valorizzare i vitigni locali come Perricone, Nero d’Avola, Grillo e Zibibbo.

Descrizione vigna

La Vigna di Serramarrocco, riconosciuta dalla Regione Sicilia, come prima Erice D.o.p. della provincia di Trapani, è composta da una superficie vitata di circa 22 ettari. Situata ad un’altitudine media di 380 metri s.l.m., nel cuore della Strada del Vino Erice Doc, è caratterizzata da terreni di medio impasto calcareo – argilloso parzialmente limoso e ricchi di scheletro, con elementi ghiaiosi e ciottolosi sparsi.
Gli appezzamenti, coltivati in maggior parte con sistemi di allevamento ad alta densità per ettaro che variano dai 6.250 ai 9.524 ceppi per ettaro, sono destinati ad una produzione di bassa resa, tale da garantire la massima estrazione qualitativa delle singole vigne.
Ad oggi, i vitigni coltivati sono: Pignatello, Nero d’Avola, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Zibibbo, Grillo ed altre varietà autoctone a scopo sperimentale. La Vigna di Serramarrocco si distingue in cinque “Crus” così denominati: Vigna del Capitano, Sammarcello, Sammichele , Sakkara e delle Quojane.

Fonte: Quotidiano di Gela

ITALIA, vino, VIVINO, Mondo

Dai giudizi online dei wine lovers, le migliori etichette dei “Vivino’s 2019 Wine Style Awards”

Fonte: WineNews

L’ app utilizzata da 35 milioni di enoappassionati in tutto il mondo ha messo in fila le top 50 di rossi, bianchi e bollicine

ITALIA, vino, VIVINO, Mondo

Il giudizio popolare nella “Vivino’s 2019 Wine Style Awards”

Il giudizio dei wine lover, in quella democrazia diretta che è il web, ha stilato la classifica dei vini preferiti dagli enoappassionati di tutto il mondo, o almeno dei 35 milioni di utenti di Vivino (di cui quasi 3 milioni in Italia), la app più diffusa nel vino, che hanno assaggiato e giudicato migliaia di bottiglie, lasciando milioni di recensioni, che hanno dato vita alla “Vivino’s 2019 Wine Style Awards” (https://www.vivino.com), che raccoglie, ma non ordina, le 50 migliori etichette divise per categoria: rossi, bianchi e bollicine.
Nutrita, e non potrebbe essere altrimenti, la presenza italiana, a partire proprio dai rossi: a fare compagnia a mostri sacri come Domaine de La Romanée-Conti La Tâche Grand Cru 2000, Petrus 2005, Château Latour 1982, Château Margaux 2010 e Château Lafite Rothschild, simboli della Toscana enoica nel mondo come il Brunello di Montalcino 2006 Case Basse di Gianfranco Soldera, il Brunello di Montalcino 2010 Cerretalto di Casanova di Neri ed il Masseto 2005 della Famiglia Frescobaldi, ma anche le griffe top della Valpolicella, dall’Amarone 2003 di Giuseppe Quintarelli all’Amarone Monte Lodoletta 2009 di Romano Dal Forno, fino al meno noto ma altrettanto apprezzato Amarone Riserva 2010 Octavius di Marchesi Fumanelli.
Tra i vini bianchi, invece, la presenza tricolore è decisamente più omogenea, e ben rappresenta la varietà e la ricchezza della produzione bianchista della penisola: si va dal Gaia & Rey 2013 del simbolo del Piemonte enoico Angelo Gaja a Il San Lorenzo 2004 di Fattoria San Lorenzo, nelle Marche, dall’Alteni di Brassica 2015, di nuovo di Gaja, al Beyond The Clouds 2016 della griffe altoatesina Elena Walch, …

… dai siciliani Quojane di Serramarrocco 2017 di Barone di Serramarocco …

… e Didacus 2014 di Planeta, allo Chardonnay 2014 Memundis di Giampiero Marrone, dalle Langhe, dal Pinot Grigio 2017 Vigneto Campo dei Gelsi della friulana Arneces al Donna Giovanna 2017 della calabrese Tenuta Iuzzolini, dal Moscato delle Venezie 2011 Primo Amore di Zonin al MunJebel Classico Bianco 2015 di Frank Cornelissen, sull’Etna.
Infine, le bollicine, categoria in cui a farla da padrone, non senza una certa sorpresa, è il Moscato, che piazza in “top 50” ben 9 etichette, contro le 3 del Prosecco: Moscato d’Asti 2015 di Patrizi, Moscato d’Asti Moncalvina 2017 di Coppo, Moscato d’Asti 2017 di Capetta, Moscato d’Asti 2016 Sant’Ilario di Ca’ d’Gal, Moscato d’Asti 2016 La Caliera di Borgo Maragliano, Moscato d’Asti 2017 Sourgal di Elio Perrone, Moscato d’Asti 2015 Nivole di Michele Chiarlo, Moscato d’Asti 2016 di Ruffino, Moscato d’Asti 2016 de I Vignaioli di S. Stefano e Moscato d’Asti 2017 Le Fronde di Fontanafredda. Tra le bollicine venete, la più bevute e le più esportate al mondo, senza dubbio le più popolari, troviamo invece il Prosecco di Valdobbiadene Cartizze Superiore 2016 di Col Vetoraz, il Valdobbiadene Prosecco Superiore 2016 La Primavera di Barbara di Merotto ed il Prosecco di Valdobbiadene 2017 Más de Fer Rive di Soligo di Andreola.

L’eccellenza del vino siciliano e il barone Serramarrocco ospite al Rossini

Fonte: Quotidiano di Gela

Gela. Una lunga storia del vino iniziata nel 1624 e tramandata di generazioni in generazioni. Il Ristorante Rossini ospiterà l’eccellenza del vicino siciliano, riconosciuto in ambito enologico internazionale.

Giovedì 7 Febbraio alle 20,30 il maestro dei vini siciliani, il barone Marco di Serramarrocco, pronipote del nobiluomo Don Giovanni Antonio Marrocco y Orioles, aprirà alcune annate prestigiose del 2015, 2012, 2005, 2003 e 2011.

La Regione Sicilia ha voluto tutelare la produzione, riconoscendo per prima alla “Vigna di Serramarrocco” la Denominazione di Origine Protetta Erice.

Un ambiente dalle condizioni climatiche straordinarie favorisce la viticultura di qualità. Requisito che permette di limitare al massimo i trattamenti impiegando mano d’opera di provata esperienza. Come quella dei viticoltori anziani che praticano la cosiddetta vendemmia negativa, una selezione iniziale che scarta a prescindere i grappoli non ritenuti idonei per conferire al vino un’elevata qualità. In cantina l’attenzione è altissima. Vengono utilizzati con equilibrio solamente legni francesi di primissima qualità, in grado di accompagnare il vino nella maturazione senza comprometterne la finezza.

La terra che permette questa fantastica produzione di nettare, ad Erice, vanta il miglior ”Pignatello” (#Perricone) della Sicilia che con la sua piccola produzione di bottiglie/anno è riuscito a conquistare i palati internazionali, aggiudicandosi mercati esteri di alto livello.
Qualcuno si spinge oltre, mettendo a confronto il Serramarrocco con il Sassicaia della Tenuta San Guido che utilizza gli stessi vitigni madre Rothschild/Lafite.

Sarà una serata speciale. Chi lo desidera può prenotare un tavolo perché la degustazione dei calici di vino saranno accompagnati da tre portate di pesce.

Per info e prenotazioni:
348.9167082

I riconoscimenti

L’ultimo è arrivato il 14 novembre a Roma. Il Barone di Serramarrocco è tra i 609 vini “5 Grappoli” premiati dalla guida dei Sommelier. I verdetti della guida della Fondazione Italiana Sommelier (Fis), guidata da Franco Ricci, racconta la crescita qualitativa, in 20 anni, del vino. In Sicilia il riconoscimento è andato solo a 41 vini.

Le origini del Serramarrocco


La vicinanza con la cultura enologica, si fa evidente nel Serramarrocco, Cabernet Sauvignon 85% e Cabernet Franc 15%, taglio bordolese di riferimento tra quelli Italiani. Oltre alla similitudine con quelli dei cugini d’oltralpe c’è però di più. Le barbatelle della vigna da cui viene prodotto infatti, provengono direttamente da Château Lafite-Rothschild. Circostanza che ha spinto il governo Francese a riconoscere al Serramarrocco una parentela ufficiale con i propri vini, onore concesso solo in un altro caso. Ma a parte questo l’intenzione non è quella di un’imitazione tout court. L’intento è quello di applicare le esperienze transalpine per valorizzare i vitigni locali come Perricone, Nero d’Avola, Grillo e Zibibbo.

Descrizione vigna

La Vigna di Serramarrocco, riconosciuta dalla Regione Sicilia, come prima Erice D.o.p. della provincia di Trapani, è composta da una superficie vitata di circa 22 ettari. Situata ad un’altitudine media di 380 metri s.l.m., nel cuore della Strada del Vino Erice Doc, è caratterizzata da terreni di medio impasto calcareo – argilloso parzialmente limoso e ricchi di scheletro, con elementi ghiaiosi e ciottolosi sparsi.
Gli appezzamenti, coltivati in maggior parte con sistemi di allevamento ad alta densità per ettaro che variano dai 6.250 ai 9.524 ceppi per ettaro, sono destinati ad una produzione di bassa resa, tale da garantire la massima estrazione qualitativa delle singole vigne.
Ad oggi, i vitigni coltivati sono: Pignatello, Nero d’Avola, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Zibibbo, Grillo ed altre varietà autoctone a scopo sperimentale. La Vigna di Serramarrocco si distingue in cinque “Crus” così denominati: Vigna del Capitano, Sammarcello, Sammichele , Sakkara e delle Quojane.

La guerra dei TRENTENNI

Il Sole 24 Ore – Massimo Bongiovanni – Novembre 2000

Sono giovani, ma già guidano aziende da migliaia di dipendenti e maneggiano budget plurimiliardari. Sono italiani, ma il loro successo l’hanno costruito all’estero, con studi ed esperienze professionali negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. Tornati “a casa” hanno mostrato i muscoli e bruciatoletappe. Massimo Bongiovanni ha incontrato cinque manager che hanno qualche consiglio da dare ai loro coetanei.

Non hanno accettato la più tradizionale via italiana alla carriera. La via condizionata dalla cultura dei “capelli bianchi”, troppo strettamente legata all’anagrafe e all’anzianità. Per questo i protagonisti della nostra storia, quando hanno deciso di accelerare – o addirittura di bruciare – le tappe, sono andati all’estero. E hanno vinto la loro scommessa. Oggi, a poco più di trent’anni, sono diventati manager di alto rango o imprenditori di successo, guidano aziende da migliaia di dipendenti, maneggiano budget plurimiliardari. Nell’immaginario dei loro coetanei, giovani di questo tipo sono considerati. dei privilegiati. Sono belli, giovani e ricchi. Indossano abiti di stoffa pregiata al polso non portano un orologio, ma uno status symbol. Incontrandoli per la prima volta si ha la sensazione che siano anche presuntuosi. E loro, del resto, riconoscono “di avere un’altra stima di se stessi e una bassa dose di umiltà”. Sarebbe però un errore bollare questi giovani uomini con etichette affrettate. Certamente sono più fortunati degli altri, anche perché non sono partiti da zero. L’aiuto delle loro famiglie (facoltose e, talvolta, con nomi impegnativi) è stato decisivo. Eppure la strada che hanno percorso, alla fine, se la sono dovuta conquistare da soli.

In questo senso le vicende di Marco Maria Trischitta di Serramarrocco, Michele Rinaldi, Angelo Moratti, Elio Leoni Sceti e Vincenzo Polli – ma potrebbero essere molte di più, queste sono soltanto rappresentative di un fenomeno – appaiono dense di un orgoglio giustificato. Tanto giustificato da poter costituire un esempio per i molti giovani motivati che, pur senza vantare nomi altisonanti, hanno la voglia e il coraggio di confrontarsi con il mondo. Con un’avvertenza: all’estero, se si hanno i numeri, si impara e si può fare carriera in fretta. Ma con altrettanta rapidità si può essere esclusi e precipitare all’ultimogradino della scala gerarchica o dei meriti. “Tra di noi – dice Marco Marrocco Trischitta di Serramarrocco, 33 anni, figlio di Marcello, celebre caporedattore del Corriere della Sera” morto nel ’96 e nipote del famoso Barone Marrocco ultimo Aiutante di Campo di Re Umberto II – c’é un’amicizia ispirata da un vincolo di solidarietà nato quando frequentavamo le scuole all’estero e muovevamo i primi passi nel mondo del lavoro. Eravamo in pochi, allora ad aver scelto di emigrare. Ci sentivamo dei pionieri consapevoli di appartenere a una classe favorita dalla sorte, ma avvertivamo anche la lontananza dalla famiglia”. E non è stato facile. Marrocco ora è il Sam (Strategic Account Manager) per l’Italia della Aon, secondasocietà di brokeraggio assicurativo del mondo. Significa che lui stabilisce le strategie commerciali della sede italiana, che conta oltre 700 dipendenti con 350 miliardi di lire di premi raccolti nel 2000, e ha la responsabilità delle fusioni e acquisizioni del gruppo in Italia. Oggi è tornato a Roma. Ma il suo traguardo è stato raggiunto al termine di una gavetta all’estero iniziata nell’87. Tutto comincia con una borsa di studio al Cambridge Trinity College di Londra. Marrocco si laurea in legge e va a lavorare per il Broker Alexander Howden. A 25 anni è già direttore, da Londra, del desk italiano. Nel ’93 vince il Lloyd’s award per la specializzazione captive (i Sistemi di finanziamento del rischio). Poi, non contento, si trasferisce a New York per frequentare un corso di management alla Columbia University e un anno dopo ancora un corso in business administration ad Harvard. Finita la fase di preparazione, torna a Londra e viene assunto dalla NikolsSedgwick, broker frutto della joint venture – che opera in Italia , Sudamerica e Spagna – tra Letizia Moratti (51%) e la Sedgwick, che gli affida la responsabilità delle attività estere dalla sede inglese. Il 25 agosto ’98 si ricomincia daccapo. L’americana Marsh acquista la Sedgwick La Moratti compra la quota del 49% della joint venture italiana e rivende il tutto alla Aon, costituendo la AonNikols Spa di cui Lettizia Moratti resta presidente e Carlo Clavarino amministratore delegato.

Viene richiamato in Italia, dove si occupa degli affari esteri di Aon. Il suo (Team viene premiato come il migliore del gruppo Aon per il 1999. Grazie a questo risultato viene appunto nominato Sam della controllata italiana. Undici anni all’estero prima di poter rientrare a casa. Ma adesso Marrocco Trischitta ha un incarico che, se non fosse stato per quegli undici anni, alla sua età’ sarebbe inarrivabile. Neppure i capelli grigi di Michele Rinaldi devono trarre in inganno. A 37 anni, sposato e con tre figli, ha già compiuto un lungo percorso, per molti versi analogo a quello di Marrocco Trischitta, ma con un obiettivo diverso: diventare imprenditore. Il racconto, ancora una volta, parte da Londra, Rinaldi è figlio di un agente della Ras, forse il primo per volume d’affari, ma non accetta di rimanere all’ombra del padre. Dopo gli studi in Bocconi, si trasferisce nella City e riesce ad approdare in uno dei numerosi uffici di brokeraggio assicurativo londinese che sono, secondo la tradizione, i più antichi al mondo. Per emergere si occupa di un ramo di nicchia: l’assistenza: L’attività gli svela i segreti delle polizze infortuni e malattia e delle coperture dei rischi derivanti da viaggi. L’apprendistato è intenso. Fino al 93′ quando si sente pronto per fondare la “sua” azienda, la Global Assistance. E anche lui rientra in Italia. . I risultati sono riassunti nell’ultima operazione realizzata: il Credito Valtellinese è diventato socio di Rinaldi nella Global Assicurazioni, società di brokeraggio avviata nel dicembre ‘99, di cui Rinaldi è amministratore delegato, che ha già collezionato oltre cento miliardi di premi. Erano premi molto diversi invece , quelli cui era abituato Vincenzo Polli, irrequieto virgulto di una dinastia di imprenditori tessili. Trentaquattrenne è figlio di Paolo, morto tre anni fa, e nipote di Edoardo. Non ne voleva sapere di lavorare. Preferiva le gare di offshore, quei motoscafi che corrono a 200 all’ora sul pelo dell’acqua. Preferiva le gare automobilistiche del mondiale Gt. Mieteva anche successi. Nel ‘95, alla guida di uno scafo Tencar con un rnotore a benzina da 16.500 cc, ha conquistato il titolo europeo nella classe 1 e il secondo piazzamento nel mondiale. Di quelle esperienze gli resta una cicatrice sopra l’occhio sinistro per un incidente in macchina, e la passione sfrenata per i motori. Ma anche per lui è giunto, a un certo punto, il momento dell’impegno professionale. A metà degli anni Novanta alcune aziende del gruppo sono in difficoltà e le professionalità all’interno della famiglia non bastano più per reggere il peso della scommessa del rilancio. Polli si rimbocca le maniche. Da dove ricava le competenze necessarie? Anche per lui, nonostante una storia tanto differente da quella degli altri, la ricetta viene da una lunga esperienza all’estero. Prima la laurea in management all’università di Ginevra, poi il master in marketing a San Diego. Così Vincenzo Polli, dopo l’iniziale tiepido approccio con la Manifattura Valbrembana (tessuti per camicie, 210 miliardi di fatturato, mille dipendenti). affronta nel ’97 il risanamento della Valfino di Castrovillari (filati di cotone, 120 miliardi di ricavi, 60 dipendenti), quindi sale sulla poltrona di amministratore delegato della Legler produce tessuto denim, con 400 miliardi di fatturato), la principale azienda del gruppo.

Figlio di papà? Sicuramente. Ma se non si fosse piegato alla necessità di affrontare gli anni di formazione all’estero, di certo la famiglia sarebbe stata costretta a scegliere un Manager esterno. Un altro nome celebre è quello di Angelo Moratti, 36 armi, figlio di Gianmarco e Lina Sotis. Anche la sua sarebbe potuta essere una vita facile. Ma ha scelto, accanto all’impegno nelle attività di famiglia,di affrontare in proprio – come dice lui – . E’ con l’amico Luigi Orsi Carboni, e’ stato l’artefice di Planet Work:, il primo operatore telefonico italiano di reseller vale a dire il primo “pirata” a sfidare il monopolio Telecom, vendendo telefonate internazionali, attraverso operatori esteri, con il 40% di sconto rispetto alle tariffe dell’allora unico gestore italiano. Un miliardo di fatturato nel ’97 quattro nel ’98, 16 nel ’99, cento nel 2000. E da quella iniziativa ha preso forma, grazie all’alleanza con Dixit, E-Planet, società di telefonia mobile ora quotata in Borsa. Anche in questo caso, comunque, . Nuovi e distanti anni luce dall’attività di famiglia, il petrolio. Alla quale, comunque, il diligente Angelo Moratti si è applicato dopo essersi diplomato all’HailEybury College in Gran Bretagna, dopo aver compiuto gli studi universitari alla Columbia di New York e aver ottenuto il master in business administration. A raccontarla così sembra una vita da principe ereditario. Gli ingredienti ci sono tutti, ma sono mescolati ad altri che confermano come . Nell’82 comincia così della Saras, la compagnia petrolifera che gestisce la raffineria sarda del gruppo. Poi ritorna all’estero, per due anni vive a Londra, dove lavora in una società di trading petrolifero (. Una bella definizione. Suo padre era impresario edile, per lui, laureato in Economia e commercio alla Luiss, si preparava una quieta marcia professionale. L’inizio e’ quasi scontato: un posto come assistente marketing alla Procter&Gamble a Roma. Ma dopo due anni comincia la rivoluzione. . Inappagato, Leoni Sceti scopre il fascino dei Paesi dell’Est usciti dal comunismo. E’ troppo presto però. Le difficoltà politiche contribuiscono a far naufragare l’idea di lanciare in Cecoslovacchia una catena di distribuzione per i cosmetici. Così, grazie a un cacciatore di teste, rientra in gioco come manager e approda alla Benckiser a Bruxelles. Nel ’93, sempre per Benckiser, va negli Stati Uniti ad assumere la direzione marketing. Nel ’95 diventa direttore generale della filiale tedesca. A 29 anni. E’ un record. Dopo due anni lascia la Germania. Alle sue spalle un incremento di fatturato del 20% che gli vale la carica di amministratore delegato della controllata Mira Lanza in Italia. Parlerà italiano solo per 36 mesi. Nel novembre del ’99 si consuma la fusione tra ReckittColman e Benckiser. Viene chiamato per poche settimane nel quartier generale di Londra e quindi, da gennaio, nominato presidente del gruppo per il Nord America. Detto in soldoni, un incarico che vale la guida di duemila dipendenti in sei stabilimenti per circa 2.400 miliardi di lire di fatturato. Leoni Sceti, tra i cinque, è quello che riesce meglio a dare una visione di insieme a tutto questo correre. E a questo confondersi di luoghi, lingue e culture che non gli ha comunque impedito di sposare Maria, un’americana conosciuta a Roma, e di avere tre figli: .

All’estero, si hanno i numeri, si impara e si può crescere in fretta. Ma con la stessa rapidità si può precipitare all’ultimo gradino della scala gerarchica

(Massimo Bongiovanni)

BIBENDA, FIS, FONDAZIONE ITALIANA SOMMELIER, FRANCO RICCI, Italia

I 10 migliori assaggi e i 609 “5 Grappoli”: è l’ora di Bibenda, guida dei Sommelier Fis

Fonte: WineNews

BIBENDA, FIS, FONDAZIONE ITALIANA SOMMELIER, FRANCO RICCI, Italia

I verdetti della guida della Fondazione Italiana Sommelier (Fis), guidata da Franco Ricci, che racconta la crescita qualitativa, in 20 anni, del vinoROMA, 14 NOVEMBRE 2018, ORE 13:55

Bibenda 2019

Il Lessona San Sebastiano allo Zoppo 2010 di Tenute Sella dal Piemonte, il Franciacorta Pas Dosé Riserva 33 2011 di Ferghettina dalla Lombardia, l’Alto Adige Cabernet Mumelter Riserva 2016 di Cantina Bolzano dall’Alto Adige, il Friuli Colli Orientali Biancosesto 2016 de La Tunella in Friuli Venezia Giulia, l’Amarone della Valpolicella 2010 di Trabucchi d’Illasi dal Veneto, il Colli di Luni Vermentino Cavagino 2017 di Lunae Bosoni dalla Liguria, il Tenuta di Trinoro 2015 di Tenuta di Trinoro dalla Toscana, il Rosso Piceno Superiore Roggio del Filare 2015 di Velenosi dalle Marche, ed il Syrah Vendemmia Tardiva Kaid 2017 di Alessandro Di Camporeale ed il Dydime 2017 della Tenuta Capofaro di Tasca d’Almerita dalla Sicilia: in tempo di guide, ecco i 10 migliori assaggi in assoluto per “Bibenda 2019”, edizione n. 21 della guida curata dalla Fondazione Italiana Sommelier (Fis) di Franco ricci. Un’edizione che celebra anche l’evoluzione del vino italiano: nella prima edizione, datata 1999, c’erano 713 aziende, e 156 vini premiati con i “5 Grappoli”, il massimo riconoscimento, nell’ultima edizione le cantine sono 2029, e i vini premiati 609. Segno di “un contesto produttivo che ha visto crescere la qualità in maniera diffusa su tutto il territorio nazionale”, spiegano i curatori della guida.
Dai quali non manca uno spunto polemico. “Ci prendiamo il merito di aver fatto emergere territori, regioni, tipologie un tempo trascurate se non addirittura snobbate. Le abbiamo con coraggio contestualizzate – spiega una nota ufficiale – forti di una preparazione e di un metodo condiviso, forti di una pattuglia di degustatori centrata e centrale, le cui valutazioni a confronto diretto (e ciclico) collimano al centesimo. Abbiamo così sdoganato dalla “serie B” Val d’Aosta, Liguria, Lazio, Emilia Romagna, Rossese, Lambrusco e Frascati, felici di farne cavalli vincenti pronti per altri cavalieri un po’ meno temerari di noi.
Dispiace oggi essere invece penalizzati dal fatto di essere stati ispiratori di altri prodotti molto simili al nostro, alcuni troppo simili se non scimmiottati interamente, sebbene perfino una sentenza abbia intimato di smettere, il reato è stato (fin qui) reiterato 5 volte. Questo accade in Italia, purtroppo.
Troppe guide hanno inflazionato la partecipazione e il mercato, una partecipazione che per le aziende diventa di anno in anno più onerosa, un’emorragia di lavoro e di prodotti che di conseguenza si ripercuote sugli addetti ai lavori di storica presenza. Cosa dire alle aziende? Che basterebbe saper scegliere. 2029 aziende di vino in questa edizione. Per visitarle tutte, diciamo una al giorno per ogni giorno dell’anno, compresi Natale e feste comandate, i conti sono presto fatti, ci vorrebbero 6 anni. Preferiamo sorvolare sui vari calcoli possibili, per ringraziare invece i Produttori per la disponibilità all’invio dei campioni presso la redazione centrale, una cortesia che ci consente di realizzare la Guida Bibenda in 5 mesi anziché in 6 anni”.
Come detto 609 vini premiati con i “5 Grappoli”, firmati da 541 aziende premiate. Il primato spetta al Piemonte con per 117 vini premiati, davanti alla Toscana, con 106 vini, mentre a completare il podio, a distanza, c’è la Sicilia (con 41 “5 Grappoli”), e poi via via Lombardia (37), Campania (35), Veneto (34), Friuli Venezia Giulia (33), Alto Adige (29), Marche (28), Puglia (27), Abruzzo (22), Umbria e Lazio (19 a testa), Trentino (15), Emilia Romagna e Sardegna (11 a testa), Basilicata e Liguria (7 a testa), Molise (4), Calabria e Val d’Aosta (3 ciascuno).
La presentazione ufficiale sarà di scena sabato 24 novembre, a Roma (Hotel Rome Cavalieri), prima con la grande degustazione di tutti i vini vincitori dei “Cinque Grappoli”, e poi con la tradizionale cena di gala, dove sarà svelato anche il premio “Giacomo Tachis” al migliore enologo del 2018.


:: Sicilia ::

Barone di Serramarrocco 2016 – Barone di Serramarrocco
Brut Rosé 50 Mesi 2013 – Terrazze Dell’etna
Cerasuolo di Vittoria Classico Cru Iri Da Iri 2013 – Valle Dell’acate
Cerasuolo di Vittoria Classico Dorilli 2016 – Planeta
Cerasuolo di Vittoria Classico Forfice 2014 – Paolo Cali’
Duca Enrico 2015 – Duca di Salaparuta
Dydime 2017 – Tenuta Capofaro Tasca D’almerita
Etna Bianco A’ Puddara 2016 – Tenuta di Fessina
Etna Bianco Arcurìa 2016 – Graci
Etna Bianco Superiore Pietra Marina 2015 – Benanti
Etna Rosso Arcurìa 2016 – Graci
Etna Rosso Calderara Sottana 2016 – Tenuta Delle Terre Nere
Etna Rosso Cisterna Fuori 2016 – Le Vigne Biondi
Etna Rosso Contrada Zottorinoto Riserva 2014 – Cottanera
Etna Rosso Feudo di Mezzo 2015 – Cottanera
Etna Rosso Nero di Sei 2014 – Palmento Costanzo
Etna Rosso San Lorenzo 2016 – Girolamo Russo
Etna Rosso Vigna Barbagalli 2015 – Pietradolce
Etna Rosso Vinupetra 2015 – I Vigneri
Faro 2014 – Palari
Franchetti 2015 – Passopisciaro Vini Franchetti
Il Frappato 2016 – Occhipinti
Litra 2014 – Abbazia Santa Anastasia
Malvasia Delle Lipari Passito Selezione Carlo Hauner 2015 – Hauner
Marsala Superiore Semisecco Ambra Donna Franca Riserva S.A. – Florio
Mille E Una Notte 2014 – Donnafugata
Nero Ossidiana 2014 – Tenuta di Castellaro
Passito di Pantelleria 2017 – Solidea
Passito di Pantelleria Bugeber 2014 – Cantine Rallo
Passito di Pantelleria Bukkuram Sole D’agosto 2015 – Marco De Bartoli
Sicilia Contea di Sclafani Extra Brut Almerita Contessa Franca 2011 – Tenuta Regaleali Tasca D’almerita
Sicilia Nero D’avola Don Antonio 2016 – Morgante
Sicilia Nero D’avola Lu Patri 2016 – Baglio del Cristo di Campobello
Sicilia Nero D’avola Saia 2016 – Feudo Maccari
Sicilia Nero D’avola Vrucara 2014 – Feudo Montoni
Sicilia Nerosanlorè 2013 – Gulfi
Sicilia Rosso Sàgana Tenuta San Giacomo 2016 – Cusumano
Syrah Kaid 2016 – Alessandro di Camporeale
Syrah Vendemmia Tardiva Kaid 2017 – Alessandro di Camporeale
Tendoni di Trebbiano 2016 – Centopassi
Vigne Vecchie 2008 – Calabretta


leggi articolo intero:
https://winenews.it/it/i-10-migliori-assaggi-e-i-609-5-grappoli-e-lora-di-bibenda-guida-dei-sommelier-fis_377576/

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Sicilian Wine Awards, premiati 31 vini siciliani

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Fonte: Sicilian Wine Awards

Sono 31 i vini premiati nella seconda edizione del “Sicilian Wine Awards“, l’iniziativa voluta da Cronachedigusto.it e aperta a tutte le aziende siciliane.

A decretare i vincitori la commissione presieduta da Daniele Cernilli, alias Doctor Wine, uno tra i più noti degustatori al livello europeo, e composta da esperti e giornalisti. Tra questi: Mauro Bertolli – Italia del Vino; Stephen Brook – Decanter Uk; Federico Latteri – Cronache di Gusto; Bienczyk Marek – Ferment Poland; Sarah Marsh MW – The English Nose.

La premiazione è prevista domani (22 ottobre) nell’ambito di Taormina Gourmet e si terrà alle 17, presso la Sala Dionisio, dove sarà possibile assaggiare i vini premiati. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

ECCO I PREMIATI

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Rossi Igt Terre Siciliane

  1. Serramarrocco 2014, Barone di Serramarrocco
  2. Sicé 2012, Tenuta Gatti
  3. Falcoreale Nero d’Avola 2016, Rigogliosi

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Il vino per questa (torrida) estate è rosso bianco o rosé? Winenews chiede agli esperti

Fonte: InStoreMag.it – By Anna Muzio 

Quella che stiamo vivendo è una delle estati più calde di sempre. E rischia di condizionare anche le scelte degli enoappassionati. Che sono portati a rinunciare ai vini rossi, magari leggermente refrigerati, a vantaggio di bianchi ghiacciati. Ma è l’unica scelta possibile? Winenews, uno dei portali più noti dell’enologia italiana, ha chiesto tre vini dell’estate (una bollicina, un bianco e un rosso) e una tendenza ad alcune delle migliori enoteche italiane. E i risultati sono spesso sorprendenti.

Si parte dalla Sicilia, dove l’enoteca Picone di Palermo suggerisce uno spumante metodo classico da servire freddo, uno Zibibbo o comunque un vino da vitigno aromatico, che freddo dà il meglio di sé, e tra i rossi il Rossojbleo 2016 della Cantina Gulfi, una versione particolarmente approcciabile del Nero d’Avola della Sicilia sud orientale, pur conservandone in pieno l’espressione varietale e l’identità territoriale.

All’enoteca Partenopea, a Napoli scelgono il Blanc de blancs di Monterossa, un classico Franciacorta, un Müller Thurgau e un Lago di Caldaro Tenute Manincor (Kaltarersee Keil). Poi giocano il jolly di un Riesling pétillant.

A Roma all’enoteca Trimani il titolare Francesco Trimani suggerisce un Brut da Riesling, il Peu Moussant di Le Fracce nell’Oltrepò Pavese, una Passerina 2016 Costa Graia, (una “brillante rappresentazione del territorio e dei suoi sapori”) e l’Aglianico Le Nuvole Franco che “è una voce nuova nel mondo dei rossi, vinificato in cemento, mantiene quasi intatte le caratteristiche del vitigno” e inoltre fa parte di un progetto di sostegno a ragazzi disabili, motivo in più per avvicinarcisi (Francesco consiglia di berlo rinfrescato). Trimani suggerisce di tenere d’occhio anche il Rossese di Dolceacqua Terre Bianche 2015.

A Montalcino Bruno Dalmazio, titolare dell’enoteca Dalmazio, fa la sua lista: un Franciacorta bello freddo, un Vermentino, e un Pinot Nero. Dalmazio punta forte anche sull’Etna Rosso, vino con caratteristiche forti ma comunque versatile e apprezzato dai winelovers.

Alla Vinoteca al Chianti, a Impruneta, consigliano uno Champagne, un bicchiere di Verdicchio per gli amanti del bianco e un Frappato Doc per chi non vuole rinunciare al rosso. Un vino tipicamente estivo è il Quojane di Barone di Serramarocco, uno Zibibbo secco.

Scelta tutta di territorio a Reggio Emilia, all’enoteca Il Cantinone di Toano: il Brina d’Estate Tenuta Ajano Brut Colldi di Scandiano, un Pignoletto frizzante e il Lambrusco Ottocentorosa di Albinea Canali. E come outsider il bianco Solata delle Cantine Cardinali.

Tappa a Verona, all’Antica Bottega del Vino. Anche qui sulle bollicine si va sul sicuro: un buon Champagne. Tra i bianchi un Durello “tranquillo”, bianco tipico delle colline tra Verona e Vicenza, e per i rossi un Valpolicella Superiore. La tendenza dell’estate 2017 è invece il Bourgogne Aligote, Cuvée des Quatres Terroires della cantina Domaine Chevrot, un classico bianco francese.

A Trento, all’Enoteca Grado 12 “spingono” un Trentodoc, il brut nature millesimato di Marco Tonini, l’Incrocio Manzoni Castel San Michele 2016 di Fondazione E. Mach, bianco strutturato e il Pinot Nero 2015 di Pojer e Sandri, un rosso profumato di frutti di bosco. La scelta extra è il Santa Maddalena Classico 2016, di Georg Ramoser.

Milano: all’enoteca Cantine Isola sulle bollicine vanno sul metodo classico, l’extra brut’ di Albino Maria Cavazzuti, prodotto in provincia di Modena. Il bianco viene dal Friuli, la Malvasia Chioma Integrale 2015 dei Vignaioli da Duline. Tra i rossi fa il bis il Lago di Caldaro delle Tenute di Manincor. Scelta del cuore un Cannonau Rosato dalla Sardegna, magari quello delle Cantine Aru a Iglesias.

Restiamo nell’hinterland milanese e spostiamoci a San Giorgio su Legnano. Giovanni Longo, dell’enoteca Longo, suggerisce il Franciacorta Villa Crespia dei Fratelli Muratori, il San Vincenzo delle Cantine Anselmi, un blend di Chardonnay e Sauvignon, e, tra i rossi, un Trentino Superiore di Isera, il Marzemino della cantina De Tarczal. Inoltre Longo crede molto nei rosati e suggerisce un Salento Rosato Igp della cantina Michele Calò e figli.

Ancora Lombardia, ancora fan del rosato. A Cantù, all’Enoteca La Barrique, sono convinti dell’imminente successo di questa tipologia e suggeriscono anche loro di tenere d’occhio il Salento. Per il resto il trio estivo prevede un Prosecco Valdobbiadene, un Collio Friulano e un Lambrusco o un Valpolicella per il rosso.

Si finisce ad Alba, dove all’Enoteca Grandi Vini propongono una scelta tutta regionale: come bollicina un Alta Longa della cantina Ettore Germano, dalla spuma fine che rinfresca la bocca; come bianco il Nascetta di Elvio Cogno; e come rosso Il rosso, il Freisa d’Asti, fresco e amabile. E il trend? Anche qui Piemonte: il Nebbiolo d’Alba 2010.

Il classico piace sempre ma la nuova tendenza è il rosato

«I classici – tira le fila Andrea Terraneo, presidente di Vinarius, Associazione Enoteche Italiane – vendono sempre. Abbiamo notato solo una leggera tendenza verso vini meno aromatici, non eccessivamente fruttati ma piacevoli in bocca. Un ritorno, per i vini bianchi, a vini con una maggiore acidità».

Per le bollicine “si registra una tendenza a Prosecchi meno zuccherini. Quando consigliamo un Brut, il riscontro è positivo, rimangono tutti soddisfatti”.

E poi c’è il mondo del rosato, che sta crescendo prepotentemente. «Crediamo molto nei rosé – dice Terraneo – è un prodotto che va ancora coltivato. Solo da qualche anno si è capito il valore e la diversità che ha questo vino, e stiamo cominciando a far capire che è un universo molto vario. Esistono rosati delicati e leggeri, ma anche più rotondi e pungenti». Insomma, l’universo rosa non è più soltanto femminile.

I vini siciliani a cui non potrete rinunciare. Dodici bianchi da assaggiare almeno una volta

Fonte: Cronache di Gusto

Pubblicato in Vini E Territori il 28 Aprile 2017

di Federico Latteri

Continua il nostro viaggio alla scoperta dei vini siciliani. I nostri assaggi si sono susseguiti in tutte le province e abbiamo cercato di darvi un quadro prezioso e importante sulla situazione enologica siciliana, scegliendo e selezionando, talvolta, anche qulle produzioni di nicchia, di poche bottiglie, che meritano, però, di essere assaggiate almeno una volta. 

Di seguito trovate una selezione di 12 bianchi che bisogna provare. Non troverete nessuna etichetta dell’Etna, non perché non meritassero. Anzi. Ma stiamo quasi completando la nostra Guida ai Vini dell’Etna. E avremo modo di parlarne più in là. Intanto ecco la lista dei top 12, secondo noi

Doc Siracusa bianco Cyane 2015 – Pupillo
Da uve Moscato bianco dei vigneti di contrada Targia a Siracusa, un vino floreale, aromatico e, nello stesso tempo, fine e delicato. Di rara piacevolezza, è sicuramente un’esperienza da non perdere.

Quojane di Serramarrocco 2015 – Barone di Serramarrocco
E’ fatto con uve zibibbo provenienti da vigna delle Quoiane, all’interno della tenuta del Barone di Serramarrocco. Intenso e territoriale, riesce ad unire le note floreali tipiche del vitigno con affascinanti sentori di macchia mediterranea ed erbe aromatiche.

Catarratto 2015 – Barraco
Spontaneo, diretto, agrumato, speziato. Fatto da un artigiano del vino il cui obiettivo non è ottenere un prodotto perfetto, ma qualcosa di originale che rispecchi al massimo il territorio di provenienza, l’estremità occidentale della Sicilia.

Bianco Pomice 2015 – Tenuta di Castellaro
Si tratta di un bianco secco fatto sull’isola di Lipari con Malvasia più una quota minore di Carricante. E’ fresco, leggermente agrumato, mediterraneo, salmastro, persistente. Un’ottima etichetta, ricca di personalità. 

Doc Sicilia Shiarà 2015 – Castellucci Miano
E’ uno dei bianchi di riferimento tra quelli prodotti con uve Catarratto. I vigneti si trovano sulle pendici delle Madonie nel territorio di Valledolmo, ad un’alltitudine compresa tra 950 e 1050 metri. Presenta viva acidità, ottima struttura, intensità e buon potenziale evolutivo. 

Eughenes Catarratto Lucido 2016 – Sibiliana
Sibiliana è il brand di alta qualità di Cantine Europa, grande realtà produttiva del territorio trapanese. Fine, fruttato, ben articolato, accompagnerà in maniera perfetta tantissimi piatti della cucina di mare.

Doc Sicilia Santagostino Baglio Sorìa Bianco 2015 – Firriato
Da uve Catarratto e Chardonnay dei vigneti di Baglio Sorìa nell’agro trapanese. Caratterizzato da ricche note fruttate, è consistente, equilibrato, persistente. Ottimo con le carni bianche e i formaggi freschi.

Iancura 2015 – Hauner
Prodotto dall’azienda più conosciuta delle Isole Eolie da uve Malvasia delle Lipari più un saldo di Insolia. E’ molto fresco, dinamico, fruttato, marino, finemente aromatico. Ottimo come aperitivo e con la cucina di pesce, sarà un compagno ideale nelle gite in barca e nelle cene in riva al mare.

Marzaiolo 2015 – Riofavara
E’ un bianco che proviene da un’area conosciuta soprattutto per la produzione di rossi da Nero d’Avola, il territorio della Val di Noto. Si tratta di un blend di Insolia, Grecanico e Moscato bianco. Offre in maniera elegante e lineare la ricchezza della frutta gialla matura.

Contrasto del Bianco 2013 – Augustali
Un vino originalissimo fatto da Vincenzo Bambina con uve Vermentino più un 10 % di Catarratto coltivate nella tenuta di Alcamo. Floreale, piacevolmente erbaceo, leggermente balsamico, ma anche consistente. Davvero ben fatto.

Dop Sicilia Maria Costanza Bianco 2016 – Milazzo
Viene prodotto nel territorio di Campobello di Licata in provincia di Agrigento da uve Insolia e Chardonnay. Floreale, vegetale, esotico, si distingue per la grande bevibilità e la versatilità negli abbinamenti. 

Saharay Catarratto 2015 – Porta del Vento
Ci troviamo a Camporeale, nell’entroterra dalla provincia di Palermo. Il Saharay è un prodotto molto particolare il cui processo di vinificazione prevede una lunga macerazione sulle bucce. Il risultato è un vino complesso, maturo, consistente, persino tannico. 


LEGGI QUI I DIECI GRILLO IMPERDIBILI 

LEGGI QUI I DODICI NERO D’AVOLA IMPERDIBILI


I vini siciliani a cui non potrete rinunciare/3 Dodici bianchi da assaggiare almeno una volta

Fonte: Cronache di Gusto

Pubblicato in Vini E Territori il 28 Aprile 2017 – di Federico Latteri

Continua il nostro viaggio alla scoperta dei vini siciliani. I nostri assaggi si sono susseguiti in tutte le province e abbiamo cercato di darvi un quadro prezioso e importante sulla situazione enologica siciliana, scegliendo e selezionando, talvolta, anche qulle produzioni di nicchia, di poche bottiglie, che meritano, però, di essere assaggiate almeno una volta. 

Di seguito trovate una selezione di 12 bianchi che bisogna provare. Non troverete nessuna etichetta dell’Etna, non perché non meritassero. Anzi. Ma stiamo quasi completando la nostra Guida ai Vini dell’Etna. E avremo modo di parlarne più in là. Intanto ecco la lista dei top 12, secondo noi

Doc Siracusa bianco Cyane 2015 – Pupillo
Da uve Moscato bianco dei vigneti di contrada Targia a Siracusa, un vino floreale, aromatico e, nello stesso tempo, fine e delicato. Di rara piacevolezza, è sicuramente un’esperienza da non perdere.

Quojane di Serramarrocco 2015 – Barone di Serramarrocco
E’ fatto con uve zibibbo provenienti da vigna delle Quoiane, all’interno della tenuta del Barone di Serramarrocco. Intenso e territoriale, riesce ad unire le note floreali tipiche del vitigno con affascinanti sentori di macchia mediterranea ed erbe aromatiche.

Catarratto 2015 – Barraco
Spontaneo, diretto, agrumato, speziato. Fatto da un artigiano del vino il cui obiettivo non è ottenere un prodotto perfetto, ma qualcosa di originale che rispecchi al massimo il territorio di provenienza, l’estremità occidentale della Sicilia.

Bianco Pomice 2015 – Tenuta di Castellaro
Si tratta di un bianco secco fatto sull’isola di Lipari con Malvasia più una quota minore di Carricante. E’ fresco, leggermente agrumato, mediterraneo, salmastro, persistente. Un’ottima etichetta, ricca di personalità. 

Doc Sicilia Shiarà 2015 – Castellucci Miano
E’ uno dei bianchi di riferimento tra quelli prodotti con uve Catarratto. I vigneti si trovano sulle pendici delle Madonie nel territorio di Valledolmo, ad un’alltitudine compresa tra 950 e 1050 metri. Presenta viva acidità, ottima struttura, intensità e buon potenziale evolutivo. 

Eughenes Catarratto Lucido 2016 – Sibiliana
Sibiliana è il brand di alta qualità di Cantine Europa, grande realtà produttiva del territorio trapanese. Fine, fruttato, ben articolato, accompagnerà in maniera perfetta tantissimi piatti della cucina di mare.

Doc Sicilia Santagostino Baglio Sorìa Bianco 2015 – Firriato
Da uve Catarratto e Chardonnay dei vigneti di Baglio Sorìa nell’agro trapanese. Caratterizzato da ricche note fruttate, è consistente, equilibrato, persistente. Ottimo con le carni bianche e i formaggi freschi.

Iancura 2015 – Hauner
Prodotto dall’azienda più conosciuta delle Isole Eolie da uve Malvasia delle Lipari più un saldo di Insolia. E’ molto fresco, dinamico, fruttato, marino, finemente aromatico. Ottimo come aperitivo e con la cucina di pesce, sarà un compagno ideale nelle gite in barca e nelle cene in riva al mare.

Marzaiolo 2015 – Riofavara
E’ un bianco che proviene da un’area conosciuta soprattutto per la produzione di rossi da Nero d’Avola, il territorio della Val di Noto. Si tratta di un blend di Insolia, Grecanico e Moscato bianco. Offre in maniera elegante e lineare la ricchezza della frutta gialla matura.

Contrasto del Bianco 2013 – Augustali
Un vino originalissimo fatto da Vincenzo Bambina con uve Vermentino più un 10 % di Catarratto coltivate nella tenuta di Alcamo. Floreale, piacevolmente erbaceo, leggermente balsamico, ma anche consistente. Davvero ben fatto.

Dop Sicilia Maria Costanza Bianco 2016 – Milazzo
Viene prodotto nel territorio di Campobello di Licata in provincia di Agrigento da uve Insolia e Chardonnay. Floreale, vegetale, esotico, si distingue per la grande bevibilità e la versatilità negli abbinamenti. 

Saharay Catarratto 2015 – Porta del Vento
Ci troviamo a Camporeale, nell’entroterra dalla provincia di Palermo. Il Saharay è un prodotto molto particolare il cui processo di vinificazione prevede una lunga macerazione sulle bucce. Il risultato è un vino complesso, maturo, consistente, persino tannico.