Degustazioni dei MIGLIORI Vini d’Italia

Scopri le degustazioni delle eccellenze dei vini italiani.

Fonte: italys fine stwines.it

Serramarrocco 2015 – Barone di Serramarrocco

La nostra degustazione del vino Serramarrocco 2015 di Barone di Serramarrocco, completa di note di affinamento, denominazione, uvaggio, temperatura di servizio e volume alcolico.

Il vino Serramarrocco 2015 di Barone di Serramarrocco ha un colore rosso rubino brillante e impenetrabile. Olfattivamente si svela complesso e fine delineando toni di mora di rovo matura e ciliegia sottospirito a cui si affiancano timbri speziati di pepe nero, cioccolato bianco, eucalipto, note di resina, torrefazione e una leggera riminiscenza di sottobosco.

Al palato ha un sensazionale corredo polifenolico con dei tannini coinvolgenti, maturi e compatti che creano una dialettica appassionante con l’acidità vivace favorendo equilibrio, armonia e godibilità al sorso.

Finale denso di sensazionale lunghezza in cui riecheggiano penetranti il frutto e le spezie. Affina 12 mesi in tonneaux nuovi di 500 lt. di rovere Troncais di Allier di media tostatura e successivamente 8 mesi in bottiglia

Un blend siciliano di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc voluminoso e dal carattere mediterraneo: balsamico e d’imperitura persistenza. Meritatamente tra i migliori Cabernet italiani.

Annata2015
DenominazioneTerre Siciliane IGP
VitigniCab. Sauvignon 85% Cab. Franc 15%
Alcol13,5%
Temperatura di servizio16 – 18 °C

Barone di Serramarrocco 2015 – Barone di Serramarrocco

La nostra degustazione del vino ‘Barone di Serramarrocco’ 2015 di Barone di Serramarrocco, completa di note di affinamento, denominazione, uvaggio, temperatura di servizio e volume alcolico.BARONE DI SERRAMARROCCO

Il vino ‘Barone di Serramarrocco’ 2015 di Barone di Serramarrocco è caratterizzato da rosso rubino vivace ed impenetrabile. Al naso si articola complesso e fine tratteggiando note di amarena, viola mammola e tamarindo a cui si affiancano sfumature di garrigue, cioccolato bianco e toni speziati di pepe nero.

Il sorso è vivace con un’acidità di nerbo che dona freschezza e dei tannini spessi e avvolgenti legati sinergicamente a una sapidità minerale che amplifica il sorso. Finale di buona persistenza che conferma le note fruttate-floreale. Affina in tonneaux nuovi di Troncais Allier da 500 lit. di media tostatura per 18 mesi. 10 mesi di affinamento in bottiglia.

Un vino di grande eleganza ed eloquenza olfattiva, sensazionale per versatilità nell’abbinamento gastronomico. Un’interpretazione molto accattivante di Pignatello, ideale sia per il consumo quotidiano che per cene con piatti ricchi e speziati.

Annata2015
DenominazioneTerre Siciliane IGP
VitigniPignatello 100%
Alcol13,5%
Temperatura di servizio16 – 18 °C

Quojane di Serramarrocco 2019 – Barone di Serramarrocco

La nostra degustazione del vino Quojane di Serramarrocco 2019 di Barone di Serramarrocco, completa di note di affinamento, denominazione, uvaggio, temperatura di servizio e volume alcolico.BARONE DI SERRAMARROCCO

Il vino Quojane di Serramarrocco 2019 di Barone di Serramarrocco si apre al naso ricco di sfaccettature, tra agrumate note zagare, melone, finocchietto selvatico, garrigue e pan brioche. In bocca si svela ricco, fresco e di nerbo, con un finale piacevolmente sapido che amplifica le sensazioni allungandosi verso un finale armonico e di sensazionale persistenza in cui riecheggia protagonista il frutto e le sensazioni mediterranee.

Straordinaria interpretazione di Zibibbo secco: quadro olfattivo molto complesso e seducente, struttura equilibrio e sapidità. Si staglia aromatico ed elegante al naso per svelarsi minerale, ricco e persistente al palato.

Annata2019
DenominazioneTerre Siciliane IGP
VitigniZibibbo
Alcol12,5%
Temperatura di servizio10 – 12 °C
BIBENDA, CA' DEL BOSCO, FONDAZIONE ITALIANA SOMMELIER, GAJA, vino, Italia

“Bibenda 2021”: Gaja (6 etichette) e Cà del Bosco (4) le singole cantine al top

Fonte: WineNews

Nella guida della Fondazione Italiana Sommelier (Fis) di Franco Ricci tante conferme ma anche la grande fotografia di un’Italia del vino che cresce

BIBENDA, CA' DEL BOSCO, FONDAZIONE ITALIANA SOMMELIER, GAJA, vino, Italia

Franco Ricci, alla guida di Fondazione Italiana Sommelier (Fis) e Bibenda

Secondo la guida Bibenda 2021 della Fondazione Italiana Sommelier (Fis), guidata da Franco Ricci (disponibile dal 30 novembre), i grandi “maestri”, tra i produttori, restano nomi che hanno segnato la storia del vino italiano come Angelo Gaja, che con la sua cantina Gaja di Barbaresco mette insieme 6 etichette premiate con “5 Grappoli” (Barbaresco Sorì San Lorenzo 2017, Barbaresco Sorì Tildin 2017, Barolo Sperss 2016, Barbaresco Costa Russi 2017, Barbaresco 2017, Langhe Chardonnay Gaia & Rey 2018), e Maurizio Zanella, che con la sua creatura Cà del Bosco, riferimento del Franciacorta (oggi sotto il cappello del Gruppo Santa Margherita), ne colleziona 4 (Franciacorta Dosage Zéro Cuvée Annamaria Clementi 2010, Franciacorta Extra Brut Rosé Cuvée Annamaria Clementi 2010, Franciacorta Dosage Zéro Noir Vintage Collection 2011 e Il Merlot 2011), insieme ad altre grandi cantine premiate con tre “5 grappoli”, come Bruno Giacosa (Barolo Falletto Vigna Le Rocche Riserva 2014, Barolo Falletto 2016, Barbaresco Asili 2017), Giacomo Conterno (Barolo Monfortino Riserva 2014, Barolo Arione 2016, Barolo Francia 2016) e La Spinetta (Barbaresco Campè 2016, Barbaresco Starderi Riserva 2009 e Barbaresco Valeirano Riserva 2009) dal Piemonte, o come Cantina di Terlano (Alto Adige Terlano Pinot Bianco Rarity Cuvée 2007, Alto Adige Terlaner Primo Grande Cuvée 2017 e Alto Adige terlaner Nova Domus Cuvée Riserva 2017), Cantina Tramin (Alto Adige Gewürztraminer Spätlese Epokale 2013, Alto Adige Bianco Stoan 2018 e Alto Adige Chardonnay Troy Riserva 2017) e San Michele Appiano (Alto Adige Bianco Appius 2015, Alto Adige Pinot Nero The Wine Collection Riserva 2016 e Alto Adige Sauvignon The Wine Collection 2016) dall’Alto Adige, scendendo al Sud, con Valentini (Montepulciano d’Abruzzo 2015, Trebbiano d’Abruzzo 2016 e Cerasuolo d’Abruzzo 2019) in Abruzzo e Tasca d’Almerita (Didyme 2019, Sicilia Contea di Sclafani Rosso del Conte 2016 e Etna Rosso Contrada Sciaranuova Vigna Vecchia 2017) in Sicilia. Ma tra in tanti “5 Grappoli”, tra tante conferme anche tra i territori più premiati (dalle Langhe a Montalcino, dalla Valpolicella al Chianti Classico, dalle Marche del Verdicchio all’Etna, per citare solo quelli con più premi), emerge un’Italia del vino che cresce in qualità, in tanti territori che cercano nuova luce, anche grazie al lavoro di tanti giovani aziende e produttori.
Un’Italia del vino che si muove, insieme a tutta l’enogastronomia, come racconta la stessa Bibenda 2021, che, da anni, mette in guida anche le migliori grappe e i migliori oli, oltre ai migliori ristoranti del Belpaese, che, di questi prodotti, poi, sono l’approdo naturale. Una guida, Bibenda 2021, che racconta anche alcune curiosità, come i “5 Grappoli” al debutto come produttore per il senatore Dario Stefàno, con il suo rosato di Puglia Tacco Rosa 2019, o l’eccellenza di tante griffe del vino italiano come produttrici di grappa (insieme a nomi storici del settore come Nonino, Nannoni, Berta, Segnana, oggi della famiglia Lunelli, per fare solo degli esempi), da Nord a Sud del Paese, con nomi come Donnafugata e Masciarelli, Fonterutoli e Carpenè Malvolti, Bortolomiol e Gaja, Bottega e Cantina Due Palme, per citarne alcune.

Focus – I vini eccellenti dItalia, i 5 Grappoli di Bibenda

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Barone di Serramarrocco
Barone di Serramarrocco 2018


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Leggi articolo intero:
https://winenews.it/it/bibenda-2021-gaja-6-etichette-e-ca-del-bosco-4-le-singole-cantine-al-top_429960/

Barone di Serramarrocco Azienda Agricola: tra vini e vigneti in Sicilia

Fonte: lavaligiadigio.it

Chi o cosa spinge a lasciare tutto (lavoro e famiglia) per dedicarsi interamente alla vigna io non lo so, ma ringrazio sempre quel chi o che cosa perché altrimenti non avremmo i grandi vini che ci fanno emozionare.

C’è chi ha una storia già scritta e forse non può esimersi dalla scelta, come il caso di Marco Maria Marrocco Trischitta di Serramarrocco, conosciuto in Sicilia come Barone di Serramarrocco. La storia inizia da molto lontano, dal nonno di “animo nobile” e dalla nonna, una donna Super, una “gran donna” come la definisce Marco di Serramarrocco, che ha preservato il feudo di famiglia dove sono presenti le barbatelle di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc discendenti direttamente da quelle di Chateau Lafite Rotschild, riconosciute dal governo francese. 

E poi c’è lui, u Barune, che nel 2001 intraprende un lavoro costoso, faticoso, a tratti difficile da comprendere, di riqualifica del feudo di famiglia, un feudo dove si fa fatica a capire dove finisce la Sicilia ed inizia Bordeaux.

Il feudo non è semplicemente una vigna, il feudo è un vero e proprio microclima, geomorfologicamente variegato, terreno biondo, pietre, calcare, marnoso, argilla, circondato dal bosco, la montagna di Erice e le cave di Custonaci, due laghetti abitati da carpe e anatre, un feudo che ogni anno, come regalo, riceve la visita dei fenicotteri rosa durante il loro corso migratorio, come a dire: da voi si sta meravigliosamente bene. D’estate la temperatura è elevata, ma la ventilazione non fa percepire la violenza del sole. La Vigna di Serramarrocco è un vero e proprio “clos“, con diversi cru, ed ospita uve Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Pignatello, Nero d’Avola, Zibibbo, Grillo. Zero trattamenti, solo quando serve zolfo e rame, le piante sono belle, verdi, foglie lucide, trasudano salute.

La densità di ceppi per ettaro è elevatissima (la Vigna del Capitano raggiunge la densità di 9524 ceppi per ettaro, la stessa identica densità di Chateau Lafite Rotschild). Marco infatti ha attuato in vigna la competizione radicale. Le radici non possono espandersi orizzontalmente e sono costrette ad andare giù, alimentandosi dell’intera varietà alimentare che il terreno può donare. Competizione vuol dire anche che alcune barbatelle diventano più forti e grandi, altre addirittura muoiono perché non riescono a vincere la competizione. Alcuni grappoli stanno avanti in maturazione rispetto agli altri, assaggiando l’uva ti accorgi come identici sapori e profumi stanno in vigna e stanno nel bicchiere. In ognuno dei vini di Barone di Serramarrocco Azienda Agricola trovi la terra che ha generato l’uva, trovi il vento, trovi il Barone di Serramarrocco, con la sua eleganza e la sua compostezza.

Durante un meraviglioso pranzo da Cantina Siciliana beviamo un po’ di chicche.

Grillo 2018

Stelle: 3/5

Grillo BARONE DI SERRAMARROCCO AZIENDA AGRICOLA

Zompettante
Un bianco dotato di acidità straordinaria, al naso pungente, verde, menta appena pestata, sorso sapido e minerale. Un vino pronto da bere subito. Adatto al pesce crudo, tartare di tonno o gambero, regge la frittura come quella delle alici ad esempio.

Quojane 2018

Stelle: 4/5

Ammaliante
Lo zibibbo lo riconosceresti a km di distanza. Un naso esplosivo di frutta a polpa gialla, pesca, agrumi, pompelmo rosa, infuso di fiori bianchi e zagara di arancio. Fresco e sapido, diretto, lungo. Un bianco eccezionale adatto per un piatto elaborato di pesce, per la bottarga di tonno o tonno affumicato.

Sammarcello 2016

Stelle: 5/5

BARONE DI SERRAMARROCCO AZIENDA AGRICOLA

Sorprendente
Il sammarcello è un Pignatello in purezza (l’uva più antica, autoctona del territorio trapanese) affinato in vasche di cemento. Il tannino è completamente azzerato, talmente morbido che si può bere anche d’estate con qualche grado in meno rispetto alla temperatura di servizio. Note scure di tabacco e sottobosco sono ampiamente compensate da una freschezza dirompente. Un vino piacevole, immediato, con una propria identità, dal rapporto qualità prezzo eccezionale (circa 16 euro), un vino pronto da bere subito. Non escludo un abbinamento con uno stufato di tonno, apprezzabile sebbene azzardato con il cous cous.

Barone di Serramarrocco 2015

Stelle: 4/5

BARONE DI SERRAMARROCCO AZIENDA AGRICOLA barone di serramarrocco vino

CBCR
Cresci bene che ripasso, si diceva alle ragazze o ai ragazzi più piccoli quando si riconosceva un potenziale di bellezza che con il tempo sarebbe diventato reale ed apprezzabile! Lo stesso si può dire al Barone di Serramarrocco 2015. Stesse uve del Sammarcello, affinamento questa volta in tonneau da 500 litri. Annata diversa, tannini ancora scalpitanti, le durezze non ancora armonizzate con le parti morbide. Stesso naso scuro accompagnato da ì gradevolissime note vegetali, un vino che necessita di almeno 2-3 anni di bottiglia per essere goduto al massimo. 

Serramarrocco 2015

Stelle: 5/5

BARONE DI SERRAMARROCCO AZIENDA AGRICOLA serramarrocco 2015

Elegante
Un vino straordinario il Serramarrocco 2015. Lo bevo in anteprima con Marco e rimango stupito da cotanta eleganza e finezza nel calice. Foglie di alloro e bacche di ginepro, mirtilli neri, note mentolate fresche che invadono il naso e invitano al sorso. In bocca il
Vino è armonico, un sorso pieno, piacevole, prolungato, percepisci la ricchezza di entrambi i Cabernet e la potenza del territorio. Serramarrocco è un Bordeaux cresciuto in Sicilia, parla francese ma i genitori sono siciliani. Abbinabile a carni nobili, piatti ricchi ed elaborati italiani e francesi, un vino senza tempo da bere ora e da bere tra 15 anni. Chapeau

Challenge è la parola che Marco usa di più quando parla, la sfida alla bellezza, la sfida all’eccellenza, alla natura, a chi ti dice che stai facendo una scelta sbagliata, la sfida di ottenere sempre il massimo dai propri vini, di portare nel calice ogni anno il miglior vino che si possa produrre, la sfida di distinguersi ed essere apprezzato per come si è e per ciò che si fa. Posso dire certamente che fino ad ora la “challenge” è pienamente vinta!
Stelle:5/5

La valutazione dei vini è sempre frutto di un’esperienza vissuta in un determinato momento ed in determinate condizioni. Il vino cambia, evolve ed un assaggio fatto in un momento sbagliato potrebbe condizionare il giudizio che in quel caso potrebbe non essere lo specchio reale di quel prodotto. 

Vorranno scusarmi i produttori se non sempre il mio giudizio sarà all’altezza dell’impegno e sacrificio dedicato per imbottigliare quella bottiglia.

L’eccellenza del vino siciliano e il barone Serramarrocco ospite al Rossini

Fonte: Quotidiano di Gela

Gela. Una lunga storia del vino iniziata nel 1624 e tramandata di generazioni in generazioni. Il Ristorante Rossini ospiterà l’eccellenza del vicino siciliano, riconosciuto in ambito enologico internazionale.

Giovedì 7 Febbraio alle 20,30 il maestro dei vini siciliani, il barone Marco di Serramarrocco, pronipote del nobiluomo Don Giovanni Antonio Marrocco y Orioles, aprirà alcune annate prestigiose del 2015, 2012, 2005, 2003 e 2011.

La Regione Sicilia ha voluto tutelare la produzione, riconoscendo per prima alla “Vigna di Serramarrocco” la Denominazione di Origine Protetta Erice.

Un ambiente dalle condizioni climatiche straordinarie favorisce la viticultura di qualità. Requisito che permette di limitare al massimo i trattamenti impiegando mano d’opera di provata esperienza. Come quella dei viticoltori anziani che praticano la cosiddetta vendemmia negativa, una selezione iniziale che scarta a prescindere i grappoli non ritenuti idonei per conferire al vino un’elevata qualità. In cantina l’attenzione è altissima. Vengono utilizzati con equilibrio solamente legni francesi di primissima qualità, in grado di accompagnare il vino nella maturazione senza comprometterne la finezza.

La terra che permette questa fantastica produzione di nettare, ad Erice, vanta il miglior ”Pignatello” (#Perricone) della Sicilia che con la sua piccola produzione di bottiglie/anno è riuscito a conquistare i palati internazionali, aggiudicandosi mercati esteri di alto livello.
Qualcuno si spinge oltre, mettendo a confronto il Serramarrocco con il Sassicaia della Tenuta San Guido che utilizza gli stessi vitigni madre Rothschild/Lafite.

Sarà una serata speciale. Chi lo desidera può prenotare un tavolo perché la degustazione dei calici di vino saranno accompagnati da tre portate di pesce.

Per info e prenotazioni:
348.9167082

I riconoscimenti

L’ultimo è arrivato il 14 novembre a Roma. Il Barone di Serramarrocco è tra i 609 vini “5 Grappoli” premiati dalla guida dei Sommelier. I verdetti della guida della Fondazione Italiana Sommelier (Fis), guidata da Franco Ricci, racconta la crescita qualitativa, in 20 anni, del vino. In Sicilia il riconoscimento è andato solo a 41 vini.

Le origini del Serramarrocco


La vicinanza con la cultura enologica, si fa evidente nel Serramarrocco, Cabernet Sauvignon 85% e Cabernet Franc 15%, taglio bordolese di riferimento tra quelli Italiani. Oltre alla similitudine con quelli dei cugini d’oltralpe c’è però di più. Le barbatelle della vigna da cui viene prodotto infatti, provengono direttamente da Château Lafite-Rothschild. Circostanza che ha spinto il governo Francese a riconoscere al Serramarrocco una parentela ufficiale con i propri vini, onore concesso solo in un altro caso. Ma a parte questo l’intenzione non è quella di un’imitazione tout court. L’intento è quello di applicare le esperienze transalpine per valorizzare i vitigni locali come Perricone, Nero d’Avola, Grillo e Zibibbo.

Descrizione vigna

La Vigna di Serramarrocco, riconosciuta dalla Regione Sicilia, come prima Erice D.o.p. della provincia di Trapani, è composta da una superficie vitata di circa 22 ettari. Situata ad un’altitudine media di 380 metri s.l.m., nel cuore della Strada del Vino Erice Doc, è caratterizzata da terreni di medio impasto calcareo – argilloso parzialmente limoso e ricchi di scheletro, con elementi ghiaiosi e ciottolosi sparsi.
Gli appezzamenti, coltivati in maggior parte con sistemi di allevamento ad alta densità per ettaro che variano dai 6.250 ai 9.524 ceppi per ettaro, sono destinati ad una produzione di bassa resa, tale da garantire la massima estrazione qualitativa delle singole vigne.
Ad oggi, i vitigni coltivati sono: Pignatello, Nero d’Avola, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Zibibbo, Grillo ed altre varietà autoctone a scopo sperimentale. La Vigna di Serramarrocco si distingue in cinque “Crus” così denominati: Vigna del Capitano, Sammarcello, Sammichele , Sakkara e delle Quojane.

La guerra dei TRENTENNI

Il Sole 24 Ore – Massimo Bongiovanni – Novembre 2000

Sono giovani, ma già guidano aziende da migliaia di dipendenti e maneggiano budget plurimiliardari. Sono italiani, ma il loro successo l’hanno costruito all’estero, con studi ed esperienze professionali negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. Tornati “a casa” hanno mostrato i muscoli e bruciatoletappe. Massimo Bongiovanni ha incontrato cinque manager che hanno qualche consiglio da dare ai loro coetanei.

Non hanno accettato la più tradizionale via italiana alla carriera. La via condizionata dalla cultura dei “capelli bianchi”, troppo strettamente legata all’anagrafe e all’anzianità. Per questo i protagonisti della nostra storia, quando hanno deciso di accelerare – o addirittura di bruciare – le tappe, sono andati all’estero. E hanno vinto la loro scommessa. Oggi, a poco più di trent’anni, sono diventati manager di alto rango o imprenditori di successo, guidano aziende da migliaia di dipendenti, maneggiano budget plurimiliardari. Nell’immaginario dei loro coetanei, giovani di questo tipo sono considerati. dei privilegiati. Sono belli, giovani e ricchi. Indossano abiti di stoffa pregiata al polso non portano un orologio, ma uno status symbol. Incontrandoli per la prima volta si ha la sensazione che siano anche presuntuosi. E loro, del resto, riconoscono “di avere un’altra stima di se stessi e una bassa dose di umiltà”. Sarebbe però un errore bollare questi giovani uomini con etichette affrettate. Certamente sono più fortunati degli altri, anche perché non sono partiti da zero. L’aiuto delle loro famiglie (facoltose e, talvolta, con nomi impegnativi) è stato decisivo. Eppure la strada che hanno percorso, alla fine, se la sono dovuta conquistare da soli.

In questo senso le vicende di Marco Maria Trischitta di Serramarrocco, Michele Rinaldi, Angelo Moratti, Elio Leoni Sceti e Vincenzo Polli – ma potrebbero essere molte di più, queste sono soltanto rappresentative di un fenomeno – appaiono dense di un orgoglio giustificato. Tanto giustificato da poter costituire un esempio per i molti giovani motivati che, pur senza vantare nomi altisonanti, hanno la voglia e il coraggio di confrontarsi con il mondo. Con un’avvertenza: all’estero, se si hanno i numeri, si impara e si può fare carriera in fretta. Ma con altrettanta rapidità si può essere esclusi e precipitare all’ultimogradino della scala gerarchica o dei meriti. “Tra di noi – dice Marco Marrocco Trischitta di Serramarrocco, 33 anni, figlio di Marcello, celebre caporedattore del Corriere della Sera” morto nel ’96 e nipote del famoso Barone Marrocco ultimo Aiutante di Campo di Re Umberto II – c’é un’amicizia ispirata da un vincolo di solidarietà nato quando frequentavamo le scuole all’estero e muovevamo i primi passi nel mondo del lavoro. Eravamo in pochi, allora ad aver scelto di emigrare. Ci sentivamo dei pionieri consapevoli di appartenere a una classe favorita dalla sorte, ma avvertivamo anche la lontananza dalla famiglia”. E non è stato facile. Marrocco ora è il Sam (Strategic Account Manager) per l’Italia della Aon, secondasocietà di brokeraggio assicurativo del mondo. Significa che lui stabilisce le strategie commerciali della sede italiana, che conta oltre 700 dipendenti con 350 miliardi di lire di premi raccolti nel 2000, e ha la responsabilità delle fusioni e acquisizioni del gruppo in Italia. Oggi è tornato a Roma. Ma il suo traguardo è stato raggiunto al termine di una gavetta all’estero iniziata nell’87. Tutto comincia con una borsa di studio al Cambridge Trinity College di Londra. Marrocco si laurea in legge e va a lavorare per il Broker Alexander Howden. A 25 anni è già direttore, da Londra, del desk italiano. Nel ’93 vince il Lloyd’s award per la specializzazione captive (i Sistemi di finanziamento del rischio). Poi, non contento, si trasferisce a New York per frequentare un corso di management alla Columbia University e un anno dopo ancora un corso in business administration ad Harvard. Finita la fase di preparazione, torna a Londra e viene assunto dalla NikolsSedgwick, broker frutto della joint venture – che opera in Italia , Sudamerica e Spagna – tra Letizia Moratti (51%) e la Sedgwick, che gli affida la responsabilità delle attività estere dalla sede inglese. Il 25 agosto ’98 si ricomincia daccapo. L’americana Marsh acquista la Sedgwick La Moratti compra la quota del 49% della joint venture italiana e rivende il tutto alla Aon, costituendo la AonNikols Spa di cui Lettizia Moratti resta presidente e Carlo Clavarino amministratore delegato.

Viene richiamato in Italia, dove si occupa degli affari esteri di Aon. Il suo (Team viene premiato come il migliore del gruppo Aon per il 1999. Grazie a questo risultato viene appunto nominato Sam della controllata italiana. Undici anni all’estero prima di poter rientrare a casa. Ma adesso Marrocco Trischitta ha un incarico che, se non fosse stato per quegli undici anni, alla sua età’ sarebbe inarrivabile. Neppure i capelli grigi di Michele Rinaldi devono trarre in inganno. A 37 anni, sposato e con tre figli, ha già compiuto un lungo percorso, per molti versi analogo a quello di Marrocco Trischitta, ma con un obiettivo diverso: diventare imprenditore. Il racconto, ancora una volta, parte da Londra, Rinaldi è figlio di un agente della Ras, forse il primo per volume d’affari, ma non accetta di rimanere all’ombra del padre. Dopo gli studi in Bocconi, si trasferisce nella City e riesce ad approdare in uno dei numerosi uffici di brokeraggio assicurativo londinese che sono, secondo la tradizione, i più antichi al mondo. Per emergere si occupa di un ramo di nicchia: l’assistenza: L’attività gli svela i segreti delle polizze infortuni e malattia e delle coperture dei rischi derivanti da viaggi. L’apprendistato è intenso. Fino al 93′ quando si sente pronto per fondare la “sua” azienda, la Global Assistance. E anche lui rientra in Italia. . I risultati sono riassunti nell’ultima operazione realizzata: il Credito Valtellinese è diventato socio di Rinaldi nella Global Assicurazioni, società di brokeraggio avviata nel dicembre ‘99, di cui Rinaldi è amministratore delegato, che ha già collezionato oltre cento miliardi di premi. Erano premi molto diversi invece , quelli cui era abituato Vincenzo Polli, irrequieto virgulto di una dinastia di imprenditori tessili. Trentaquattrenne è figlio di Paolo, morto tre anni fa, e nipote di Edoardo. Non ne voleva sapere di lavorare. Preferiva le gare di offshore, quei motoscafi che corrono a 200 all’ora sul pelo dell’acqua. Preferiva le gare automobilistiche del mondiale Gt. Mieteva anche successi. Nel ‘95, alla guida di uno scafo Tencar con un rnotore a benzina da 16.500 cc, ha conquistato il titolo europeo nella classe 1 e il secondo piazzamento nel mondiale. Di quelle esperienze gli resta una cicatrice sopra l’occhio sinistro per un incidente in macchina, e la passione sfrenata per i motori. Ma anche per lui è giunto, a un certo punto, il momento dell’impegno professionale. A metà degli anni Novanta alcune aziende del gruppo sono in difficoltà e le professionalità all’interno della famiglia non bastano più per reggere il peso della scommessa del rilancio. Polli si rimbocca le maniche. Da dove ricava le competenze necessarie? Anche per lui, nonostante una storia tanto differente da quella degli altri, la ricetta viene da una lunga esperienza all’estero. Prima la laurea in management all’università di Ginevra, poi il master in marketing a San Diego. Così Vincenzo Polli, dopo l’iniziale tiepido approccio con la Manifattura Valbrembana (tessuti per camicie, 210 miliardi di fatturato, mille dipendenti). affronta nel ’97 il risanamento della Valfino di Castrovillari (filati di cotone, 120 miliardi di ricavi, 60 dipendenti), quindi sale sulla poltrona di amministratore delegato della Legler produce tessuto denim, con 400 miliardi di fatturato), la principale azienda del gruppo.

Figlio di papà? Sicuramente. Ma se non si fosse piegato alla necessità di affrontare gli anni di formazione all’estero, di certo la famiglia sarebbe stata costretta a scegliere un Manager esterno. Un altro nome celebre è quello di Angelo Moratti, 36 armi, figlio di Gianmarco e Lina Sotis. Anche la sua sarebbe potuta essere una vita facile. Ma ha scelto, accanto all’impegno nelle attività di famiglia,di affrontare in proprio – come dice lui – . E’ con l’amico Luigi Orsi Carboni, e’ stato l’artefice di Planet Work:, il primo operatore telefonico italiano di reseller vale a dire il primo “pirata” a sfidare il monopolio Telecom, vendendo telefonate internazionali, attraverso operatori esteri, con il 40% di sconto rispetto alle tariffe dell’allora unico gestore italiano. Un miliardo di fatturato nel ’97 quattro nel ’98, 16 nel ’99, cento nel 2000. E da quella iniziativa ha preso forma, grazie all’alleanza con Dixit, E-Planet, società di telefonia mobile ora quotata in Borsa. Anche in questo caso, comunque, . Nuovi e distanti anni luce dall’attività di famiglia, il petrolio. Alla quale, comunque, il diligente Angelo Moratti si è applicato dopo essersi diplomato all’HailEybury College in Gran Bretagna, dopo aver compiuto gli studi universitari alla Columbia di New York e aver ottenuto il master in business administration. A raccontarla così sembra una vita da principe ereditario. Gli ingredienti ci sono tutti, ma sono mescolati ad altri che confermano come . Nell’82 comincia così della Saras, la compagnia petrolifera che gestisce la raffineria sarda del gruppo. Poi ritorna all’estero, per due anni vive a Londra, dove lavora in una società di trading petrolifero (. Una bella definizione. Suo padre era impresario edile, per lui, laureato in Economia e commercio alla Luiss, si preparava una quieta marcia professionale. L’inizio e’ quasi scontato: un posto come assistente marketing alla Procter&Gamble a Roma. Ma dopo due anni comincia la rivoluzione. . Inappagato, Leoni Sceti scopre il fascino dei Paesi dell’Est usciti dal comunismo. E’ troppo presto però. Le difficoltà politiche contribuiscono a far naufragare l’idea di lanciare in Cecoslovacchia una catena di distribuzione per i cosmetici. Così, grazie a un cacciatore di teste, rientra in gioco come manager e approda alla Benckiser a Bruxelles. Nel ’93, sempre per Benckiser, va negli Stati Uniti ad assumere la direzione marketing. Nel ’95 diventa direttore generale della filiale tedesca. A 29 anni. E’ un record. Dopo due anni lascia la Germania. Alle sue spalle un incremento di fatturato del 20% che gli vale la carica di amministratore delegato della controllata Mira Lanza in Italia. Parlerà italiano solo per 36 mesi. Nel novembre del ’99 si consuma la fusione tra ReckittColman e Benckiser. Viene chiamato per poche settimane nel quartier generale di Londra e quindi, da gennaio, nominato presidente del gruppo per il Nord America. Detto in soldoni, un incarico che vale la guida di duemila dipendenti in sei stabilimenti per circa 2.400 miliardi di lire di fatturato. Leoni Sceti, tra i cinque, è quello che riesce meglio a dare una visione di insieme a tutto questo correre. E a questo confondersi di luoghi, lingue e culture che non gli ha comunque impedito di sposare Maria, un’americana conosciuta a Roma, e di avere tre figli: .

All’estero, si hanno i numeri, si impara e si può crescere in fretta. Ma con la stessa rapidità si può precipitare all’ultimo gradino della scala gerarchica

(Massimo Bongiovanni)

Il vino per questa (torrida) estate è rosso bianco o rosé? Winenews chiede agli esperti

Fonte: InStoreMag.it – By Anna Muzio 

Quella che stiamo vivendo è una delle estati più calde di sempre. E rischia di condizionare anche le scelte degli enoappassionati. Che sono portati a rinunciare ai vini rossi, magari leggermente refrigerati, a vantaggio di bianchi ghiacciati. Ma è l’unica scelta possibile? Winenews, uno dei portali più noti dell’enologia italiana, ha chiesto tre vini dell’estate (una bollicina, un bianco e un rosso) e una tendenza ad alcune delle migliori enoteche italiane. E i risultati sono spesso sorprendenti.

Si parte dalla Sicilia, dove l’enoteca Picone di Palermo suggerisce uno spumante metodo classico da servire freddo, uno Zibibbo o comunque un vino da vitigno aromatico, che freddo dà il meglio di sé, e tra i rossi il Rossojbleo 2016 della Cantina Gulfi, una versione particolarmente approcciabile del Nero d’Avola della Sicilia sud orientale, pur conservandone in pieno l’espressione varietale e l’identità territoriale.

All’enoteca Partenopea, a Napoli scelgono il Blanc de blancs di Monterossa, un classico Franciacorta, un Müller Thurgau e un Lago di Caldaro Tenute Manincor (Kaltarersee Keil). Poi giocano il jolly di un Riesling pétillant.

A Roma all’enoteca Trimani il titolare Francesco Trimani suggerisce un Brut da Riesling, il Peu Moussant di Le Fracce nell’Oltrepò Pavese, una Passerina 2016 Costa Graia, (una “brillante rappresentazione del territorio e dei suoi sapori”) e l’Aglianico Le Nuvole Franco che “è una voce nuova nel mondo dei rossi, vinificato in cemento, mantiene quasi intatte le caratteristiche del vitigno” e inoltre fa parte di un progetto di sostegno a ragazzi disabili, motivo in più per avvicinarcisi (Francesco consiglia di berlo rinfrescato). Trimani suggerisce di tenere d’occhio anche il Rossese di Dolceacqua Terre Bianche 2015.

A Montalcino Bruno Dalmazio, titolare dell’enoteca Dalmazio, fa la sua lista: un Franciacorta bello freddo, un Vermentino, e un Pinot Nero. Dalmazio punta forte anche sull’Etna Rosso, vino con caratteristiche forti ma comunque versatile e apprezzato dai winelovers.

Alla Vinoteca al Chianti, a Impruneta, consigliano uno Champagne, un bicchiere di Verdicchio per gli amanti del bianco e un Frappato Doc per chi non vuole rinunciare al rosso. Un vino tipicamente estivo è il Quojane di Barone di Serramarocco, uno Zibibbo secco.

Scelta tutta di territorio a Reggio Emilia, all’enoteca Il Cantinone di Toano: il Brina d’Estate Tenuta Ajano Brut Colldi di Scandiano, un Pignoletto frizzante e il Lambrusco Ottocentorosa di Albinea Canali. E come outsider il bianco Solata delle Cantine Cardinali.

Tappa a Verona, all’Antica Bottega del Vino. Anche qui sulle bollicine si va sul sicuro: un buon Champagne. Tra i bianchi un Durello “tranquillo”, bianco tipico delle colline tra Verona e Vicenza, e per i rossi un Valpolicella Superiore. La tendenza dell’estate 2017 è invece il Bourgogne Aligote, Cuvée des Quatres Terroires della cantina Domaine Chevrot, un classico bianco francese.

A Trento, all’Enoteca Grado 12 “spingono” un Trentodoc, il brut nature millesimato di Marco Tonini, l’Incrocio Manzoni Castel San Michele 2016 di Fondazione E. Mach, bianco strutturato e il Pinot Nero 2015 di Pojer e Sandri, un rosso profumato di frutti di bosco. La scelta extra è il Santa Maddalena Classico 2016, di Georg Ramoser.

Milano: all’enoteca Cantine Isola sulle bollicine vanno sul metodo classico, l’extra brut’ di Albino Maria Cavazzuti, prodotto in provincia di Modena. Il bianco viene dal Friuli, la Malvasia Chioma Integrale 2015 dei Vignaioli da Duline. Tra i rossi fa il bis il Lago di Caldaro delle Tenute di Manincor. Scelta del cuore un Cannonau Rosato dalla Sardegna, magari quello delle Cantine Aru a Iglesias.

Restiamo nell’hinterland milanese e spostiamoci a San Giorgio su Legnano. Giovanni Longo, dell’enoteca Longo, suggerisce il Franciacorta Villa Crespia dei Fratelli Muratori, il San Vincenzo delle Cantine Anselmi, un blend di Chardonnay e Sauvignon, e, tra i rossi, un Trentino Superiore di Isera, il Marzemino della cantina De Tarczal. Inoltre Longo crede molto nei rosati e suggerisce un Salento Rosato Igp della cantina Michele Calò e figli.

Ancora Lombardia, ancora fan del rosato. A Cantù, all’Enoteca La Barrique, sono convinti dell’imminente successo di questa tipologia e suggeriscono anche loro di tenere d’occhio il Salento. Per il resto il trio estivo prevede un Prosecco Valdobbiadene, un Collio Friulano e un Lambrusco o un Valpolicella per il rosso.

Si finisce ad Alba, dove all’Enoteca Grandi Vini propongono una scelta tutta regionale: come bollicina un Alta Longa della cantina Ettore Germano, dalla spuma fine che rinfresca la bocca; come bianco il Nascetta di Elvio Cogno; e come rosso Il rosso, il Freisa d’Asti, fresco e amabile. E il trend? Anche qui Piemonte: il Nebbiolo d’Alba 2010.

Il classico piace sempre ma la nuova tendenza è il rosato

«I classici – tira le fila Andrea Terraneo, presidente di Vinarius, Associazione Enoteche Italiane – vendono sempre. Abbiamo notato solo una leggera tendenza verso vini meno aromatici, non eccessivamente fruttati ma piacevoli in bocca. Un ritorno, per i vini bianchi, a vini con una maggiore acidità».

Per le bollicine “si registra una tendenza a Prosecchi meno zuccherini. Quando consigliamo un Brut, il riscontro è positivo, rimangono tutti soddisfatti”.

E poi c’è il mondo del rosato, che sta crescendo prepotentemente. «Crediamo molto nei rosé – dice Terraneo – è un prodotto che va ancora coltivato. Solo da qualche anno si è capito il valore e la diversità che ha questo vino, e stiamo cominciando a far capire che è un universo molto vario. Esistono rosati delicati e leggeri, ma anche più rotondi e pungenti». Insomma, l’universo rosa non è più soltanto femminile.

I vini siciliani a cui non potrete rinunciare. Dodici bianchi da assaggiare almeno una volta

Fonte: Cronache di Gusto

Pubblicato in Vini E Territori il 28 Aprile 2017

di Federico Latteri

Continua il nostro viaggio alla scoperta dei vini siciliani. I nostri assaggi si sono susseguiti in tutte le province e abbiamo cercato di darvi un quadro prezioso e importante sulla situazione enologica siciliana, scegliendo e selezionando, talvolta, anche qulle produzioni di nicchia, di poche bottiglie, che meritano, però, di essere assaggiate almeno una volta. 

Di seguito trovate una selezione di 12 bianchi che bisogna provare. Non troverete nessuna etichetta dell’Etna, non perché non meritassero. Anzi. Ma stiamo quasi completando la nostra Guida ai Vini dell’Etna. E avremo modo di parlarne più in là. Intanto ecco la lista dei top 12, secondo noi

Doc Siracusa bianco Cyane 2015 – Pupillo
Da uve Moscato bianco dei vigneti di contrada Targia a Siracusa, un vino floreale, aromatico e, nello stesso tempo, fine e delicato. Di rara piacevolezza, è sicuramente un’esperienza da non perdere.

Quojane di Serramarrocco 2015 – Barone di Serramarrocco
E’ fatto con uve zibibbo provenienti da vigna delle Quoiane, all’interno della tenuta del Barone di Serramarrocco. Intenso e territoriale, riesce ad unire le note floreali tipiche del vitigno con affascinanti sentori di macchia mediterranea ed erbe aromatiche.

Catarratto 2015 – Barraco
Spontaneo, diretto, agrumato, speziato. Fatto da un artigiano del vino il cui obiettivo non è ottenere un prodotto perfetto, ma qualcosa di originale che rispecchi al massimo il territorio di provenienza, l’estremità occidentale della Sicilia.

Bianco Pomice 2015 – Tenuta di Castellaro
Si tratta di un bianco secco fatto sull’isola di Lipari con Malvasia più una quota minore di Carricante. E’ fresco, leggermente agrumato, mediterraneo, salmastro, persistente. Un’ottima etichetta, ricca di personalità. 

Doc Sicilia Shiarà 2015 – Castellucci Miano
E’ uno dei bianchi di riferimento tra quelli prodotti con uve Catarratto. I vigneti si trovano sulle pendici delle Madonie nel territorio di Valledolmo, ad un’alltitudine compresa tra 950 e 1050 metri. Presenta viva acidità, ottima struttura, intensità e buon potenziale evolutivo. 

Eughenes Catarratto Lucido 2016 – Sibiliana
Sibiliana è il brand di alta qualità di Cantine Europa, grande realtà produttiva del territorio trapanese. Fine, fruttato, ben articolato, accompagnerà in maniera perfetta tantissimi piatti della cucina di mare.

Doc Sicilia Santagostino Baglio Sorìa Bianco 2015 – Firriato
Da uve Catarratto e Chardonnay dei vigneti di Baglio Sorìa nell’agro trapanese. Caratterizzato da ricche note fruttate, è consistente, equilibrato, persistente. Ottimo con le carni bianche e i formaggi freschi.

Iancura 2015 – Hauner
Prodotto dall’azienda più conosciuta delle Isole Eolie da uve Malvasia delle Lipari più un saldo di Insolia. E’ molto fresco, dinamico, fruttato, marino, finemente aromatico. Ottimo come aperitivo e con la cucina di pesce, sarà un compagno ideale nelle gite in barca e nelle cene in riva al mare.

Marzaiolo 2015 – Riofavara
E’ un bianco che proviene da un’area conosciuta soprattutto per la produzione di rossi da Nero d’Avola, il territorio della Val di Noto. Si tratta di un blend di Insolia, Grecanico e Moscato bianco. Offre in maniera elegante e lineare la ricchezza della frutta gialla matura.

Contrasto del Bianco 2013 – Augustali
Un vino originalissimo fatto da Vincenzo Bambina con uve Vermentino più un 10 % di Catarratto coltivate nella tenuta di Alcamo. Floreale, piacevolmente erbaceo, leggermente balsamico, ma anche consistente. Davvero ben fatto.

Dop Sicilia Maria Costanza Bianco 2016 – Milazzo
Viene prodotto nel territorio di Campobello di Licata in provincia di Agrigento da uve Insolia e Chardonnay. Floreale, vegetale, esotico, si distingue per la grande bevibilità e la versatilità negli abbinamenti. 

Saharay Catarratto 2015 – Porta del Vento
Ci troviamo a Camporeale, nell’entroterra dalla provincia di Palermo. Il Saharay è un prodotto molto particolare il cui processo di vinificazione prevede una lunga macerazione sulle bucce. Il risultato è un vino complesso, maturo, consistente, persino tannico. 


LEGGI QUI I DIECI GRILLO IMPERDIBILI 

LEGGI QUI I DODICI NERO D’AVOLA IMPERDIBILI


I vini siciliani a cui non potrete rinunciare/3 Dodici bianchi da assaggiare almeno una volta

Fonte: Cronache di Gusto

Pubblicato in Vini E Territori il 28 Aprile 2017 – di Federico Latteri

Continua il nostro viaggio alla scoperta dei vini siciliani. I nostri assaggi si sono susseguiti in tutte le province e abbiamo cercato di darvi un quadro prezioso e importante sulla situazione enologica siciliana, scegliendo e selezionando, talvolta, anche qulle produzioni di nicchia, di poche bottiglie, che meritano, però, di essere assaggiate almeno una volta. 

Di seguito trovate una selezione di 12 bianchi che bisogna provare. Non troverete nessuna etichetta dell’Etna, non perché non meritassero. Anzi. Ma stiamo quasi completando la nostra Guida ai Vini dell’Etna. E avremo modo di parlarne più in là. Intanto ecco la lista dei top 12, secondo noi

Doc Siracusa bianco Cyane 2015 – Pupillo
Da uve Moscato bianco dei vigneti di contrada Targia a Siracusa, un vino floreale, aromatico e, nello stesso tempo, fine e delicato. Di rara piacevolezza, è sicuramente un’esperienza da non perdere.

Quojane di Serramarrocco 2015 – Barone di Serramarrocco
E’ fatto con uve zibibbo provenienti da vigna delle Quoiane, all’interno della tenuta del Barone di Serramarrocco. Intenso e territoriale, riesce ad unire le note floreali tipiche del vitigno con affascinanti sentori di macchia mediterranea ed erbe aromatiche.

Catarratto 2015 – Barraco
Spontaneo, diretto, agrumato, speziato. Fatto da un artigiano del vino il cui obiettivo non è ottenere un prodotto perfetto, ma qualcosa di originale che rispecchi al massimo il territorio di provenienza, l’estremità occidentale della Sicilia.

Bianco Pomice 2015 – Tenuta di Castellaro
Si tratta di un bianco secco fatto sull’isola di Lipari con Malvasia più una quota minore di Carricante. E’ fresco, leggermente agrumato, mediterraneo, salmastro, persistente. Un’ottima etichetta, ricca di personalità. 

Doc Sicilia Shiarà 2015 – Castellucci Miano
E’ uno dei bianchi di riferimento tra quelli prodotti con uve Catarratto. I vigneti si trovano sulle pendici delle Madonie nel territorio di Valledolmo, ad un’alltitudine compresa tra 950 e 1050 metri. Presenta viva acidità, ottima struttura, intensità e buon potenziale evolutivo. 

Eughenes Catarratto Lucido 2016 – Sibiliana
Sibiliana è il brand di alta qualità di Cantine Europa, grande realtà produttiva del territorio trapanese. Fine, fruttato, ben articolato, accompagnerà in maniera perfetta tantissimi piatti della cucina di mare.

Doc Sicilia Santagostino Baglio Sorìa Bianco 2015 – Firriato
Da uve Catarratto e Chardonnay dei vigneti di Baglio Sorìa nell’agro trapanese. Caratterizzato da ricche note fruttate, è consistente, equilibrato, persistente. Ottimo con le carni bianche e i formaggi freschi.

Iancura 2015 – Hauner
Prodotto dall’azienda più conosciuta delle Isole Eolie da uve Malvasia delle Lipari più un saldo di Insolia. E’ molto fresco, dinamico, fruttato, marino, finemente aromatico. Ottimo come aperitivo e con la cucina di pesce, sarà un compagno ideale nelle gite in barca e nelle cene in riva al mare.

Marzaiolo 2015 – Riofavara
E’ un bianco che proviene da un’area conosciuta soprattutto per la produzione di rossi da Nero d’Avola, il territorio della Val di Noto. Si tratta di un blend di Insolia, Grecanico e Moscato bianco. Offre in maniera elegante e lineare la ricchezza della frutta gialla matura.

Contrasto del Bianco 2013 – Augustali
Un vino originalissimo fatto da Vincenzo Bambina con uve Vermentino più un 10 % di Catarratto coltivate nella tenuta di Alcamo. Floreale, piacevolmente erbaceo, leggermente balsamico, ma anche consistente. Davvero ben fatto.

Dop Sicilia Maria Costanza Bianco 2016 – Milazzo
Viene prodotto nel territorio di Campobello di Licata in provincia di Agrigento da uve Insolia e Chardonnay. Floreale, vegetale, esotico, si distingue per la grande bevibilità e la versatilità negli abbinamenti. 

Saharay Catarratto 2015 – Porta del Vento
Ci troviamo a Camporeale, nell’entroterra dalla provincia di Palermo. Il Saharay è un prodotto molto particolare il cui processo di vinificazione prevede una lunga macerazione sulle bucce. Il risultato è un vino complesso, maturo, consistente, persino tannico.