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La città eterna ospita l’eccellenza enologica italiana

Le sei vigne della tenuta (Vigna del Capitano, Sammarcello, Sammichele, Vigna delle Quojane, Vigna Sakkara e Vigna del Baglio) albergano su terreni di media collina, oltre i 320 metri s.l.m, che offrono straordinarie condizioni pedo-climatiche. La più antica è la Vigna del Capitano, poco meno di 3 ettari riservati al Cabernet sauvignon, mentre il vigneto Sammarcello, dedicato al padre di Marco, è di solo Pignatello; il regno del Cabernet franc, invece, è la Vigna Sammichele (2,2 ettari), patrono della famiglia Serramarrocco.

Migliori 20 Vini Siciliani

Fonte: italysfinestwines.it

Quali sono i migliori vini siciliani? Scopri la nostra lista con foto, descrizione e degustazione dei migliori 20 migliori vini siciliani. Dai vini più famosi a quelli meno noti delle migliori cantine della Sicilia.

Scopri inoltre l’articolo dedicati ai migliori vini dell’Etna e la sezione sui migliori produttori della Sicilia, dove troverai articoli dedicati alle migliori cantine siciliane.

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Barone di Serramarrocco 2015 – Barone di Serramarrocco

Al naso si articola complesso e fine tratteggiando note di amarena, viola mammola e tamarindo a cui si affiancano sfumature di garrigue, cioccolato bianco e toni speziati di pepe nero.

Il sorso è vivace con un’acidità di nerbo che dona freschezza e dei tannini spessi e avvolgenti legati sinergicamente a una sapidità minerale che amplifica il sorso. Finale di buona persistenza che conferma le note fruttate-floreale. Affina in tonneaux nuovi di Troncais Allier  per 18 mesi e 10 mesi in bottiglia.

Un vino di grande eleganza ed eloquenza olfattiva, sensazionale per versatilità nell’abbinamento gastronomico. Un’interpretazione molto accattivante di Pignatello, ideale sia per il consumo quotidiano che per cene con piatti ricchi e speziati. A pieno titolo tra i migliori vini siciliani.

Vitigni: Pignatello 100%
Prezzo indicativo:  45,00 €

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A Tavola coi delfini…

Fonte: www.atavolacoidelfini.com

Ci siamo conosciuti a Roma al Simposio, siamo nella stupenda Sicilia, finalmente dopo tanto tempo, nella terra di origine dei nonni di Tiziana Ingrassia, la nostra Chef, il cui cognome dice tutto ed ancora di più per l’incipit freudiano dovuto al “Pignatello”, che mi coinvolge ben oltre la qualità di questo vitigno  storico.

We met in Rome of Symposium, we are in the beautiful Sicily, finally after a long time, in the land of origin of the grandparents of Tiziana Ingrassia, our Chef, whose surname says everything and even more for the Freudian incipit due to the “Pignatello”, which involves me far beyond the quality of this historic vine.

Il blasone è una eredità che include il dovere di perpetuare il vino per la “Real Corte di Sicilia”, un vantaggio ed allo stesso tempo un impegno gravoso. Un vigneto aziendale di circa 22 ha,  con ridotto sesto d’impianto a basse rese, su terreno argilloso, scheletrico, con precipitazioni rare ed alluvionali.

The coat of arms is a legacy that includes the duty to perpetuate the wine for the “Royal Court of Sicily”, an advantage and at the same time a heavy commitment. A company vineyard of about 22 hectares, with a reduced planting size at low yields, on clayey, skeletal soil, with rare and alluvial rainfall.

Valutazione tecnica, in ordine di preferenza personale:

Technical evaluation, in order of personal preference:

Quojane di Serramarrocco 2019, 12,5% alcol, Zibibbo IGP Terre Siciliane, il mio preferito.
Giallo paglierino dorato, naso ampio e meraviglioso, menta, rosmarino, arancia tarocco, susina a polpa gialla, mela, minerale, erbe aromatiche e balsamiche. Un trastullo gaudente!

Quojane di Serramarrocco 2019, 12.5% alcol, Zibibbo IGP Terre Siciliane, my favorite.
Golden straw yellow, wide and wonderful nose, mint, rosemary, orange, yellow pulp plum, apple, mineral, aromatic and balsamic herbs. A pleasure-seeking toy!

Baglio di Serramarrocco 2018, 12,5% alcol, Nero D’Avola Doc Sicilia.
Colore rubino scuro, naso ampio ed elegante, morbido, fresco, piacevolmente tannico.

Baglio di Serramarrocco 2018, 12.5% alcol, Nero D’Avola Doc Sicilia.
Dark ruby color, wide and elegant nose, soft, fresh, pleasantly tannic.

Serramarrocco 2014,13,5% alcol, Cabernet Rosso Terre Siciliane IGP, Vigna del Capitano.
Tannico,  elegante, strutturato, il frutto concentrato di uve invecchiate,un gran vino rosso per intenditori.

Serramarrocco 2014, 13.5% alcol, Cabernet Rosso Terre Siciliane PGI, Vigna del Capitano.
Tannic, elegant, structured, the concentrated fruit of aged grapes, a great red wine for connoisseurs.

Il Grillo del Barone 2019, 13% alcol, Grillo Sicilia Doc.
Limpido, frutta gialla, agrumato, erbe aromatiche, sapido, piacevolissima persistenza.

Il Grillo del Barone 2019, 13% alcol, Grillo Sicilia Doc.
Clear, yellow fruit, citrus, aromatic herbs, savory, very pleasant persistence.

Marco Barone Di Serramarrocco è l’iconico proprietario di esperienza internazionale dal solido radicamento territoriale.

Marco Barone Di Serramarrocco is the iconic owner of international experience with solid local roots.

Nobiltà, professione e tradizione per produrre vini di gran qualità e valore, al quale da buon “Pignatello”, strizzo l’occhio onorato e divertito.

Nobility, profession and tradition to produce wines of great quality and value, to which as a good “Pignatello”, I wink honored and amused.

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Barone di Serramarrocco, Château del Mediterraneo

Fonte: L’ASSAGIATORE – di Alessandro Brizi, con la collaborazione di Riccardo Cassisa delegato regionale ONAV Sicilia

Un antico feudo vinicolo in un luogo incantato, un broker della finanza londinese che torna alle origini e tanto coraggio nelle scelte di tutti i giorni. Questo il mix, vincente, di un autentico spirito bordolese nel cuore del Mare Nostrum.
Il filosofo e padre del pragmatismo americano Ralph Waldo Emerson scriveva che «la fiducia in se stessi è l’essenza dell’eroismo». Un’etica individuale basata sulla passione e sul valore dell’azione che riassume, perfettamente, la storia della cantina Barone di Serramarrocco: Château tutto italiano nel cuore del Mediterraneo. Ci troviamo in provincia di Trapani, a Erice, luogo del mito di Afrodite e montagna sospesa tra mare ed etere che domina l’agro vinicolo più esteso d’Europa.
Qui la storia eroica di coloro i quali diverranno i baroni di Serramarrocco comincia con la peste del 1624, quella stessa raccontata dal Manzoni ne I promessi sposi. Durante l’epidemia il Capitano di Giustizia di Salemi e Signore di Serramarrocco Don Giovanni Antonio Marrocco y Orioles strappò a morte certa centinaia e centinaia di concittadini assicurando, a proprie spese, cure, ricoveri e pasti caldi, sorvegliando, al contempo, porti e approdi della zona, soggetti più che mai durante la pestilenza agli attacchi della pirateria ottomana. Tanto impegno e tale valore indussero Filippo IV, re di Spagna e di Sicilia, a elevare la signoria di Serramarrocco al rango di baronia, concedendo il medesimo privilegio su un feudo reale già allora famoso per la bontà delle sue uve, foriere dei più apprezzati vini della Reale Corte di Sicilia.


Sebbene nei secoli il feudo abbia sempre prosperato, per rivedere fulgida l’innata vocazione enologica di queste affascinanti quanto dure terre, bisognerà arrivare al 2001, anno in cui Marco Maria Marrocco Trischitta, barone di Serramarrocco, lascia il mondo della finanza dei Lloyd’s di Londra per tornare alle proprie radici. Investendo tutto il capitale accumulato in anni di lavoro nella City, decide di fare il vignaiolo a tempo pieno nell’antico feudo di famiglia, irresistibile magnete anche per un giovane broker di successo. Da questo momento in poi è un susseguirsi di atti di eroismo: personali, professionali, diversi da quello del lontano 1624 ma altrettanto coraggiosi e pionieristici nell’ambito di una definitiva riqualificazione dell’ambiente viticolo e rurale della campagna di Erice.
«In quegli anni – ricorda Marco di Serramarrocco – la selezione delle uve, con cloni di Cabernet sauvignon e franc provenienti dalla collezione dei Rothschild, lo studio dei suoli e del clima, ma soprattutto le alte densità per ettaro in campo, con 9.524 ceppi per ettaro per il Cabernet sauvignon e 7.143 per il Pignatello (altro nome del Perricone, N.d.R.) sono stati, sì, degli atti di puro eroismo in campo enoico».
L’investimento principale nei vigneti, totalmente ribaltati nelle forme e nella concezione rispetto alla “tradizione” del luogo, provocarono, così come racconta Marco, «un atteggiamento di distacco dei lavoratori locali, dovuto non solo alla non condivisione delle scelte ma anche alla preoccupazione di non avere proficui raccolti di uva negli anni a venire. L’obiettivo qui in Sicilia – spiega – anche dopo il Duemila era sempre la quantità; il mio era la qualità, una gioiosa qualità. I miei predecessori sostenevano che la vigna dovesse soffrire, io dico invece che la vigna deve gioire e la competizione tra le piante crea i presupposti di questa beatitudine. Le radici tendono sempre a ramificarsi orizzontalmente, soprattutto con la concimazione e l’irrigazione. Viceversa, la competizione radicale crea un muro di radici che costringe le stesse a scendere in profondità, assorbendo il più possibile le sostanze nutritive dei nostri terreni sassosi, di origine marina e ricchi di fossili».

“Io dico che la vigna deve gioire e la competizione tra
le piante crea i presupposti di questa beatitudine”


Proprio come per il broker londinese Max Skinner, protagonista del film Un’ottima annata (2006) interpretato da Russel Crowe, Marco di Serramarrocco si trova catapultato in una dimensione riottosa e quasi “ostile” al cambiamento ma, allo stesso tempo, ricca di stimoli, ricordi e curiose coincidenze. «Pensa – sorride Marco – che il film è stato girato nel palazzo del Lloyd’s di Londra e l’ufficio del personaggio di Russel Crowe era nel piano in cui io lavoravo. Poi, nel 2006, quando uscì il film, fu anche la prima annata del nostro vino Barone di Serramarrocco: un Pignatello in purezza, il nostro Coin Perdu». Ma i ricordi si inseguono nello sguardo e nel pensiero di Marco, che subito svela: «produrre vino di qualità era il sogno di mio padre Marcello, scomparso a 57 anni nel 1996, così quando venne meno anche mia nonna Maria Carmela, donna straordinariamente forte, ci fu quello che amo definire “il richiamo della foresta”. L’idea era di riprendere in mano il sogno di papà e la notte prima dell’8 luglio del 2003, giorno del primo imbottigliamento del Serramarrocco 2001, trovai nella sua biblioteca un libretto, Consigli sul metodo di coltivazione della vite, in cui c’era una dedica e l’augurio di realizzare il suo sogno di vignaiolo; alla data della dedica mio padre aveva 35 anni, 6 mesi e un giorno. Quell’8 luglio, quando la lessi, io avevo esattamente la sua stessa età: 35 anni, 6 mesi e un giorno».


Sei le vigne della tenuta, tutte oltre i 320 metri di altitudine (Vigna del Capitano, Sammarcello, Sammichele, Vigna delle Quojane, Vigna Sakkara e Vigna del Baglio), veri e propri cru che la Regione Sicilia, con il D.D.G. n° 3198 del 2 luglio 2013 ha voluto tutelare con la denominazione “Vigna di Serramarrocco”, primo vigneto riconosciuto della DOC Erice. La più antica è la Vigna del Capitano, poco meno di 3 ettari riservati al Cabernet sauvignon. Esclusivamente a Pignatello, invece, il vigneto Sammarcello, fondo di poco meno di 4 ettari dedicato al padre di Marco; mentre il regno del Cabernet franc è la Vigna Sammichele (2,2 ettari), patrono della famiglia Serramarrocco.
Nella Vigna delle Quojane, oltre a una storica famiglia di poiane da cui prende il nome, dimorano le varietà a bacca bianca Zibibbo e Grillo, mentre Vigna Sakkara (1,8 ettari) e Vigna del Baglio, poco meno di 5 ettari, sono “consacrate” al Nero d’Avola. «Facciamo due vendemmie all’anno – afferma il Barone di Serramarrocco – una negativa e una positiva. La prima è il passaggio degli anziani che conoscono perfettamente le vigne e decidono, escludendolo dalla raccolta, cosa non portare in cantina. Poi arrivano i giovani, che prendono quello che gli anziani hanno lasciato da raccogliere. In cantina poi, un’ulteriore selezione delle uve, eseguita per tutte le nostre etichette, completa la cernita». Le varietà sono sempre vinificate in vasche d’acciaio, ciascun vigneto separatamente, con lunga macerazione sulle bucce per quelle a bacca rossa, così da ricavare la massima estrazione di colore e tannino, predisponendo i vini anche a lunghi invecchiamenti. Questo il preludio delle etichette prodotte dai grappoli di Vigna del Capitano, Sammarcello, Sammichele e Sakkara: vini che riposano in barrique di rovere Tronçais di Allier di primo e secondo passaggio della capacità di 300 litri per 6 fino a 18 mesi, prima di andare in bottiglia e diventare testimoni, negli anni, del lavoro coraggioso ed eroico dell’unico, vero e inimitabile Château del Mediterraneo.

Degustazioni dei MIGLIORI Vini d’Italia

Scopri le degustazioni delle eccellenze dei vini italiani.

Fonte: italys fine stwines.it

Serramarrocco 2015 – Barone di Serramarrocco

La nostra degustazione del vino Serramarrocco 2015 di Barone di Serramarrocco, completa di note di affinamento, denominazione, uvaggio, temperatura di servizio e volume alcolico.

Il vino Serramarrocco 2015 di Barone di Serramarrocco ha un colore rosso rubino brillante e impenetrabile. Olfattivamente si svela complesso e fine delineando toni di mora di rovo matura e ciliegia sottospirito a cui si affiancano timbri speziati di pepe nero, cioccolato bianco, eucalipto, note di resina, torrefazione e una leggera riminiscenza di sottobosco.

Al palato ha un sensazionale corredo polifenolico con dei tannini coinvolgenti, maturi e compatti che creano una dialettica appassionante con l’acidità vivace favorendo equilibrio, armonia e godibilità al sorso.

Finale denso di sensazionale lunghezza in cui riecheggiano penetranti il frutto e le spezie. Affina 12 mesi in tonneaux nuovi di 500 lt. di rovere Troncais di Allier di media tostatura e successivamente 8 mesi in bottiglia

Un blend siciliano di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc voluminoso e dal carattere mediterraneo: balsamico e d’imperitura persistenza. Meritatamente tra i migliori Cabernet italiani.

Annata2015
DenominazioneTerre Siciliane IGP
VitigniCab. Sauvignon 85% Cab. Franc 15%
Alcol13,5%
Temperatura di servizio16 – 18 °C

Barone di Serramarrocco 2015 – Barone di Serramarrocco

La nostra degustazione del vino ‘Barone di Serramarrocco’ 2015 di Barone di Serramarrocco, completa di note di affinamento, denominazione, uvaggio, temperatura di servizio e volume alcolico.BARONE DI SERRAMARROCCO

Il vino ‘Barone di Serramarrocco’ 2015 di Barone di Serramarrocco è caratterizzato da rosso rubino vivace ed impenetrabile. Al naso si articola complesso e fine tratteggiando note di amarena, viola mammola e tamarindo a cui si affiancano sfumature di garrigue, cioccolato bianco e toni speziati di pepe nero.

Il sorso è vivace con un’acidità di nerbo che dona freschezza e dei tannini spessi e avvolgenti legati sinergicamente a una sapidità minerale che amplifica il sorso. Finale di buona persistenza che conferma le note fruttate-floreale. Affina in tonneaux nuovi di Troncais Allier da 500 lit. di media tostatura per 18 mesi. 10 mesi di affinamento in bottiglia.

Un vino di grande eleganza ed eloquenza olfattiva, sensazionale per versatilità nell’abbinamento gastronomico. Un’interpretazione molto accattivante di Pignatello, ideale sia per il consumo quotidiano che per cene con piatti ricchi e speziati.

Annata2015
DenominazioneTerre Siciliane IGP
VitigniPignatello 100%
Alcol13,5%
Temperatura di servizio16 – 18 °C

Quojane di Serramarrocco 2019 – Barone di Serramarrocco

La nostra degustazione del vino Quojane di Serramarrocco 2019 di Barone di Serramarrocco, completa di note di affinamento, denominazione, uvaggio, temperatura di servizio e volume alcolico.BARONE DI SERRAMARROCCO

Il vino Quojane di Serramarrocco 2019 di Barone di Serramarrocco si apre al naso ricco di sfaccettature, tra agrumate note zagare, melone, finocchietto selvatico, garrigue e pan brioche. In bocca si svela ricco, fresco e di nerbo, con un finale piacevolmente sapido che amplifica le sensazioni allungandosi verso un finale armonico e di sensazionale persistenza in cui riecheggia protagonista il frutto e le sensazioni mediterranee.

Straordinaria interpretazione di Zibibbo secco: quadro olfattivo molto complesso e seducente, struttura equilibrio e sapidità. Si staglia aromatico ed elegante al naso per svelarsi minerale, ricco e persistente al palato.

Annata2019
DenominazioneTerre Siciliane IGP
VitigniZibibbo
Alcol12,5%
Temperatura di servizio10 – 12 °C
BIBENDA, CA' DEL BOSCO, FONDAZIONE ITALIANA SOMMELIER, GAJA, vino, Italia

“Bibenda 2021”: Gaja (6 etichette) e Cà del Bosco (4) le singole cantine al top

Fonte: WineNews

Nella guida della Fondazione Italiana Sommelier (Fis) di Franco Ricci tante conferme ma anche la grande fotografia di un’Italia del vino che cresce

BIBENDA, CA' DEL BOSCO, FONDAZIONE ITALIANA SOMMELIER, GAJA, vino, Italia

Franco Ricci, alla guida di Fondazione Italiana Sommelier (Fis) e Bibenda

Secondo la guida Bibenda 2021 della Fondazione Italiana Sommelier (Fis), guidata da Franco Ricci (disponibile dal 30 novembre), i grandi “maestri”, tra i produttori, restano nomi che hanno segnato la storia del vino italiano come Angelo Gaja, che con la sua cantina Gaja di Barbaresco mette insieme 6 etichette premiate con “5 Grappoli” (Barbaresco Sorì San Lorenzo 2017, Barbaresco Sorì Tildin 2017, Barolo Sperss 2016, Barbaresco Costa Russi 2017, Barbaresco 2017, Langhe Chardonnay Gaia & Rey 2018), e Maurizio Zanella, che con la sua creatura Cà del Bosco, riferimento del Franciacorta (oggi sotto il cappello del Gruppo Santa Margherita), ne colleziona 4 (Franciacorta Dosage Zéro Cuvée Annamaria Clementi 2010, Franciacorta Extra Brut Rosé Cuvée Annamaria Clementi 2010, Franciacorta Dosage Zéro Noir Vintage Collection 2011 e Il Merlot 2011), insieme ad altre grandi cantine premiate con tre “5 grappoli”, come Bruno Giacosa (Barolo Falletto Vigna Le Rocche Riserva 2014, Barolo Falletto 2016, Barbaresco Asili 2017), Giacomo Conterno (Barolo Monfortino Riserva 2014, Barolo Arione 2016, Barolo Francia 2016) e La Spinetta (Barbaresco Campè 2016, Barbaresco Starderi Riserva 2009 e Barbaresco Valeirano Riserva 2009) dal Piemonte, o come Cantina di Terlano (Alto Adige Terlano Pinot Bianco Rarity Cuvée 2007, Alto Adige Terlaner Primo Grande Cuvée 2017 e Alto Adige terlaner Nova Domus Cuvée Riserva 2017), Cantina Tramin (Alto Adige Gewürztraminer Spätlese Epokale 2013, Alto Adige Bianco Stoan 2018 e Alto Adige Chardonnay Troy Riserva 2017) e San Michele Appiano (Alto Adige Bianco Appius 2015, Alto Adige Pinot Nero The Wine Collection Riserva 2016 e Alto Adige Sauvignon The Wine Collection 2016) dall’Alto Adige, scendendo al Sud, con Valentini (Montepulciano d’Abruzzo 2015, Trebbiano d’Abruzzo 2016 e Cerasuolo d’Abruzzo 2019) in Abruzzo e Tasca d’Almerita (Didyme 2019, Sicilia Contea di Sclafani Rosso del Conte 2016 e Etna Rosso Contrada Sciaranuova Vigna Vecchia 2017) in Sicilia. Ma tra in tanti “5 Grappoli”, tra tante conferme anche tra i territori più premiati (dalle Langhe a Montalcino, dalla Valpolicella al Chianti Classico, dalle Marche del Verdicchio all’Etna, per citare solo quelli con più premi), emerge un’Italia del vino che cresce in qualità, in tanti territori che cercano nuova luce, anche grazie al lavoro di tanti giovani aziende e produttori.
Un’Italia del vino che si muove, insieme a tutta l’enogastronomia, come racconta la stessa Bibenda 2021, che, da anni, mette in guida anche le migliori grappe e i migliori oli, oltre ai migliori ristoranti del Belpaese, che, di questi prodotti, poi, sono l’approdo naturale. Una guida, Bibenda 2021, che racconta anche alcune curiosità, come i “5 Grappoli” al debutto come produttore per il senatore Dario Stefàno, con il suo rosato di Puglia Tacco Rosa 2019, o l’eccellenza di tante griffe del vino italiano come produttrici di grappa (insieme a nomi storici del settore come Nonino, Nannoni, Berta, Segnana, oggi della famiglia Lunelli, per fare solo degli esempi), da Nord a Sud del Paese, con nomi come Donnafugata e Masciarelli, Fonterutoli e Carpenè Malvolti, Bortolomiol e Gaja, Bottega e Cantina Due Palme, per citarne alcune.

Focus – I vini eccellenti dItalia, i 5 Grappoli di Bibenda

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Barone di Serramarrocco
Barone di Serramarrocco 2018


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Leggi articolo intero:
https://winenews.it/it/bibenda-2021-gaja-6-etichette-e-ca-del-bosco-4-le-singole-cantine-al-top_429960/

Barone di Serramarrocco Azienda Agricola: tra vini e vigneti in Sicilia

Fonte: lavaligiadigio.it

Chi o cosa spinge a lasciare tutto (lavoro e famiglia) per dedicarsi interamente alla vigna io non lo so, ma ringrazio sempre quel chi o che cosa perché altrimenti non avremmo i grandi vini che ci fanno emozionare.

C’è chi ha una storia già scritta e forse non può esimersi dalla scelta, come il caso di Marco Maria Marrocco Trischitta di Serramarrocco, conosciuto in Sicilia come Barone di Serramarrocco. La storia inizia da molto lontano, dal nonno di “animo nobile” e dalla nonna, una donna Super, una “gran donna” come la definisce Marco di Serramarrocco, che ha preservato il feudo di famiglia dove sono presenti le barbatelle di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc discendenti direttamente da quelle di Chateau Lafite Rotschild, riconosciute dal governo francese. 

E poi c’è lui, u Barune, che nel 2001 intraprende un lavoro costoso, faticoso, a tratti difficile da comprendere, di riqualifica del feudo di famiglia, un feudo dove si fa fatica a capire dove finisce la Sicilia ed inizia Bordeaux.

Il feudo non è semplicemente una vigna, il feudo è un vero e proprio microclima, geomorfologicamente variegato, terreno biondo, pietre, calcare, marnoso, argilla, circondato dal bosco, la montagna di Erice e le cave di Custonaci, due laghetti abitati da carpe e anatre, un feudo che ogni anno, come regalo, riceve la visita dei fenicotteri rosa durante il loro corso migratorio, come a dire: da voi si sta meravigliosamente bene. D’estate la temperatura è elevata, ma la ventilazione non fa percepire la violenza del sole. La Vigna di Serramarrocco è un vero e proprio “clos“, con diversi cru, ed ospita uve Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Pignatello, Nero d’Avola, Zibibbo, Grillo. Zero trattamenti, solo quando serve zolfo e rame, le piante sono belle, verdi, foglie lucide, trasudano salute.

La densità di ceppi per ettaro è elevatissima (la Vigna del Capitano raggiunge la densità di 9524 ceppi per ettaro, la stessa identica densità di Chateau Lafite Rotschild). Marco infatti ha attuato in vigna la competizione radicale. Le radici non possono espandersi orizzontalmente e sono costrette ad andare giù, alimentandosi dell’intera varietà alimentare che il terreno può donare. Competizione vuol dire anche che alcune barbatelle diventano più forti e grandi, altre addirittura muoiono perché non riescono a vincere la competizione. Alcuni grappoli stanno avanti in maturazione rispetto agli altri, assaggiando l’uva ti accorgi come identici sapori e profumi stanno in vigna e stanno nel bicchiere. In ognuno dei vini di Barone di Serramarrocco Azienda Agricola trovi la terra che ha generato l’uva, trovi il vento, trovi il Barone di Serramarrocco, con la sua eleganza e la sua compostezza.

Durante un meraviglioso pranzo da Cantina Siciliana beviamo un po’ di chicche.

Grillo 2018

Stelle: 3/5

Grillo BARONE DI SERRAMARROCCO AZIENDA AGRICOLA

Zompettante
Un bianco dotato di acidità straordinaria, al naso pungente, verde, menta appena pestata, sorso sapido e minerale. Un vino pronto da bere subito. Adatto al pesce crudo, tartare di tonno o gambero, regge la frittura come quella delle alici ad esempio.

Quojane 2018

Stelle: 4/5

Ammaliante
Lo zibibbo lo riconosceresti a km di distanza. Un naso esplosivo di frutta a polpa gialla, pesca, agrumi, pompelmo rosa, infuso di fiori bianchi e zagara di arancio. Fresco e sapido, diretto, lungo. Un bianco eccezionale adatto per un piatto elaborato di pesce, per la bottarga di tonno o tonno affumicato.

Sammarcello 2016

Stelle: 5/5

BARONE DI SERRAMARROCCO AZIENDA AGRICOLA

Sorprendente
Il sammarcello è un Pignatello in purezza (l’uva più antica, autoctona del territorio trapanese) affinato in vasche di cemento. Il tannino è completamente azzerato, talmente morbido che si può bere anche d’estate con qualche grado in meno rispetto alla temperatura di servizio. Note scure di tabacco e sottobosco sono ampiamente compensate da una freschezza dirompente. Un vino piacevole, immediato, con una propria identità, dal rapporto qualità prezzo eccezionale (circa 16 euro), un vino pronto da bere subito. Non escludo un abbinamento con uno stufato di tonno, apprezzabile sebbene azzardato con il cous cous.

Barone di Serramarrocco 2015

Stelle: 4/5

BARONE DI SERRAMARROCCO AZIENDA AGRICOLA barone di serramarrocco vino

CBCR
Cresci bene che ripasso, si diceva alle ragazze o ai ragazzi più piccoli quando si riconosceva un potenziale di bellezza che con il tempo sarebbe diventato reale ed apprezzabile! Lo stesso si può dire al Barone di Serramarrocco 2015. Stesse uve del Sammarcello, affinamento questa volta in tonneau da 500 litri. Annata diversa, tannini ancora scalpitanti, le durezze non ancora armonizzate con le parti morbide. Stesso naso scuro accompagnato da ì gradevolissime note vegetali, un vino che necessita di almeno 2-3 anni di bottiglia per essere goduto al massimo. 

Serramarrocco 2015

Stelle: 5/5

BARONE DI SERRAMARROCCO AZIENDA AGRICOLA serramarrocco 2015

Elegante
Un vino straordinario il Serramarrocco 2015. Lo bevo in anteprima con Marco e rimango stupito da cotanta eleganza e finezza nel calice. Foglie di alloro e bacche di ginepro, mirtilli neri, note mentolate fresche che invadono il naso e invitano al sorso. In bocca il
Vino è armonico, un sorso pieno, piacevole, prolungato, percepisci la ricchezza di entrambi i Cabernet e la potenza del territorio. Serramarrocco è un Bordeaux cresciuto in Sicilia, parla francese ma i genitori sono siciliani. Abbinabile a carni nobili, piatti ricchi ed elaborati italiani e francesi, un vino senza tempo da bere ora e da bere tra 15 anni. Chapeau

Challenge è la parola che Marco usa di più quando parla, la sfida alla bellezza, la sfida all’eccellenza, alla natura, a chi ti dice che stai facendo una scelta sbagliata, la sfida di ottenere sempre il massimo dai propri vini, di portare nel calice ogni anno il miglior vino che si possa produrre, la sfida di distinguersi ed essere apprezzato per come si è e per ciò che si fa. Posso dire certamente che fino ad ora la “challenge” è pienamente vinta!
Stelle:5/5

La valutazione dei vini è sempre frutto di un’esperienza vissuta in un determinato momento ed in determinate condizioni. Il vino cambia, evolve ed un assaggio fatto in un momento sbagliato potrebbe condizionare il giudizio che in quel caso potrebbe non essere lo specchio reale di quel prodotto. 

Vorranno scusarmi i produttori se non sempre il mio giudizio sarà all’altezza dell’impegno e sacrificio dedicato per imbottigliare quella bottiglia.

L’eccellenza del vino siciliano e il barone Serramarrocco ospite al Rossini

Fonte: Quotidiano di Gela

Gela. Una lunga storia del vino iniziata nel 1624 e tramandata di generazioni in generazioni. Il Ristorante Rossini ospiterà l’eccellenza del vicino siciliano, riconosciuto in ambito enologico internazionale.

Giovedì 7 Febbraio alle 20,30 il maestro dei vini siciliani, il barone Marco di Serramarrocco, pronipote del nobiluomo Don Giovanni Antonio Marrocco y Orioles, aprirà alcune annate prestigiose del 2015, 2012, 2005, 2003 e 2011.

La Regione Sicilia ha voluto tutelare la produzione, riconoscendo per prima alla “Vigna di Serramarrocco” la Denominazione di Origine Protetta Erice.

Un ambiente dalle condizioni climatiche straordinarie favorisce la viticultura di qualità. Requisito che permette di limitare al massimo i trattamenti impiegando mano d’opera di provata esperienza. Come quella dei viticoltori anziani che praticano la cosiddetta vendemmia negativa, una selezione iniziale che scarta a prescindere i grappoli non ritenuti idonei per conferire al vino un’elevata qualità. In cantina l’attenzione è altissima. Vengono utilizzati con equilibrio solamente legni francesi di primissima qualità, in grado di accompagnare il vino nella maturazione senza comprometterne la finezza.

La terra che permette questa fantastica produzione di nettare, ad Erice, vanta il miglior ”Pignatello” (#Perricone) della Sicilia che con la sua piccola produzione di bottiglie/anno è riuscito a conquistare i palati internazionali, aggiudicandosi mercati esteri di alto livello.
Qualcuno si spinge oltre, mettendo a confronto il Serramarrocco con il Sassicaia della Tenuta San Guido che utilizza gli stessi vitigni madre Rothschild/Lafite.

Sarà una serata speciale. Chi lo desidera può prenotare un tavolo perché la degustazione dei calici di vino saranno accompagnati da tre portate di pesce.

Per info e prenotazioni:
348.9167082

I riconoscimenti

L’ultimo è arrivato il 14 novembre a Roma. Il Barone di Serramarrocco è tra i 609 vini “5 Grappoli” premiati dalla guida dei Sommelier. I verdetti della guida della Fondazione Italiana Sommelier (Fis), guidata da Franco Ricci, racconta la crescita qualitativa, in 20 anni, del vino. In Sicilia il riconoscimento è andato solo a 41 vini.

Le origini del Serramarrocco


La vicinanza con la cultura enologica, si fa evidente nel Serramarrocco, Cabernet Sauvignon 85% e Cabernet Franc 15%, taglio bordolese di riferimento tra quelli Italiani. Oltre alla similitudine con quelli dei cugini d’oltralpe c’è però di più. Le barbatelle della vigna da cui viene prodotto infatti, provengono direttamente da Château Lafite-Rothschild. Circostanza che ha spinto il governo Francese a riconoscere al Serramarrocco una parentela ufficiale con i propri vini, onore concesso solo in un altro caso. Ma a parte questo l’intenzione non è quella di un’imitazione tout court. L’intento è quello di applicare le esperienze transalpine per valorizzare i vitigni locali come Perricone, Nero d’Avola, Grillo e Zibibbo.

Descrizione vigna

La Vigna di Serramarrocco, riconosciuta dalla Regione Sicilia, come prima Erice D.o.p. della provincia di Trapani, è composta da una superficie vitata di circa 22 ettari. Situata ad un’altitudine media di 380 metri s.l.m., nel cuore della Strada del Vino Erice Doc, è caratterizzata da terreni di medio impasto calcareo – argilloso parzialmente limoso e ricchi di scheletro, con elementi ghiaiosi e ciottolosi sparsi.
Gli appezzamenti, coltivati in maggior parte con sistemi di allevamento ad alta densità per ettaro che variano dai 6.250 ai 9.524 ceppi per ettaro, sono destinati ad una produzione di bassa resa, tale da garantire la massima estrazione qualitativa delle singole vigne.
Ad oggi, i vitigni coltivati sono: Pignatello, Nero d’Avola, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Zibibbo, Grillo ed altre varietà autoctone a scopo sperimentale. La Vigna di Serramarrocco si distingue in cinque “Crus” così denominati: Vigna del Capitano, Sammarcello, Sammichele , Sakkara e delle Quojane.

La guerra dei TRENTENNI

Il Sole 24 Ore – Massimo Bongiovanni – Novembre 2000

Sono giovani, ma già guidano aziende da migliaia di dipendenti e maneggiano budget plurimiliardari. Sono italiani, ma il loro successo l’hanno costruito all’estero, con studi ed esperienze professionali negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. Tornati “a casa” hanno mostrato i muscoli e bruciatoletappe. Massimo Bongiovanni ha incontrato cinque manager che hanno qualche consiglio da dare ai loro coetanei.

Non hanno accettato la più tradizionale via italiana alla carriera. La via condizionata dalla cultura dei “capelli bianchi”, troppo strettamente legata all’anagrafe e all’anzianità. Per questo i protagonisti della nostra storia, quando hanno deciso di accelerare – o addirittura di bruciare – le tappe, sono andati all’estero. E hanno vinto la loro scommessa. Oggi, a poco più di trent’anni, sono diventati manager di alto rango o imprenditori di successo, guidano aziende da migliaia di dipendenti, maneggiano budget plurimiliardari. Nell’immaginario dei loro coetanei, giovani di questo tipo sono considerati. dei privilegiati. Sono belli, giovani e ricchi. Indossano abiti di stoffa pregiata al polso non portano un orologio, ma uno status symbol. Incontrandoli per la prima volta si ha la sensazione che siano anche presuntuosi. E loro, del resto, riconoscono “di avere un’altra stima di se stessi e una bassa dose di umiltà”. Sarebbe però un errore bollare questi giovani uomini con etichette affrettate. Certamente sono più fortunati degli altri, anche perché non sono partiti da zero. L’aiuto delle loro famiglie (facoltose e, talvolta, con nomi impegnativi) è stato decisivo. Eppure la strada che hanno percorso, alla fine, se la sono dovuta conquistare da soli.

In questo senso le vicende di Marco Maria Trischitta di Serramarrocco, Michele Rinaldi, Angelo Moratti, Elio Leoni Sceti e Vincenzo Polli – ma potrebbero essere molte di più, queste sono soltanto rappresentative di un fenomeno – appaiono dense di un orgoglio giustificato. Tanto giustificato da poter costituire un esempio per i molti giovani motivati che, pur senza vantare nomi altisonanti, hanno la voglia e il coraggio di confrontarsi con il mondo. Con un’avvertenza: all’estero, se si hanno i numeri, si impara e si può fare carriera in fretta. Ma con altrettanta rapidità si può essere esclusi e precipitare all’ultimogradino della scala gerarchica o dei meriti. “Tra di noi – dice Marco Marrocco Trischitta di Serramarrocco, 33 anni, figlio di Marcello, celebre caporedattore del Corriere della Sera” morto nel ’96 e nipote del famoso Barone Marrocco ultimo Aiutante di Campo di Re Umberto II – c’é un’amicizia ispirata da un vincolo di solidarietà nato quando frequentavamo le scuole all’estero e muovevamo i primi passi nel mondo del lavoro. Eravamo in pochi, allora ad aver scelto di emigrare. Ci sentivamo dei pionieri consapevoli di appartenere a una classe favorita dalla sorte, ma avvertivamo anche la lontananza dalla famiglia”. E non è stato facile. Marrocco ora è il Sam (Strategic Account Manager) per l’Italia della Aon, secondasocietà di brokeraggio assicurativo del mondo. Significa che lui stabilisce le strategie commerciali della sede italiana, che conta oltre 700 dipendenti con 350 miliardi di lire di premi raccolti nel 2000, e ha la responsabilità delle fusioni e acquisizioni del gruppo in Italia. Oggi è tornato a Roma. Ma il suo traguardo è stato raggiunto al termine di una gavetta all’estero iniziata nell’87. Tutto comincia con una borsa di studio al Cambridge Trinity College di Londra. Marrocco si laurea in legge e va a lavorare per il Broker Alexander Howden. A 25 anni è già direttore, da Londra, del desk italiano. Nel ’93 vince il Lloyd’s award per la specializzazione captive (i Sistemi di finanziamento del rischio). Poi, non contento, si trasferisce a New York per frequentare un corso di management alla Columbia University e un anno dopo ancora un corso in business administration ad Harvard. Finita la fase di preparazione, torna a Londra e viene assunto dalla NikolsSedgwick, broker frutto della joint venture – che opera in Italia , Sudamerica e Spagna – tra Letizia Moratti (51%) e la Sedgwick, che gli affida la responsabilità delle attività estere dalla sede inglese. Il 25 agosto ’98 si ricomincia daccapo. L’americana Marsh acquista la Sedgwick La Moratti compra la quota del 49% della joint venture italiana e rivende il tutto alla Aon, costituendo la AonNikols Spa di cui Lettizia Moratti resta presidente e Carlo Clavarino amministratore delegato.

Viene richiamato in Italia, dove si occupa degli affari esteri di Aon. Il suo (Team viene premiato come il migliore del gruppo Aon per il 1999. Grazie a questo risultato viene appunto nominato Sam della controllata italiana. Undici anni all’estero prima di poter rientrare a casa. Ma adesso Marrocco Trischitta ha un incarico che, se non fosse stato per quegli undici anni, alla sua età’ sarebbe inarrivabile. Neppure i capelli grigi di Michele Rinaldi devono trarre in inganno. A 37 anni, sposato e con tre figli, ha già compiuto un lungo percorso, per molti versi analogo a quello di Marrocco Trischitta, ma con un obiettivo diverso: diventare imprenditore. Il racconto, ancora una volta, parte da Londra, Rinaldi è figlio di un agente della Ras, forse il primo per volume d’affari, ma non accetta di rimanere all’ombra del padre. Dopo gli studi in Bocconi, si trasferisce nella City e riesce ad approdare in uno dei numerosi uffici di brokeraggio assicurativo londinese che sono, secondo la tradizione, i più antichi al mondo. Per emergere si occupa di un ramo di nicchia: l’assistenza: L’attività gli svela i segreti delle polizze infortuni e malattia e delle coperture dei rischi derivanti da viaggi. L’apprendistato è intenso. Fino al 93′ quando si sente pronto per fondare la “sua” azienda, la Global Assistance. E anche lui rientra in Italia. . I risultati sono riassunti nell’ultima operazione realizzata: il Credito Valtellinese è diventato socio di Rinaldi nella Global Assicurazioni, società di brokeraggio avviata nel dicembre ‘99, di cui Rinaldi è amministratore delegato, che ha già collezionato oltre cento miliardi di premi. Erano premi molto diversi invece , quelli cui era abituato Vincenzo Polli, irrequieto virgulto di una dinastia di imprenditori tessili. Trentaquattrenne è figlio di Paolo, morto tre anni fa, e nipote di Edoardo. Non ne voleva sapere di lavorare. Preferiva le gare di offshore, quei motoscafi che corrono a 200 all’ora sul pelo dell’acqua. Preferiva le gare automobilistiche del mondiale Gt. Mieteva anche successi. Nel ‘95, alla guida di uno scafo Tencar con un rnotore a benzina da 16.500 cc, ha conquistato il titolo europeo nella classe 1 e il secondo piazzamento nel mondiale. Di quelle esperienze gli resta una cicatrice sopra l’occhio sinistro per un incidente in macchina, e la passione sfrenata per i motori. Ma anche per lui è giunto, a un certo punto, il momento dell’impegno professionale. A metà degli anni Novanta alcune aziende del gruppo sono in difficoltà e le professionalità all’interno della famiglia non bastano più per reggere il peso della scommessa del rilancio. Polli si rimbocca le maniche. Da dove ricava le competenze necessarie? Anche per lui, nonostante una storia tanto differente da quella degli altri, la ricetta viene da una lunga esperienza all’estero. Prima la laurea in management all’università di Ginevra, poi il master in marketing a San Diego. Così Vincenzo Polli, dopo l’iniziale tiepido approccio con la Manifattura Valbrembana (tessuti per camicie, 210 miliardi di fatturato, mille dipendenti). affronta nel ’97 il risanamento della Valfino di Castrovillari (filati di cotone, 120 miliardi di ricavi, 60 dipendenti), quindi sale sulla poltrona di amministratore delegato della Legler produce tessuto denim, con 400 miliardi di fatturato), la principale azienda del gruppo.

Figlio di papà? Sicuramente. Ma se non si fosse piegato alla necessità di affrontare gli anni di formazione all’estero, di certo la famiglia sarebbe stata costretta a scegliere un Manager esterno. Un altro nome celebre è quello di Angelo Moratti, 36 armi, figlio di Gianmarco e Lina Sotis. Anche la sua sarebbe potuta essere una vita facile. Ma ha scelto, accanto all’impegno nelle attività di famiglia,di affrontare in proprio – come dice lui – . E’ con l’amico Luigi Orsi Carboni, e’ stato l’artefice di Planet Work:, il primo operatore telefonico italiano di reseller vale a dire il primo “pirata” a sfidare il monopolio Telecom, vendendo telefonate internazionali, attraverso operatori esteri, con il 40% di sconto rispetto alle tariffe dell’allora unico gestore italiano. Un miliardo di fatturato nel ’97 quattro nel ’98, 16 nel ’99, cento nel 2000. E da quella iniziativa ha preso forma, grazie all’alleanza con Dixit, E-Planet, società di telefonia mobile ora quotata in Borsa. Anche in questo caso, comunque, . Nuovi e distanti anni luce dall’attività di famiglia, il petrolio. Alla quale, comunque, il diligente Angelo Moratti si è applicato dopo essersi diplomato all’HailEybury College in Gran Bretagna, dopo aver compiuto gli studi universitari alla Columbia di New York e aver ottenuto il master in business administration. A raccontarla così sembra una vita da principe ereditario. Gli ingredienti ci sono tutti, ma sono mescolati ad altri che confermano come . Nell’82 comincia così della Saras, la compagnia petrolifera che gestisce la raffineria sarda del gruppo. Poi ritorna all’estero, per due anni vive a Londra, dove lavora in una società di trading petrolifero (. Una bella definizione. Suo padre era impresario edile, per lui, laureato in Economia e commercio alla Luiss, si preparava una quieta marcia professionale. L’inizio e’ quasi scontato: un posto come assistente marketing alla Procter&Gamble a Roma. Ma dopo due anni comincia la rivoluzione. . Inappagato, Leoni Sceti scopre il fascino dei Paesi dell’Est usciti dal comunismo. E’ troppo presto però. Le difficoltà politiche contribuiscono a far naufragare l’idea di lanciare in Cecoslovacchia una catena di distribuzione per i cosmetici. Così, grazie a un cacciatore di teste, rientra in gioco come manager e approda alla Benckiser a Bruxelles. Nel ’93, sempre per Benckiser, va negli Stati Uniti ad assumere la direzione marketing. Nel ’95 diventa direttore generale della filiale tedesca. A 29 anni. E’ un record. Dopo due anni lascia la Germania. Alle sue spalle un incremento di fatturato del 20% che gli vale la carica di amministratore delegato della controllata Mira Lanza in Italia. Parlerà italiano solo per 36 mesi. Nel novembre del ’99 si consuma la fusione tra ReckittColman e Benckiser. Viene chiamato per poche settimane nel quartier generale di Londra e quindi, da gennaio, nominato presidente del gruppo per il Nord America. Detto in soldoni, un incarico che vale la guida di duemila dipendenti in sei stabilimenti per circa 2.400 miliardi di lire di fatturato. Leoni Sceti, tra i cinque, è quello che riesce meglio a dare una visione di insieme a tutto questo correre. E a questo confondersi di luoghi, lingue e culture che non gli ha comunque impedito di sposare Maria, un’americana conosciuta a Roma, e di avere tre figli: .

All’estero, si hanno i numeri, si impara e si può crescere in fretta. Ma con la stessa rapidità si può precipitare all’ultimo gradino della scala gerarchica

(Massimo Bongiovanni)